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	<title>Associazione Culturale La Fucina &#187; agonia</title>
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		<title>Agonia della seconda repubblica?</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Nov 2007 11:47:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify">Quando a Cossiga venne chiesto se, alla finanziaria, avrebbe votato sì o no rispose: &#8220;Domani o dopo per il centrodestra finirà come la carica di Balaclava dove 600 cavalieri, nella guerra con la quale il Regno di Sardegna acquistò un posto nel concerto delle nazioni europee, furono tutti sterminati dal fuoco nemico. Stavolta il fuoco sarà guidato, non dagli artiglieri russi, ma da Romano Prodi e Lamberto Dini. Cadranno tutti e io cadrò con essi&#8221;. Un altro avrebbe risposto solo sì o no, ma questa è un’altra questione. Il picconatore ha avuto ragione anche questa volta: la spallata è diventata una frattura alla clavicola, l’invocata implosione del governo l’esplosione della casa della libertà. Doveva cadere il governo ed è caduta l’opposizione. L’Udc non si smarca, lo ha già fatto da tempo, fra Fini e Berlusconi è rottura aperta: già irritato per i servizi fatti su di lui da mediaset (casualmente azienda di proprietà del Cavaliere) Fini approfitta del fallimento della strategia di Berlusconi e rompe ogni indugio. Il Cavaliere intanto, dopo aver raccolto un numero di firme in crescita esponenziale, va a piazza san Babila, prende un megafono e scioglie Forza Italia. An medita la mossa del cavallo: allearsi con i centristi e saltare al centro dello schieramento, un altro congresso a Fiuggi. La Lega sta a guardare, paralizzata probabilmente dalle tensioni interne (i segretari regionali sono stati rieletti per acclamazione per non affrontare la base). Il governo vivacchia, senza sapere se esiste ancora dopo lo marcamento (finora) verbale di Dini e le manovre di partiti vecchi e nuovi in affannosa ricerca di nuovi posizionamenti: la cosa rossa a sinistra, il Pd, la cosa bianca al centro, i fermenti <span> </span>nell’ex casa della libertà; la legge elettorale sul tavolo con un referendum che è come una pistola puntata contro i piccoli partiti e contro l’incapacità di decidere del governo, le riforme tanto invocate, i problemi dell’immigrazione, il precariato, il dibattito federalista ormai aperto da vent’anni, la protesta antipolitica (e che una volta era solo antipartitica) invocata persino da Berlusconi, Mastella che a gennaio apre la crisi… come leggere tutti questi segnali? Il panorama politico italiano sta cambiando o sta solo facendo finta? Tutto cambierà perché nulla cambi? La politica tornerà a seguire la società o si tratta di fermenti autoreferenziali utili solo ai giochi di potere interni alla casta? Il nuovo quadrò politico sarà buono, cattivo&#8230; o peggio? Difficile rispondere, intanto lo scenario che ci appare di fronte è piuttosto fluido e resta, magari debole o solo superficiale,  l’impressione di vedere le prime crepe della cosiddetta seconda repubblica sorta dopo tangentopoli.<o:p></o:p></p>
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