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	<title>Associazione Culturale La Fucina &#187; gnu</title>
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	<description>Associazione di promozione culturale e sociale</description>
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		<title>OpenDocument e pubblica amministrazione</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2009 10:49:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Iotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un precedente articolo abbiamo parlato del caso del Comune di Bollate che è migrato da piattaforme di ufficio proprietarie (LOTUS, MS OFFICE) ad una piattaforma Open Source quale Open Office. In quell&#8217;esempio concreto però sottolineavo la parzialità di tale intervento in quanto i formati adottati per i file rimanevano comunque quelli standard di Office. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lafucinacomo.org/wp-content/uploads/2009/03/config.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-990" title="config" src="http://www.lafucinacomo.org/wp-content/uploads/2009/03/config-150x150.jpg" alt="config" width="150" height="150" /></a></p>
<p>In un precedente articolo abbiamo parlato del caso del Comune di Bollate che è migrato da piattaforme di ufficio proprietarie (LOTUS, MS OFFICE) ad una piattaforma Open Source quale Open Office.<br />
In quell&#8217;esempio concreto però sottolineavo la parzialità di tale intervento in quanto i formati adottati per i file rimanevano comunque quelli standard di Office. La scelta, pur legittima dato che i formati standard di office sono diffusissimi non tiene conto di alcune problematiche.</p>
<p>I file in formato proprietario come .doc, .xls, .ppt etc&#8230; sono vincolati all&#8217;utilizzo di programmi regolarmente acquistati e di relativa licenza di utilizzo.</p>
<p>La domanda che molti potrebbero porre è la seguente: ma tanto io posso installare Open Office ed aprire lo stesso questi documenti.<br />
Certo è possibile farlo oggi, ma non è detto che lo sia anche in futuro. Infatti OpenOffice (e le altre suite d&#8217;ufficio) riesce a leggere i formati di cui parlavamo qui sopra solo grazie ad un lavoro di reverse engineering fatto dai programmatori volontari di OpenOffice che hanno cercato di capire come i file potessero venir letti. Le specifiche dei documenti di Office sono infatti segrete e cambiano anche da versione a versione. Ecco perchè è capitato a tutti di non poter leggere un file di Word o di leggerlo con formattazione ed impaginazione completamente diversa da come era stato salvato il file.<br />
OpenDocument invece utilizza uno standard libero, pubblico, liberamente utilizzabile che garantisce a cittadini e pubbliche amministrazioni di poter accedere alle informazioni immagazzinate in tali file non solo oggi ma anche in futuro indifferentemente dal sistema operativo adottato. Essendo uno standard aperto<a href="http://www.uni.com/uni/controller/it/comunicare/articoli/2007_1/odf_26300.htm">(vedi il comunicato dell&#8217;ente nazionale italiano di unificazione)</a> garantisce che nessuno possa chiedere né ora né in futuro royalities, brevetti, o copyright sull&#8217;utilizzo di questo formato di file.</p>
<p><span id="more-267"></span></p>
<p><strong>Vediamo ora nel dettaglio però cos&#8217;è Open Document.</strong></p>
<p>Il formato OpenDocument (ODF), abbreviazione di OASIS Open Document Format for Office Applications (Formato OASIS Open Document per Applicazioni da Ufficio), è un formato aperto per file di documento per il salvataggio e lo scambio di documenti per la produttività di ufficio come documenti di testo (come memo, rapporti e libri), foglio di calcolo, diagrammi, e presentazioni. Questo standard è stato sviluppato dal consorzio di industrie OASIS ed è impostato su di una versione di XML creata originariamente da OpenOffice.org.</p>
