Il noto mensile Famiglia Cristiana dedica un reportage, in tre puntate, al fenomeno Lega Nord: “Qualcuno si oppone, qualcun altro si sforza di capire perché i fedeli votano Lega. E dice che in fondo…”
In questa società sempre più polarizzata c’è ancora spazio per cristiani “veri” e non di facciata?
“Il dibattito sugli immigrati e su alcuni provvedimenti del Governo, “pacchetto sicurezza” in testa, ha spaccato non solo il Paese, ma ha generato malessere nella stessa Chiesa. Soprattutto tra le parrocchie del Nord, dove più forte è la presenza della Lega. Le parole del Papa, anche di recente, sono state nette nella condanna di qualsiasi forma di violenza nei confronti degli stranieri. «Un immigrato», ha detto, «è un essere umano, differente per provenienza, cultura e tradizioni, ma è una persona da rispettare e con diritti e doveri, in particolare nell’ambito del lavoro, dove è più facile la tentazione dello sfruttamento, ma anche nell’ambito delle condizioni concrete di vita». Sono ancora freschi, nella memoria, i fatti di Rosarno: dalla “caccia al negro” alla rivolta degli africani, che hanno messo a “ferro e fuoco” la cittadina calabrese. Se Benedetto XVI invita all’accoglienza, nel rispetto della legalità, non tutto fila sempre liscio tra chi vive, tutti i giorni, a contatto diretto con gli immigrati. Anche nelle comunità ecclesiali. E tra gli stessi preti. Dal “botta e risposta”, pubblicato su Missionari Saveriani (ottobre 2009) e rilanciato da Famiglia Cristiana, tra don Sergio Zandri, parroco di Arcevia (Ancona), e padre Marcello Storgato, direttore del mensile, è nata l’idea di un’inchiesta (in tre puntate) tra i preti della Padania. Per sentire, in presa diretta, le ragioni di dissenso o di consenso sulla presenza degli immigrati nel nostro territorio.”
Antonio Sciortino
Qui tutti gli articoli:
http://www.sanpaolo.org/fc/1006fc/1006fc50.htm
http://www.sanpaolo.org/fc/1007fc/1007fc34.htm
Posted 6 months, 3 weeks ago at 16:11. Add a comment
Più di un anno fa veniva pubblicato un intereressante articolo sulla figura di Robert “Bob” Kennedy.
Oggi intendo richiamare l’attenzione su un meraviglioso discorso sul PIL che Kennedy tenne il 18 marzo 1968 (41 anni fa).
A distanza di così tanto tempo quelle parole sono ancora attuali, tanto più oggi che il mondo globalizzato si trova a dover superare una crisi indotta da una finanza creativa e da una carenza di regolamentazioni chiare in materia.
I stand here today humbled by the task before us, grateful for the trust you have bestowed, mindful of the sacrifices borne by our ancestors. I thank President Bush for his service to our nation, as well as the generosity and cooperation he has shown throughout this transition.
orty-four Americans have now taken the presidential oath. The words have been spoken during rising tides of prosperity and the still waters of peace. Yet, every so often the oath is taken amidst gathering clouds and raging storms. At these moments, America has carried on not simply because of the skill or vision of those in high office, but because We the People have remained faithful to the ideals of our forbearers, and true to our founding documents.
So it has been. So it must be with this generation of Americans.
A distanza di tempo la partita sulla compagnia di bandiera ancora non si è chiusa. In una intervista odierna alla trasmissione In Mezzora, di Lucia Annunziata, il sindaco di Milano Letizia Moratti si schiera apertamente in favore di Lufthansa e contro gran parte di quanto fatto sino a questo momento del nostro vettore aereo da parte del Governo.
Non mancano poi le prese di posizione in vista dell’Expo…
E’ di questi giorni la notizia che Barack Obama è stato indicato come candidato per il Democratic Party per le prossime elezioni presidenziali statunitensi: una notizia storica perché in caso di vittoria Obama sarebbe il primo Presidente di colore degli Stati Uniti d’America.
Ma chi è Obama? Da dove arriva? Cosa pensa? In questo post alcune notizie su di lui…
Barack Hussein Obama Jr. nasce a Honolulu (Hawaii, USA) il 4 agosto 1961.
Il padre, keniota agnostico ed ex pastore, emigrato negli Stati Uniti per studiare conosce la studentessa Ann Dunham (di Wichita, Kansas); la coppia frequenta ancora l’università quando il piccolo Barack nasce. Continue Reading…
(Attenzione, per capire devi leggere la prima puntata)
A nulla valsero le candidature di Lady Bind e Lett ed giovane SkyUolter Veltron venne quindi eletto a capo dei Democratic.
Nel frattempo Muss, Pecorar, Dilibert e Giordan che avevano trascorso gran parte del periodo di governo a litigare a destra e a manca si accorsero che in tutto quel loro parlare avevano perso molti consensi e decisero di unire le loro forze costruendo la cosiddetta Cosa Ross. Dimenticando il motivo per cui stavano fondando tale nuova corporazione tornarono ben presto a litigare sul nome, simbolo e programma della nuova forza politica.
Anche tra i Democrat la situazione era instabile ed un pugno di senatori capitanati da Din minacciava di far cadere il governo Prod al senato interplanetario.
