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	<title>Associazione Culturale La Fucina &#187; repubblica</title>
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	<description>Associazione di promozione culturale e sociale</description>
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		<title>2 Giugno 2009, La Festa della Repubblica</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jun 2009 07:20:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno B.</dc:creator>
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		<category><![CDATA[La nostra terra]]></category>
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		<description><![CDATA[Ricorre oggi la &#8220;Festa della Repubblica&#8221; Italiana. Nel circondario sono previste diverse celebrazioni a Faloppio, Bizzarone e a Uggiate, dove le Amministrazioni Comunali di Uggiate -Trevano e Ronago hanno organizzato, per le ore 20.30 in Piazza della Repubblica, una cerimonia per la consegna della Carta Costituzionale ai neo-diciottenni. La Filarmonica santa Cecilia parteciperà all&#8217;evento eseguendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricorre oggi la &#8220;Festa della Repubblica&#8221; Italiana. Nel circondario sono previste diverse celebrazioni a Faloppio, Bizzarone e a Uggiate, dove le Amministrazioni Comunali di Uggiate -Trevano e Ronago hanno organizzato, per le ore 20.30 in Piazza della Repubblica, una cerimonia per la consegna della Carta Costituzionale ai neo-diciottenni. La Filarmonica santa Cecilia parteciperà all&#8217;evento eseguendo gli inni italiano ed europeo.</p>
<p>Pubblichiamo di seguito il messaggio del Presidente della Repubblica Napolitano rivolto a tutti gli italiani:</p>
<p>&#8220;Un cordiale augurio a tutti gli italiani per la Festa della Repubblica. Un saluto particolare, affettuoso e solidale, alle tante famiglie de L’Aquila e dell’Abruzzo che vivono questa giornata fuori delle loro case distrutte o colpite, tra gravi disagi e difficoltà, anche se assistite e sostenute con ogni premura <strong>;</strong> che vivono questa giornata nel ricordo di perdite dolorose e incolmabili.</p>
<p>L’augurio è che possano veder presto avviata l’opera di ricostruzione, rinata la città de L’Aquila, gettate le basi di un futuro migliore.</p>
<p>L’Italia si è ritrovata unita di fronte alla drammatica emergenza del terremoto. E si è, negli ultimi mesi, ritrovata unita nel celebrare il 25 aprile, giorno della Liberazione dal nazifascismo, del ritorno alla pace, alla libertà e all’indipendenza <strong>;</strong> si è ritrovata unita nel rendere omaggio alle vittime del terrorismo, delle stragi, della violenza politica di ogni colore <strong>;</strong> si è ritrovata unita nel ricordare con gratitudine gli eroici magistrati e appartenenti alle forze di polizia caduti nella lotta contro la mafia. Sono stati altrettanti segni di unità del paese attorno a valori di democrazia e di solidarietà propri della nostra Costituzione.</p>
<p>Segni di unità tanto più importanti quanto più sono aspre le contrapposizioni politiche e istituzionali, soprattutto in periodo elettorale.</p>
<p>Ma basta guardare alla realtà senza paraocchi, per vedere che c’è bisogno – come ho detto e non mi stanco di ripetere – di più coesione nel paese, dinanzi alla crisi e alle tensioni che scuotono il mondo <strong>;</strong> e dunque anche in vista dell’importante, grande incontro internazionale che si terrà il mese prossimo a L’Aquila e che costituirà per l’Italia un impegno e un’occasione di straordinario rilievo.</p>
<p>E specie per prendere finalmente la strada delle riforme necessarie al paese e al suo sviluppo c’è bisogno di più coesione sociale e nazionale <strong>:</strong> nel rispetto dei diversi ruoli istituzionali <strong>;</strong> nel libero e civile confronto tra le diverse opinioni.</p>
<p>Sono convinto che sia questo un auspicio diffuso tra gli italiani. Di certo <strong> </strong> è il mio augurio nell’interesse della Repubblica che oggi festeggiamo perché dal 2 giugno del 1946 con essa si identifica la nostra Patria&#8221;</p>