<p>Lo standard è stato sviluppato pubblicamente da varie organizzazioni, è pubblicamente accessibile, e può essere implementato da chiunque senza restrizioni. Il formato OpenDocument nasce per fornire una alternativa &#8220;aperta&#8221; a formati proprietari tra cui i famosi formati DOC, XLS, PPT e recentemente Office Open XML, nato per contrastarne l&#8217;adozione, usati da Microsoft Office. Organizzazioni ed individui che memorizzano i loro dati in un formato aperto come OpenDocument evitano di essere vincolati ad un singolo produttore software, lasciandoli liberi di cambiare software se il produttore del loro attuale software dovesse uscire dal mercato, alzare i prezzi, cambiare il software o cambiare i propri termini di licenza per qualcosa di meno favorevole.</p>
<p>OpenDocument è stato adottato da diversi produttori, e può essere adottato da qualunque fornitore (compresi venditori e sviluppatori di software proprietario usando il GNU GPL).</p>
<p>Dal momento che un obiettivo dei formati aperti come OpenDocument è quello di garantire accesso a lungo termine ai dati senza barriere legali o tecniche, le amministrazioni pubbliche ed i governi sono diventati progressivamente consapevoli dei formati aperti come questioni che riguardano le politiche pubbliche.</p>
<p>Nel 2002, il Dr. Edgar David Villanueva Nuñes, avvocato e rappresentante nel Congresso della Repubblica del Perù, ha scritto una lettera a Microsoft Perù sollevando questioni circa l&#8217;accesso gratuito e permanente a documenti con formati proprietari. All&#8217;inizio del 2005, Eric Kriss, Segretario dell&#8217;Amministrazione e delle Finanze in Massachusetts, è stato il primo membro di un governo di uno stato degli Stati Uniti a collegare i formati aperti ad uno scopo di politiche pubbliche: «È obbligo prioritario del sistema democratico Americano che non possiamo avere i nostri documenti pubblici vincolati in un qualche tipo di formato proprietario, magari non visualizzabile in futuro, o soggetto ad un sistema di licenza proprietario che ne restringe l&#8217;accesso.»[1]</p>
<p>Successivamente, a settembre 2005, il Massachusetts è diventato il primo stato ad assumere formalmente formati OpenDocument per i propri archivi pubblici e, allo stesso tempo, rifiutare il formato di Microsoft XML, ora chiamato Microsoft Office Open XML format (vedi WordprocessingML). Questa decisione è stata presa dopo un esame dei formati di file durato due anni, intrattenendo al contempo molte discussioni con Microsoft. Microsoft Office, che ha quasi il 100% di quota di mercato presso gli impiegati dello stato, attualmente non supporta i formati OpenDocument. Microsoft ha provvisoriamente indicato che i formati OpenDocument non saranno riconosciuti nelle nuove versioni di Office, che pure supportano molti altri formati (tra cui ASCII, RTF, e WordPerfect), gli analisti ritengono che sarebbe semplice per Microsoft implementare lo standard. Le implicazioni della mancata implementazione di OpenDocument all&#8217;interno della suite per ufficio, potrebbero rivelarsi negative perfino per Microsoft stessa se lo standard si affermasse.</p>
<p>Dopo l&#8217;annuncio del Massachusetts nel sostenere il formato OpenDocument, molte persone e organizzazioni hanno espresso opinioni su questa politica, sia a favore che contro. Adobe, Corel, IBM e Sun hanno inviato lettere al Massachusetts sostenendo la decisione. Per contro, Microsoft ha inviato una lettera fortemente critica sulla misura. Anche un gruppo chiamato &#8220;Cittadini contro gli Sprechi del Governo&#8221; (Citizens Against Government Waste &#8211; CAGW) si è opposto alla decisione. Il gruppo sosteneva che questa politica del Massachusetts stabiliva «una preferenza arbitraria verso l&#8217;open source», sebbene entrambe i software, open source e proprietario, possono rispondere ai requisiti, ed entrambe i tipi di sviluppatori sono impegnati nel creare degli standard. Molti hanno considerato questa dichiarazione come un semplice comunicato stampa di Microsoft; InternetNews e Linux Weekly News hanno notato che la CAGW ha ricevuto finanziamenti da Microsoft, e che nel 2001 la CAGW ha inviato due lettere a sostegno di Microsoft nel caso giudiziario anti-trust di Microsoft, scoprendo che quelle lettere si rivelarono essere state &#8220;firmate&#8221; da persone defunte.</p>