Nel frattempo tra i ribelli la situazione non era affatto migliorata, tesi erano i rapporti tra Fin e Casin nei confronti di Lord SB. Quest’ultimo infatti aveva deciso di appoggiare la nuova creatura politica creata da Storac inficiando così i rapporti con Fin.
SkyUolter invece decise di avviare in tutto quel marasma una serie di consultazioni per stabilire nuove regole elettorali lasciando un po’ sconcertato Prod che non intendeva gettare la spugna convinto di poter governare ancora.
Dal canto suo Lord SB vedendo che la situazione stava per scappargli di mano decise di creare egli stesso scompiglio tra i suoi, creando una nuova corporazione chiamata Delle Libert sciogliendo così di fatto l’alleanza con Casin, Fin, Umbert, salvo poi far finta di fare marcia indietro per poi infine confermare la nascita della nuova corporazione. Lord SB sapeva bene che se non poteva convincere i suoi alleati almeno poteva confonderli quanto bastava per avere il campo libero e così avvenne…
ROMA – “In Italia c’è il demone del non fare, si preferisce stare tranquilli e non fare guardando con sospetto chi, invece, fa”, ha detto oggi il sindaco di Roma, Walter Veltroni, nel corso della presentazione del corridoi militare dell’ospedale San Giovanni di Roma.
Veltroni se la prende con la burocrazia: “Bisogna prendere a cannonate – ha proseguito – l’abitudine di questo Paese di rimandare tutto alla burocrazia, che è un elefante seduto sulla velocità del Paese”.
Giornata inusuale quella di ieri a Palazzo federale a Berna, una alleanza inaspettata a centrosinistra ha portato all’esclusione dal governo del ministro uscente Blocher, esponente dell’aerea più xenofoba del partito di destra UDC.
Tanto tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana il governo provvisorio era retto da un certo Prod. La sua coalizione aveva vinto le elezioni per un pugno di pianeti, questo rendeva difficile la sua attività di governo in quanto nel senato interplanetario godeva di una risicata maggioranza. Sin dai primi esiti elettorali Lord SB, un potente mercante divenuto politico, rivendicava l’invalidità del voto ed assieme al suo gruppo di ribelli capitanati da Fin, Casin ed Umbert cercava di sovvertire e far crollare l’attuale maggioranza.
Quando a Cossiga venne chiesto se, alla finanziaria, avrebbe votato sì o no rispose: “Domani o dopo per il centrodestra finirà come la carica di Balaclava dove 600 cavalieri, nella guerra con la quale il Regno di Sardegna acquistò un posto nel concerto delle nazioni europee, furono tutti sterminati dal fuoco nemico. Stavolta il fuoco sarà guidato, non dagli artiglieri russi, ma da Romano Prodi e Lamberto Dini. Cadranno tutti e io cadrò con essi”. Un altro avrebbe risposto solo sì o no, ma questa è un’altra questione. Il picconatore ha avuto ragione anche questa volta: la spallata è diventata una frattura alla clavicola, l’invocata implosione del governo l’esplosione della casa della libertà. Doveva cadere il governo ed è caduta l’opposizione. L’Udc non si smarca, lo ha già fatto da tempo, fra Fini e Berlusconi è rottura aperta: già irritato per i servizi fatti su di lui da mediaset (casualmente azienda di proprietà del Cavaliere) Fini approfitta del fallimento della strategia di Berlusconi e rompe ogni indugio. Il Cavaliere intanto, dopo aver raccolto un numero di firme in crescita esponenziale, va a piazza san Babila, prende un megafono e scioglie Forza Italia. An medita la mossa del cavallo: allearsi con i centristi e saltare al centro dello schieramento, un altro congresso a Fiuggi. La Lega sta a guardare, paralizzata probabilmente dalle tensioni interne (i segretari regionali sono stati rieletti per acclamazione per non affrontare la base). Il governo vivacchia, senza sapere se esiste ancora dopo lo marcamento (finora) verbale di Dini e le manovre di partiti vecchi e nuovi in affannosa ricerca di nuovi posizionamenti: la cosa rossa a sinistra, il Pd, la cosa bianca al centro, i fermenti nell’ex casa della libertà; la legge elettorale sul tavolo con un referendum che è come una pistola puntata contro i piccoli partiti e contro l’incapacità di decidere del governo, le riforme tanto invocate, i problemi dell’immigrazione, il precariato, il dibattito federalista ormai aperto da vent’anni, la protesta antipolitica (e che una volta era solo antipartitica) invocata persino da Berlusconi, Mastella che a gennaio apre la crisi… come leggere tutti questi segnali? Il panorama politico italiano sta cambiando o sta solo facendo finta? Tutto cambierà perché nulla cambi? La politica tornerà a seguire la società o si tratta di fermenti autoreferenziali utili solo ai giochi di potere interni alla casta? Il nuovo quadrò politico sarà buono, cattivo… o peggio? Difficile rispondere, intanto lo scenario che ci appare di fronte è piuttosto fluido e resta, magari debole o solo superficiale, l’impressione di vedere le prime crepe della cosiddetta seconda repubblica sorta dopo tangentopoli.
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