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		<title>Il Presidente Napolitano sul 25 aprile</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 13:35:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Moreno B.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
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		<description><![CDATA[“Il messaggio, l’eredità spirituale e morale della Resistenza, della lotta per la liberazione d’Italia vive nella Costituzione, pietra angolare del nostro agire comune e della nostra rinnovata identità nazionale”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Il messaggio, l’eredità spirituale e morale della Resistenza, della lotta per la liberazione d’Italia vive nella Costituzione, pietra angolare del nostro agire comune e della nostra rinnovata identità nazionale”</em></p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 451px"><img alt="Torino, 23-04-2009 Il Presidenza Giorgio Napolitano a Forno di Coazze, dopo aver reso omaggio allOssario dei Caduti per la Lotta di Liberazione" src="http://www.quirinale.it/repository/immagini/grandi/grandi_immagini_38562.jpg" title="Presidente_Napolitano_Forno_Coazze" width="441" height="294" /><p class="wp-caption-text">Torino, 23-04-2009 Il Presidenza Giorgio Napolitano a Forno di Coazze, dopo aver reso omaggio all&#39;Ossario dei Caduti per la Lotta di Liberazione</p></div>
<p><span id="more-783"></span></p>
<p>“Il messaggio, l’eredità spirituale e morale della Resistenza, della lotta per la liberazione d’Italia vive nella Costituzione, Carta fondante della Repubblica, pietra angolare del nostro agire comune e della nostra rinnovata identità nazionale. In essa possono ben riconoscersi anche quanti vissero diversamente gli anni 1943-45, quanti ne hanno una diversa memoria per esperienza personale o per giudizi acquisiti”. Così il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è intervenuto al Palazzo del Quirinale incontrando gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma in occasione delle celebrazioni del 25 aprile.<br />
“Le Forze Armate di oggi &#8211; ha sottolineato il Capo dello Stato &#8211; si fanno onore in Italia ed all’estero perpetuando e consolidando gli ideali e i valori che ispirarono il coraggio di quanti, civili e militari, persero la vita nella lotta per la liberazione d’Italia”.<br />
Nel corso della cerimonia il Presidente Napolitano ha consegnato le Medaglie d’oro al Merito Civile ai Gonfaloni delle Province di Genova e di Forlì- Cesena. “E’ un doveroso riconoscimento – ha detto il Presidente della Repubblica &#8211; a popolazioni che reagirono con fermezza ad angherie, deportazioni, stragi infami e distruzioni, offrendo alla causa della libertà un elevato tributo di vittime”.<br />
“Il nostro ricordo – ha concluso il Presidente &#8211; il nostro omaggio a tanto sacrificio si unisce all’impegno a non ripetere gli errori del passato”.<br />
<strong>Domani, 25 aprile, il Capo dello Stato</strong>, che ieri all&#8217;Ossario di Coazze aveva già reso simbolicamente omaggio al sacrificio di tutti i caduti per la Liberazione dell&#8217;Italia, s<strong>i recherà a deporre una corona d’alloro al sacello del Milite Ignoto all’Altare della Patria</strong>. <strong>Quindi celebrerà la Festa della Liberazione al Sacrario Militare di Montelungo (Caserta) dove sono raccolte le salme di 974 caduti tra il 1943 e il 1945 provenienti dai vari cimiteri di guerra</strong>. </p>
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		<title>27 gennaio 2009: Giornata della Memoria</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jan 2009 12:07:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Iotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO IN OCCASIONE DELLA CELEBRAZIONE DEL &#8220;GIORNO DELLA MEMORIA&#8221; Palazzo del Quirinale, 27 gennaio 2009 Due mesi fa, tornando a Gerusalemme dopo molti anni, ho ritrovato in tutti i miei interlocutori quel senso profondo delle radici storiche e ideali di Israele che mi ha sempre colpito : perché forse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA<br />
GIORGIO NAPOLITANO<br />
IN OCCASIONE DELLA CELEBRAZIONE DEL &#8220;GIORNO DELLA MEMORIA&#8221;</p>