<p>Secondo il datasheet OpenDocument di OASIS, «il Ministero della Difesa di Singapore, il Ministero delle Finanze francese ed il suo Ministero dell&#8217;Economia, Finanza e Industria, il Ministero della Salute brasiliano, la Città di Monaco in Germania, il Consiglio Municipale di Bristol nel Regno Unito, e la città di Vienna in Austria stanno tutte adottando applicazioni che supportano OpenDocument».</p>
<p>OpenDocument è stato sottoscritto dalla Commissione Europea. L&#8217;Unione Europea ha raccomandato OpenDocument come base per formati di file standard e per lo scambio di documenti. È stato inoltre raccomandato che lo standard impiegato per i documenti dovrebbe essere determinato in funzione di quello che diventerà standard internazionale. OpenDocument è già uno standard secondo un organismo indipendente riconosciuto per gli standard (OASIS), ed è stato sottoposto alla ISO (International Organization for Standardization) per la standardizzazione, mentre non c&#8217;è prova che i formati XML di Microsoft o i vecchi DOC/PPT/XLS subiranno tale processo. L&#8217;ISO ha approvato e accettato OpenDocument il 1º maggio 2006 (ISO 26300), e ora molti si attendono che l&#8217;Unione Europea richiederà presto OpenDocument come standard per i documenti di produttività da ufficio dell&#8217;Unione Europea.</p>
<p>Nel giugno 2006 il governo del Belgio ha deciso di adottare il formato come standard per i documenti della pubblica amministrazione.[2] Nel luglio 2007 il governo Giapponese si è impegnato a promuovere la diffusione dello standard presso la pubblica amministrazione.[3]</p>
<p>Nell&#8217;ottobre del 2007 anche il governo del Sud Africa ha deciso di adottare il formato come standard per lo scambio di documenti nella pubblica amministrazione.[4]</p>
<p>Nel dicembre 2007 è iniziata in Olanda la discussione in parlamento di una legge che renda il formato lo standard per la diffusione dei documenti nella pubblica amministrazione entro il 2010.[5]</p>
<p>Il formato ODF è adottato (al dicembre 2007) in Belgio e Giappone in cui una legge prevede l&#8217;uso obbligatorio di tale formato per tutti documenti emessi nel settore pubblico. Analoghi provvedimenti sono allo studio in altri Paesi, come l&#8217;Olanda, per svincolare il patrimonio di dati della pubblica amministrazione dai formati proprietari, per garantirne l&#8217;accessibilità nel lungo periodo.</p>
<p>Nell&#8217;ottobre 2008 il comitato ISO norvegese si è spaccato proprio sulla decisione di impiegare OOXML invece di OpenDocument nella pubblica amministrazione, pare dietro forti pressioni di Microsoft[6], a conferma dell&#8217;importanza delle decisioni da intraprendere in questo campo, e della loro portata nel futuro.</p>
<p>Infatti, i programmi di lettura gratuiti dei formati proprietari potrebbero divenire a pagamento in futuro, su decisione dei detentori dei brevetti, e quelli per la loro modifica (che già lo sono) aumentare di prezzo, con un aggravio della spesa informatica per l&#8217;acquisto delle licenze, in capo alle pubbliche amministrazioni.</p>
<p>Il proprietario del formato potrebbe poi sponsorizzarne uno differente con iniziative quali: cessata vendita del programma per la modifica del formato, sospensione dei download dal proprio sito dei programmi per la lettura e degli aggiornamenti per la sicurezza legati ai programmi e al formato. Con l&#8217;obbligo di adottare formati nuovi, in assenza di risorse economiche per una migrazione dei dati al nuovo formato e per acquistare le nuove licenze (dei programmi per la modifica e/o lettura del formato), viene meno l&#8217;interoperabilità fra gli enti e fra versioni diverse nel tempo degli stessi dati aggiornati, uno nel vecchio formato e l&#8217;altro nel nuovo. Le funzionalità ad esempio di merge e confronto dei contenuti operano solamente fra file salvati nello stesso formato, non in formati differenti.</p>
<p>Dal punto di vista economico, il costo della migrazione ad un formato aperto è una tantum, mentre fra formati proprietari l&#8217;acquisto delle licenze è un costo fisso annuale, se sono temporanee, e comunque che può ripetersi più volte, se il proprietario del formato decide a tale scopo di imporre nuove soluzioni.</p>
<p>Dal 25 gennaio 2007 OpenDocument è diventato uno standard italiano, rilasciato da UNI/UNINFO con la sigla UNI CEI ISO/IEC 26300 [7][8].</p>
<p>La versione 1.0 delle specifiche OpenDocument è stata sviluppata dopo laboriosi sviluppi e discussioni da diverse organizzazioni. Il primo meeting ufficiale OASIS per discutere lo standard è avvenuto il 16 dicembre 2002; OASIS ha approvato OpenDocument come uno standard OASIS il 1 maggio 2005. Il gruppo ha deciso di erigerlo su una versione precedente del formato OpenOffice.org, essendo questo già un formato XML con la maggior parte delle proprietà desiderate. Si noti che OpenDocument non è la stessa cosa del vecchio formato OpenOffice.org; sono state introdotte molte modifiche ed esperienze sul campo, basate sul feedback fornito da molti singoli utilizzatori ed organizzazioni.</p>
<p>Il processo di standardizzazione ha coinvolto gli sviluppatori di molti prodotti integrati per ufficio o relativi sistemi per documenti, tra cui (in ordine alfabetico):</p>
<p>* Adobe (Framemaker, Distiller)<br />
* Arbortext (Arbortext Enterprise Publishing System)<br />
* Corel (Word Perfect)<br />
* eLawOffice.it Gestionale GNU GPL per lo studio legale<br />
* IBM (Lotus 1-2-3, Workplace)<br />
* IGSuite Groupware suite web-based e GPLed<br />
* KDE (KOffice)<br />
* SpeedLegal (SmartPrecedent enterprise document assembly system); sia il prodotto che la compagnia hanno successivamente cambiato nome in Exari.<br />
* Sun Microsystems / OpenOffice.org (StarOffice/OpenOffice.org)</p>
<p>Assente eccellente è stata la Microsoft, soprattutto perché Microsoft è membro OASIS e principale venditore di software di suite da ufficio.</p>
<p>Tale assenza è avvenuta a dispetto della richiesta del TAC (Telematics between Administrations Committee) dell&#8217;Unione Europea, che il 25 maggio 2004 aveva raccomandato a «Soggetti industriali attualmente non coinvolti nel Formato Open Document OASIS di considerare a prender parte al processo di standardizzazione allo scopo di incoraggiare un più vasto consenso dell&#8217;industria intorno a tale formato». Al contrario, Microsoft ha deciso di sviluppare esclusivamente il proprio formato incompatibile con il formato OpenDocument, senza apporti o revisioni dall&#8217;esterno. Microsoft fornisce un software opensource per convertire file dal formato OpenDocument a OpenXML, e viceversa. A causa dell&#8217;assenza di un diffuso riesame pubblico ed indipendente del formato di Microsoft, molti ipotizzano che il formato di Microsoft sarà più difficile da implementare per gli altri, o che il formato di Microsoft manca di importanti caratteristiche in confronto a OpenDocument.</p>
<p>Il formato OpenDocument, dopo essere stato sottoposto per lunghi mesi all&#8217;ISO/IEC per la standardizzazione, ha trovato consenso senza voti contrari in data 2 maggio 2006 ed ora è conosciuto anche come ISO/IEC 26300, pubblicato il 30 novembre 2006.</p>
<p>Successivamente il 25 gennaio 2007 è divenuto standard UNI, con la norma UNI CEI ISO/IEC 26300</p>
<p>Fonte: Wikipedia</p>
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		<title>Il sapere a portata di click: il software libero</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 13:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Iotti</dc:creator>