<p>Palazzo del Quirinale, 27 gennaio 2009</p>
<p>Due mesi fa, tornando a Gerusalemme dopo molti anni, ho ritrovato in tutti i miei interlocutori quel senso profondo delle radici storiche e ideali di Israele che mi ha sempre colpito : perché forse in nessun altro popolo e Stato un simile sentimento si manifesta in un rapporto così naturale con il passato più lontano. Il &#8220;Giorno della Memoria&#8221; lo dedichiamo tuttavia a vicende che rappresentano l&#8217;antefatto relativamente recente della nascita dello Stato di Israele : l&#8217;impulso che tragicamente venne al compimento dell&#8217;ideale sionista dalla spietata persecuzione antisemita culminata, nella prima metà del novecento, nell&#8217;orrore della Shoah.<br />
Sono le sconvolgenti vicende di quegli anni, il loro significato generale, la loro lezione che ho pregato Claudio Magris di rievocare oggi qui con la sua riflessione. Il così largo riconoscimento di cui egli gode è dovuto alla sua viva e fine sensibilità storica non meno che alla qualità del suo impegno letterario : ne ho tratto conferma ascoltandolo a Gerusalemme dialogare con Abraham Yehoshua nell&#8217;incontro tra scrittori italiani e israeliani. Il giorno successivo, in una solenne cerimonia nell&#8217;Università ebraica, è toccato a me ricevere un alto segno di apprezzamento e amicizia, e sviluppare con ampiezza la mia analisi.<br />
Il &#8220;Giorno della Memoria&#8221; giunge ora dopo settimane drammatiche, vissute con angoscia dagli amici del popolo israeliano e del popolo palestinese. A tattiche terroristiche senza scrupoli, che hanno a lungo colpito il territorio di Israele e messo a rischio la popolazione di Gaza, è seguita, da parte di Israele, un&#8217;azione di guerra sulla cui portata e sulle cui conseguenze non è mancata la discussione, anche in Israele e fra gli amici di Israele. Ma proprio nei momenti in cui l&#8217;operato del governo di Israele può risultare controverso ed essere legittimamente discusso, deve restare chiara e netta la distinzione tra ogni possibile posizione critica verso la linea di condotta di chi di volta in volta governa Israele e la negazione, esplicita o subdola, delle ragioni storiche dello Stato di Israele, del suo diritto all&#8217;esistenza e alla sicurezza, del suo carattere democratico. Proprio in questi momenti deve farsi più forte la vigilanza, ed esprimersi più nettamente la reazione, contro il riprodursi del virus dell&#8217;antisemitismo, contro l&#8217;insorgere di nuove speculazioni e aggressive campagne contro gli ebrei e contro lo Stato ebraico. E&#8217; questo spirito, è questo impegno che caratterizza la cerimonia cui sono onorato di dare avvio.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Incontro sulla Costituzione a Como</title>
		<link>http://www.lafucinacomo.org/2009/01/21/incontro-sulla-costituzione-a-como/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 12:06:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Iotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Comitato per la Difesa della Costituzione &#8211; Como Incontro con Prof. Valerio Onida presidente emerito della Corte Costituzionale sul tema LA CARTA COSTITUZIONALE: PATTO CIVILE CHE APPARTIENE A TUTTI E CHE GUARDA AL FUTURO INVITO Giovedì 29 gennaio 2009 – ore 18.00 – Biblioteca Comunale Piazzetta Venosto Lucati 1 &#8211; Como con il Patrocinio del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;" align="center"><span style="font-family: Garamond,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Comitato per la Difesa della Costituzione &#8211; Como</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal;">
<p style="margin-bottom: 0cm; font-style: normal;">
<h6 class="western" style="page-break-after: avoid; text-align: center;"><span style="font-family: Garamond,serif;">Incontro con</span></h6>
<p style="margin-bottom: 0cm; page-break-after: avoid;" align="center"><span style="font-family: Garamond,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>Prof. Valerio Onida</strong></span></span></p>