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		<title>Distribuzioni Linux</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jan 2009 10:49:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Iotti</dc:creator>
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Fonte: Videomarta.com</p>
<p>Una distribuzione Linux, detta anche distro, è una distribuzione software che include un kernel Linux e un insieme variabile di altri strumenti e applicazioni software, siano esse freeware, open source o commerciali. Queste distribuzioni includono anche strumenti software che guidano l&#8217;utente nel processo di installazione del sistema. Recentemente hanno cominciato a diffondersi anche distribuzioni cosiddette live, che non richiedono installazione, e il cui bootstrap può avvenire direttamente da un supporto come CD o DVD.</p>
<p><span id="more-258"></span></p>
<p>Società come Red Hat, Novell (per SUSE), Mandriva e Canonical Ltd (per Ubuntu), e progetti di comunità come Debian, Slackware e Gentoo, assemblano e testano le varie componenti software rilasciando distribuzioni personalizzate e variegate, per la maggior parte gratuite. Ci sono in questo momento più di 300 progetti di distribuzioni Linux in attivo sviluppo, revisione e miglioramento che si differenziano per scelte progettuali, come i vari software di mantenimento del sistema per l&#8217;installazione, la rimozione e la configurazione del software.</p>
<p>Prima della comparsa delle distribuzioni, chiunque volesse far uso di Linux doveva necessariamente essere un esperto di Unix, con la consapevolezza non solo di quali librerie ed eseguibili fossero necessari per far partire e funzionare il sistema, ma anche di alcuni importanti dettagli riguardanti la configurazione ed il posizionamento dei file nel sistema stesso.</p>
<p>Le distribuzioni Linux apparvero poco tempo dopo che il kernel Linux iniziò ad essere utilizzato da persone al di fuori del team originale di sviluppatori Linux. Questi ultimi infatti erano più interessati a sviluppare il sistema operativo piuttosto che programmi applicativi, interfacce utente, e comode pacchettizzazioni.</p>
<p>Le prime distribuzioni furono:</p>
<p>* MCC Interim Linux, che fu reso disponibile per il download pubblico dal server ftp dell&#8217;Università di Manchester nel febbraio 1992;<br />
* TAMU, creata da alcuni sviluppatori indipendenti della Texas A&amp;M University più o meno nello stesso periodo, e<br />
* SLS (Softlanding Linux System).</p>
<p>Nessuna di queste distribuzioni era ben mantenuta, così Patrick Volkerding rilasciò una distribuzione basata su SLS, che chiamò Slackware; questa è la distribuzione più vecchia ancora attiva.</p>
<p>Le distribuzioni Linux si proposero come una alternativa ai sistemi operativi DOS e Microsoft Windows per i PC IBM, al sistema Mac OS per i computer Apple Macintosh, ed a altre versioni proprietarie di Unix. Molti dei primi utenti erano già abituati a Unix per motivi di lavoro o studio. Questi passarono a Linux per la stabilità, il basso (o spesso nullo) costo, e grazie all&#8217;inclusione del codice sorgente di tutto o quasi il software incluso.</p>
<p>Le distribuzioni erano originariamente solo una questione di convenienza, ma oggi sono diventate il riferimento principale anche per i guru di Unix e Linux. Al momento, Linux è più popolare nel mercato dei server, soprattutto per i server Web e database (vedi anche LAMP), piuttosto che nel mercato dei computer da scrivania.</p>
<p>Una tipica distribuzione Linux comprende un kernel Linux, librerie e strumenti GNU, software addizionale, documentazione, un server grafico, un window manager, ed un desktop environment. La quasi totalità del software incluso è FOSS (Free and Open Source Software &#8211; Software libero Open Source) che è distribuito dagli sviluppatori sia in forma precompilata che come codice sorgente, cosa che permette agli utenti di modificare e ricompilare il codice originale a proprio piacimento. Una parte del software incluso in alcune distribuzioni può essere proprietario e non disponibile sotto forma di sorgenti.</p>
<p>Molte distro forniscono un sistema di installazione simile a quello di altri moderni sistemi operativi. Distribuzioni self-hosting come Gentoo Linux forniscono il codice sorgente di tutto il software ed includono le versioni eseguibili solo di un kernel base, compilatore e programma di installazione; questo programma compila tutto il software per la specifica architettura del computer dell&#8217;utente.</p>
<p>Le distribuzioni sono normalmente composte da pacchetti (packages), ed ognuno di essi contiene una specifica applicazione o componente: ad esempio, ci possono essere pacchetti contenenti una libreria per la gestione del formato di immagini PNG, oppure una serie di font, o un browser web. Un pacchetto è normalmente fornito come codice compilato, e la sua installazione o rimozione è gestita in maniera più sofisticata rispetto ad un semplice programma di archiviazione come tar. Il programma preposto a queste funzioni è detto il sistema di gestione dei pacchetti (package management system o PMS) della distribuzione. Ogni pacchetto dedicato ad un PMS contiene delle meta-informazioni come descrizione, versione, dipendenze, ecc.. Il sistema di gestione dei pacchetti tiene in considerazione queste meta-informazioni per permettere ricerche, aggiornamenti automatici a versioni più aggiornate, per controllare che tutte le dipendenze di un pacchetto siano soddisfatte e/o soddisfarle automaticamente. I sistemi di gestione dei pacchetti includono:</p>
<p>* RPM — adesso RPM Package Manager, ma in origine Red Hat Package Manager, originariamente introdotto da Red Hat ma adesso usato in molte distribuzioni.<br />
* deb — Debian package, originariamente introdotto da Debian ma anche usato da altri come Knoppix e Ubuntu.<br />
* .tgz o tar.gz — standard tar + gzip, a volte con ulteriori file di controllo — usato da Slackware ed altri, o a volte per la distribuzione di pacchetti molto semplici &#8220;fatti in casa&#8221;.<br />
* ebuild — file contente informazioni su come ottenere, compilare ed installare un pacchetto nel sistema Portage di Gentoo Linux attraverso il comando emerge. Tipicamente queste sono installazioni basate sulla compilazione di sorgenti, nonostante anche alcuni pacchetti binari possano essere installati in questo modo.<br />
* recipe — file contente informazioni su come ottenere, decomprimere, compilare ed installare un pacchetto nella distribuzione Gobo Linux. Questo sistema è simile a quello di Gentoo ma più povero di funzionalità.<br />
* ABS — acronimo di &#8220;Arch Build System&#8221;, permette di creare pacchetti .pkg.tar.gz installabili per Arch partendo dal codice sorgente.<br />
* PacMan — acronimo di package manager, permette la gestione di pacchetti binari per Arch.</p>
<p>È presente inoltre la possibilità di compilare in proprio le applicazioni direttamente dal sorgente disponibili, qualora non siano disponibili i binari precompilati. Sebbene la compilazione spesso comporti alcune difficoltà è possibile che l&#8217;applicazione mostri un incremento delle prestazioni. Seguendo questa logica alcune distribuzioni (es. Gentoo) offrono la possibilità di compilare l&#8217;intero sistema operativo</p>
<p>Anche se le distribuzioni Linux tipicamente contengono molto più software dei sistemi operativi proprietari, è pratica comune per gli amministratori installare del software non incluso nella distribuzione. Un esempio potrebbe essere una versione di una applicazione più nuova rispetto a quella fornita con la distribuzione, oppure una applicazione alternativa rispetto a quella predefinita (ad es. KDE invece di Gnome o viceversa). Se il software da installare è fornito sotto forma di sorgenti, è necessaria una compilazione locale. Tuttavia, se viene installato del software aggiuntivo, lo &#8220;stato&#8221; del sistema locale può perdere la sincronia con lo stato del database del sistema di gestione dei pacchetti. Se questo avviene, l&#8217;amministratore locale deve prendere dei provvedimenti per assicurare che tutto il sistema si mantenga correttamtente aggiornato, in quanto il package manager non sarà più in grado di farlo automaticamente.</p>