<h2 class="western" style="page-break-after: avoid; text-align: center;"><span style="font-family: Garamond,serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>presidente emerito della Corte Costituzionale</em></span></span></h2>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="center">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="center"><span style="font-family: Garamond,serif;"><span style="font-size: medium;">sul tema</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="center">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="center"><span style="font-family: Garamond,serif;"><span style="font-size: small;"><em>LA CARTA COSTITUZIONALE:</em></span></span></p>
<h4 class="western" style="text-align: center;"><span style="font-family: Garamond,serif;">PATTO CIVILE CHE APPARTIENE A TUTTI E CHE GUARDA AL FUTURO</span></h4>
<h5 class="western" style="text-align: center;"><span style="font-family: Garamond,serif;">INVITO</span></h5>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="center">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="center"><span style="font-family: Garamond,serif;">Giovedì 29 gennaio 2009 – ore 18.00 – Biblioteca Comunale</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="center"><span style="font-family: Garamond,serif;">Piazzetta Venosto Lucati 1 &#8211; Como</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="center">
<p style="margin-bottom: 0cm;" align="center"><span style="font-family: Garamond,serif;"><span style="font-size: x-small;">con il Patrocinio del Comune di Como</span></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
]]></content:encoded>
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		<title>Il discorso di fine anno di Giorgio Napolitano</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 2009 09:22:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Iotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[capodanno]]></category>
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		<description><![CDATA[Fonte: RaiNews24 Leggi il discorso completo: MESSAGGIO DI FINE ANNO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO Roma, 31 dicembre 2008 Questa vigilia del nuovo anno è dominata, nell’animo di ciascuno di noi, dallo sgomento per le notizie e le immagini che ci giungono dal cuore del Medio Oriente. Si è riaccesa in quella terra una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/AfrCw7wVxR4&#038;hl=it&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/AfrCw7wVxR4&#038;hl=it&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><br />
Fonte: RaiNews24</p>
<p><span id="more-255"></span></p>
<p>Leggi il discorso completo:</p>
<p><strong><br />
MESSAGGIO DI FINE ANNO<br />
DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA<br />
GIORGIO NAPOLITANO</strong></p>
<p><em>Roma, 31 dicembre 2008</em></p>
<p>Questa vigilia del nuovo anno è dominata, nell’animo di ciascuno di noi, dallo sgomento per le notizie e le immagini che ci giungono dal cuore del Medio Oriente. Si è riaccesa in quella terra una tragica spirale di violenza e di guerra. Una spirale che va fermata. Lo chiedono l’Italia, l’Unione Europea, le Nazioni Unite, il Pontefice: sentiamo oggi, mentre vi parlo, che questo è il nostro primo dovere, riaprire la strada della pace in una regione tormentata da così lungo tempo.<br />
Parto di qui per rivolgere il mio tradizionale messaggio di auguri a voi tutti, italiani di ogni generazione e di ogni condizione sociale, residenti nel nostro paese e all’estero – ai servitori dello Stato, ai civili ed ai religiosi operanti per il bene della comunità, alle forze dell’ordine e alle Forze Armate, e con speciale calore e riconoscenza ai nostri militari impegnati in missioni difficili e rischiose per garantire la pace e sradicare il terrorismo nelle regioni più critiche. Nel rivolgervi questo augurio, non ignoro la forte preoccupazione che ci accomuna nel guardare all’anno che sta per iniziare. Un anno che si preannuncia più difficile, e che ci impegna a prove più ardue, rispetto alle esperienze vissute da molto tempo a questa parte.<br />