<p>Molte distribuzioni installano i pacchetti, inclusi il kernel ed altre componenti del sistema operativo, in una configurazione predeterminata. Poche ormai richiedono o addirittura permettono modifiche alla configurazione al momento della prima installazione. Questo rende l&#8217;installazione stessa meno complessa, specialmente per gli utenti più inesperti, ma non è sempre accettabile. Per alcuni scopi specifici, parte del software deve essere configurato con accuratezza per essere utilizzato, per lavorare correttamente insieme ad altri programmi, o per essere sicuro. Per questo motivo gli amministratori locali sono spesso obbligati a spendere del tempo per controllare e riconfigurare il software.</p>
<p>Alcune distribuzioni offrono grandi possibilità di configurare e personalizzare praticamente tutto il software incluso, ma non tutte. Alcune distribuzioni includono strumenti di configurazione per coadiuvare questo processo, ma è importante ricordare che tali personalizzazioni sono tipicamente così specifiche che non è possibile per nessuno, inclusi i progettisti delle distribuzioni, preconfigurare il software fornito per le specifiche esigenze di ognuno. Come tutti i sistemi operativi, Linux e le sue distribuzioni richiedono delle operazioni di amministrazione e configurazione ai propri utenti/operatori/proprietari. Quello in cui i distributori di Linux differiscono dai venditori degli altri sistemi operativi consiste nel fatto di non dire che &#8220;nessuna operazione di amministrazione è richiesta.&#8221; Questa onestà può preoccupare utenti potenziali che vengono convinti dalle dichiarazioni pubblicitarie degli altri sistemi.</p>
<p>Sostituendo tutto ciò che è contenuto in una distribuzione, un amministratore può raggiungere uno stato &#8220;distribution-less&#8221;, cioè privo di distribuzione: tutto viene ottenuto sotto forma di sorgenti, compilato, configurato ed installato localmente. È possibile costruire un sistema di questo tipo da zero, senza bisogno di alcuna distribuzione di partenza. C&#8217;è solo bisogno di un modo di generare i primi binari finché il sistema non diventa self-hosting (capace di generare se stesso). Questo può essere fatto tramite la compilazione su un altro sistema capace di produrre codice eseguibile per la macchina di destinazione (anche attraverso la cross-compilazione). Una guida per costruire un sistema simile è ad esempio Linux From Scratch.</p>
<p>Le differenze nelle distribuzioni Linux sono di carattere tecnico, organizzativo e filosofico. Quelle di carattere tecnico consistono in un diverso supporto dei dispositivi hardware e nella configurazione del sistema e dei pacchetti software. Quelle di carattere organizzativo sono spesso motivate da scelte tecniche ma anche da ragioni storiche o filosofiche.</p>
<p>Il più comune metodo di installazione avviene tramite bootstrap da un CD contenente il programma di installazione ed altro software. Questi CD possono essere masterizzati a partire da un file di immagine ISO, comprati a piccolo costo, o ottenuti come parte di un pacchetto che include anche manuali e software commerciale addizionale. Alcune distibuzioni come Debian possono essere installate a partire da un ristretto numero di floppy disk. In seguito, una volta installato il sistema di base, è possibile integrarlo ottendo i restanti pachetti da internet o da CD.</p>
<p>L&#8217;installer Anaconda, uno dei programmi di installazione più usati, è implementato in Red Hat, Fedora Core ed altre distribuzioni per semplificare il processo di installazione.</p>