Nel corso del 2008 è scoppiata negli Stati Uniti d’America una sconvolgente crisi finanziaria, che ha investito molti altri paesi, anche in Europa, e che sta colpendo l’intera economia mondiale. Dobbiamo guardare in faccia ai pericoli cui è esposta la società italiana, senza sottovalutarne la gravità : ma senza lasciarcene impaurire. L’unica cosa di cui aver paura è la paura stessa. Vorrei in sostanza parlare questa sera con voi il linguaggio della verità, che non induce al pessimismo ma sollecita a reagire con coraggio e lungimiranza.<br />
Sono convinto che possiamo limitare le conseguenze economiche e sociali della crisi mondiale per l’Italia, e creare anzi le premesse di un migliore futuro, se facciamo leva sui punti di forza e sulle più vive energie di cui disponiamo. A condizione che non esitiamo ad affrontare decisamente le debolezze del nostro sistema, le insufficienze e i problemi che ci portiamo dietro da troppo tempo. Facciamo della crisi un’occasione per liberarcene, guardando innanzitutto all’assetto delle nostre istituzioni, al modo di essere della pubblica amministrazione, al modo di operare dell’amministrazione della giustizia.<br />
C’è ragione di essere seriamente preoccupati per l’occupazione, per le condizioni di chi lavora e di chi cerca lavoro, e per le famiglie più bisognose. E c’è da esserne preoccupati in special modo guardando al Mezzogiorno, che non ha fatto i passi avanti necessari e rischia di essere più di altre parti del paese colpito dalla crisi, se non vi si dedica l’impegno che ho di recente sollecitato con forza.<br />
L’occupazione in Italia è, da diversi anni, cresciuta. Ma ora è a rischio. Mi sento perciò vicino ai lavoratori che temono per la sorte delle loro aziende e che potranno tutt’al più contare sulla Cassa Integrazione, così come ai giovani precari che vedono con allarme avvicinarsi la scadenza dei loro contratti, temendo di restare privi di ogni tutela. Parti sociali, governo e Parlamento dovranno farsi carico di questa drammatica urgenza, con misure efficaci, ispirate a equità e solidarietà.<br />
Mi sento, egualmente, vicino alle famiglie, specie a quelle numerose, o che comunque fanno affidamento su un solo reddito, sulle quali pesa la difficoltà per le donne di trovare lavoro, e che non hanno abbastanza per soddisfare bisogni fondamentali : e quelli che ne soffrono di più sono i bambini.<br />
Hanno fatto scalpore nei giorni scorsi le statistiche ufficiali sulla povertà in Italia : ed è parola che esitiamo a pronunciare, è realtà non semplice da definire e da misurare. Sono comunque troppe le persone e le famiglie che stanno male, e bisogna evitare che l’anno prossimo siano ancora di più o stiano ancora peggio.<br />
Dalla crisi deve, e può, uscire un’Italia più giusta. Facciamo della crisi un’occasione per impegnarci a ridurre le sempre più acute disparità che si sono determinate nei redditi e nelle condizioni di vita ; per riformare un sistema di protezione sociale squilibrato e carente ; per elevare, a favore dei figli delle famiglie più modeste, le possibilità di istruzione fin dai primi anni e di ascesa nella scala sociale.<br />
Ci sono stati in questi mesi dibattito e confronto in Europa e in Italia sui temi del clima e dell’energia, sui temi dell’innovazione necessaria e possibile. Lo sforzo che in questo momento va compiuto per sostenere le imprese – grandi, medie e piccole – che sono in difficoltà pur essendosi mostrate capaci di ristrutturarsi e di competere, non può essere separato dall’impegno a promuovere indirizzi nuovi per lo sviluppo futuro dell’attività produttiva in Italia. Vanno in particolare colte le opportunità offerte dalle tecnologie più avanzate per l’energia e per l’ambiente. Facciamo della crisi l’occasione per rinnovare la nostra economia, e insieme con essa anche stili di vita diffusi, poco sensibili a valori di sobrietà e lungimiranza.<br />
Ho, nel corso di quest’anno, levato più volte la mia voce per sollecitare attenzione verso le esigenze del sistema formativo, del mondo della ricerca, e delle Università che ne rappresentano un presidio fondamentale. E’ indispensabile, per il nostro futuro, un forte impegno in questa direzione, operando le scelte di razionalizzazione e di riforma che s’impongono sia per ottenere risultati di qualità sia per impiegare in modo produttivo le risorse pubbliche. A ciò deve tendere un confronto aperto e costruttivo, al quale può venire un valido apporto anche dalle rappresentanze studentesche, come ho avuto modo di constatare in diverse città universitarie, da Roma a Milano a Padova. Facciamo della crisi un’occasione perché l’Italia cresca come società basata sulla conoscenza, sulla piena valorizzazione del nostro patrimonio culturale e del nostro capitale umano.<br />
Spero di aver dato, almeno per qualche aspetto, il senso dell’atteggiamento da tenere dinanzi alla pesante crisi che si farà sentire anche in Italia nell’anno che ora inizia.<br />
Non spetta a me indicare quali decisioni vadano prese in via immediata. Il governo è intervenuto innanzitutto per porre il nostro sistema bancario, che pure è apparso meno esposto, al riparo da rischi gravi, e si sta confrontando con ulteriori esigenze di intervento, sul versante economico e sul versante sociale. In seno al Parlamento – la cui capacità di giudizio e di proposta resta fondamentale nel nostro sistema democratico – tocca a ognuno fare la sua parte, in un clima di reciproco ascolto e senza pregiudiziali chiusure.<br />
Nel far fronte alla crisi, l’Italia non agisce da sola. Agisce come parte di quella Europa unita che si conferma come non mai un punto di riferimento essenziale : e siamo orgogliosi di avere concorso con tenacia e coerenza a costruirla. Tuttavia, l’Italia è condizionata nelle sue scelte dal peso dell’ingente debito pubblico accumulato nel passato, e nessuno può dimenticarsene nell’affrontare qualsiasi problema.<br />
Dobbiamo considerare la crisi come grande prova e occasione per aprire al paese nuove prospettive di sviluppo, ristabilendo trasparenza e rigore nell’uso del danaro pubblico.<br />
E’ una grande prova e occasione non solo per l’Italia. La portata della crisi è tale da richiedere imperiosamente il massimo sforzo di concertazione tra i protagonisti dell’economia mondiale, per definire nuove regole capaci di assicurare uno sviluppo sostenibile, ponendo fine alla frenesia finanziaria che ha provocato stravolgimenti e conseguenze così gravi. Il mondo in cui viviamo è uno, e come tale va governato.<br />
Per l’Italia, la prova più alta – in cui si riassumono tutte le altre – è quella della nostra capacità di unire le forze, di ritrovare quel senso di un comune destino e quello slancio di coesione nazionale che in altri momenti cruciali della nostra storia abbiamo saputo esprimere. Ci riuscimmo quando dovemmo fare i conti con la terribile eredità della seconda guerra mondiale : potemmo così ricostruire il paese, far rinascere la democrazia, stipulare concordemente quel patto costituzionale che è ancora vivo e operante sessant’anni dopo, creare le condizioni di quella lunga stagione di sviluppo economico e civile che ha trasformato l’Italia. E ci riuscimmo ancora quando più tardi sconfiggemmo il terrorismo.<br />
Dobbiamo riuscirci anche ora, a partire dall’anno carico di incognite che ci attende. Ed è una prova non solo per le forze politiche, anche se è essenziale che queste escano da una logica di scontro sempre più sterile. Esse possono guadagnare fiducia solo mostrandosi aperte all’esigenza di un impegno comune, ed esprimendo un nuovo costume, ispirato davvero e solo all’interesse pubblico. E’ una crisi senza precedenti come quella attuale che chiama ormai a un serio sforzo di corresponsabilità tra maggioranza e opposizione in Parlamento, per giungere alle riforme che già sono all’ordine del giorno e che vanno condivise.<br />
Tutto ciò è importante e tuttavia non basta. Sono chiamate alla prova tutte le componenti della nostra società, l’insieme dei cittadini che ne animano il movimento, in una parola l’intera collettività nazionale. Questo è lecito attendersi dalle generazioni che oggi ne costituiscono la spina dorsale : un’autentica reazione vitale come negli anni più critici per il paese.<br />