<p>Ancora un altro modo per installare Linux è installarlo su un potente computer che funga da server ed usare macchine meno potenti (magari senza disco rigido, con meno memoria ed una CPU più lenta) come client &#8220;stupido&#8221; della rete. I client possono eseguire il bootstrap attraverso la rete, mostrando i risultati e passando informazioni al server sul quale girano tutte le applicazioni. I client possono essere normali PC con l&#8217;aggiunta di un bootloader di rete sotto forma di software inserito in un drive oppure integrato nel controller di rete, cosicché parte del carico del server può essere trasferito sulla macchina client. Il risparmio economico derivante invece dall&#8217;uso di client stupidi può invece essere sfruttato per incrementare lo potenza di elaborazione o di immagazzinamento dati del server.</p>
<p>Ci sono anche alcune distro pensate per risiedere su una memoria usb, permettendo all&#8217;utente la portartabilità totale del proprio sistema in uno spazio minuscolo(una chiave USB, ad esempio) senza la necessità di portarsi in giro altro hardware. Ovviamente per poter usare tali sistemi è comunque necessario un pc che permetta il boot dalle porte usb. Alcune, tra le più diffuse, distribuzioni di questo tipo sono Puppy Linux e Damn Small Linux.</p>
<p>Alcune distribuzioni, come WinLinux, permettono all&#8217;utente di installare Linux su un sistema operativo pre-esistente. Linux viene installato su una partizione Windows dell&#8217;hard-disk e viene eseguito all&#8217;interno di Windows stesso. Un altro esempio di questo tipo di approccio è rappresentato da coLinux.</p>
<p>Anche le Macchine virtuali (ad esempio VirtualBox, Virtual PC, qemu o VMware Workstation) consentono l&#8217;esecuzione di Linux dall&#8217;interno di un altro sistema operativo. I software VM simulano una macchina nel quale viene installato Linux. Dopo aver fatto ciò, la macchina virtuale può essere avviata proprio come fosse un computer indipendente.</p>
<p>La difficoltà del passare ad un sistema nuovo, diverso da quello a cui si è abituati, rappresenta un grosso ostacolo che rallenta sensibilmente l&#8217;adozione di Linux come SO per l&#8217;utenza domestica e piccoli uffici(sia PC desktop che laptop).</p>
<p>Allo scopo di ovviare a questo problema e permettere di provare Linux, distribuzioni come Knoppix, Ubuntu e molte altre, possono essere eseguite direttamente da &#8220;live CD&#8221; evitando l&#8217;installazione su hard disk. Allo stesso modo, alcune micro-distribuzioni come tomsrtbt possono essere addiritura eseguite da un unico floppy disk.</p>
<p>I Linux User Group (Gruppi di utenti Linux), anche detti LUGs, organizzano spesso manifestazioni pubbliche attraverso le quali fanno conoscere Linux ed il suo funzionamento a tanti potenziali utenti, aiutando chi si appena avvicinato all&#8217;utilizzo di questo sistema operativo nell&#8217;installazione e nella configurazione dei propri computer.</p>
<p>L&#8217;approccio più rapido al mondo Linux resta probabilmente quello di Workspot, che utilizza VNC per fornire una dimostrazione online del funzionamento di un desktop Linux.</p>
<p>Fonte: Wikipedia</p>
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		<title>GNU LINUX, un pinguino nel tuo computer</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jan 2009 12:09:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Iotti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Molti ne hanno sentito parlare, ma cos&#8217;è in realtà Linux?</p>
<p>In questo video una breve introduzione al sistema operativo del pinguino. Seguirà poi un video sulle diverse distribuzioni e su come il software open source può impattare sulle pubbliche amministrazioni (e-government).<br />
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Fonte: Videomarta.com</p>
<p><em>Dove non v&#8217;è libertà non può esservi legalità.<br />
(Piero Calamandrei)</em></p>
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