Lo spirito del mio messaggio – italiane e italiani – corrisponde alla missione che i padri della Costituzione vollero affidare al Presidente della Repubblica : unire gli italiani, tenendosi fuori dalla competizione tra le opposte parti politiche, rappresentando, col massimo scrupolo d’imparzialità e indipendenza, i valori in cui possono riconoscersi tutti i cittadini. I valori costituzionali, nella loro essenza ideale e morale. Il valore, sopra ogni altro, dell’unità nazionale. I valori della libertà, dell’uguaglianza di diritti, della solidarietà in tutte le necessarie forme ed espressioni, del rispetto dei ruoli e delle garanzie che regolano la vita delle istituzioni.<br />
Sento che questo è il mio dovere, questa è la mia responsabilità. E vi ringrazio per le manifestazioni di simpatia e di fiducia, per gli schietti e significativi messaggi che mi giungono da tanti di voi : mi confortano e mi spronano.<br />
A voi che mi ascoltate, a tutti gli italiani, a tutti coloro che venendo da lontano operano in Italia nel rispetto delle regole e meritano il pieno rispetto dei loro diritti, un augurio più che mai caloroso e forte per l’anno che nasce. Per difficile che possa essere, lo vivremo con animo solidale, fermo, fiducioso.</p>
<p>Fonte: Quirinale.it</p>
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		<title>Agonia della seconda repubblica?</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Nov 2007 11:47:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Quando a Cossiga venne chiesto se, alla finanziaria, avrebbe votato sì o no rispose: &#8220;Domani o dopo per il centrodestra finirà come la carica di Balaclava dove 600 cavalieri, nella guerra con la quale il Regno di Sardegna acquistò un posto nel concerto delle nazioni europee, furono tutti sterminati dal fuoco nemico. Stavolta il fuoco sarà guidato, non dagli artiglieri russi, ma da Romano Prodi e Lamberto Dini. Cadranno tutti e io cadrò con essi&#8221;. Un altro avrebbe risposto solo sì o no, ma questa è un’altra questione. Il picconatore ha avuto ragione anche questa volta: la spallata è diventata una frattura alla clavicola, l’invocata implosione del governo l’esplosione della casa della libertà. Doveva cadere il governo ed è caduta l’opposizione. L’Udc non si smarca, lo ha già fatto da tempo, fra Fini e Berlusconi è rottura aperta: già irritato per i servizi fatti su di lui da mediaset (casualmente azienda di proprietà del Cavaliere) Fini approfitta del fallimento della strategia di Berlusconi e rompe ogni indugio. Il Cavaliere intanto, dopo aver raccolto un numero di firme in crescita esponenziale, va a piazza san Babila, prende un megafono e scioglie Forza Italia. An medita la mossa del cavallo: allearsi con i centristi e saltare al centro dello schieramento, un altro congresso a Fiuggi. La Lega sta a guardare, paralizzata probabilmente dalle tensioni interne (i segretari regionali sono stati rieletti per acclamazione per non affrontare la base). Il governo vivacchia, senza sapere se esiste ancora dopo lo marcamento (finora) verbale di Dini e le manovre di partiti vecchi e nuovi in affannosa ricerca di nuovi posizionamenti: la cosa rossa a sinistra, il Pd, la cosa bianca al centro, i fermenti <span> </span>nell’ex casa della libertà; la legge elettorale sul tavolo con un referendum che è come una pistola puntata contro i piccoli partiti e contro l’incapacità di decidere del governo, le riforme tanto invocate, i problemi dell’immigrazione, il precariato, il dibattito federalista ormai aperto da vent’anni, la protesta antipolitica (e che una volta era solo antipartitica) invocata persino da Berlusconi, Mastella che a gennaio apre la crisi… come leggere tutti questi segnali? Il panorama politico italiano sta cambiando o sta solo facendo finta? Tutto cambierà perché nulla cambi? La politica tornerà a seguire la società o si tratta di fermenti autoreferenziali utili solo ai giochi di potere interni alla casta? Il nuovo quadrò politico sarà buono, cattivo&#8230; o peggio? Difficile rispondere, intanto lo scenario che ci appare di fronte è piuttosto fluido e resta, magari debole o solo superficiale,  l’impressione di vedere le prime crepe della cosiddetta seconda repubblica sorta dopo tangentopoli.<o:p></o:p></p>
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