Il Tricolore e le favole d’Agosto
venerdì, agosto 7th, 2009Come tutti i mesi d’Agosto le teste si surriscaldano e qualcuno partorisce idee a dir poco “originali”…Ecco un interessante articolo sulla proposta di introdurre bandiere e inni regionali:
http://altrimondi.gazzetta.it/2009/08/07082009-le-bandiere-regionali.html


vinicio says:
agosto 10th, 2009
13:38
Dopo acceso il ventilatore, così da tenere la testa al fresco e poter ragionare, annoto che anche la discussione sul tricolore ci porta dritti dritti alla realtà preunitaria, agognata da molti retrogradi, e che la lega antiitaliana ci sguazza comunque: teniamocela pure sta bandiera, anzi, rivendichiamone la paternità pur di trasformare l’Italia a nostro piacimento!
Sono dell’idea che il vero significato di una bandiera le sia consegnato dalle forge della storia nelle quali, più o meno opportunamente, è stata sventolata, più che dall’esegesi delle sue vicende preitaliane. In particolare, dal sangue versato per lei (speriamo che non sia più necessario) e dalla civiltà della società che ne è derivata.
Per quanto riguarda le nostre generazioni è l’ultima di queste forge che dobbiamo guardare, e dobbiamo esserne felici, poichè al sangue versato si è accompagnata la conferma di imprescindibili diritti umani (e anche sociali). Cosa non successa con gli ultimi precedenti sventolii della bandiera, che avevano fatto strame dei diritti.
Stiamo tranquilli, chi vuol affiancare altre bandiere (regionali) al tricolore è perchè non ha la forza per proporre il cambio della bandiera, e la forza non l’avrà sinch’è godrà egli stesso della libertà e dei diritti, in una parola, della civiltà (giuridica), che la bandiera ha garantito anche a lui! Ciao
Alessandro Picchi says:
agosto 28th, 2009
16:58
Caro Vinicio,
non ho capito la tua posizione (avrò anch’io la testa surriscaldata come tutti i trogloditi razzisti leghisti!): alla fin fine noi lombardi possiamo affiancare la nostra bandiera a quella tricolore, o no?
Possiamo prmettercelo o no?
E se no, perchè?
Ciao. Alessandro Picchi
P.S. Tra teste che si surriscaldano e ventilatori, perchè non apriamo una bella discussione sulla “storia patria”?
vinicio says:
dicembre 21st, 2009
20:03
Gentile Alessandro,
non ti autoinsultare! Non ti conosco neanche!
Stavolta è la neve a costringermi davanti al pc fuori orario (sono le 20 e sono bloccato a Como). Avrai capito che le mie frequentazioni del sito sono occasionali e legate ad eventi meteorologici. Sulla storia patria che altro c’è da dire oltre quello che han detto e scritto gli storici, quelli veri, che dedicano la vita allo studio? Voglio dire, non mi avvince il Cota che invita a discutere con lui su Cavour! Chissà, se divenisse presidente (anzi governatore), potrebbe riscrivere la storia del regno di sardegna: come si sa, sono tempi, più di altri, nei quali la storia è argomento prelibato per i “potenti”, che ne vogliono trarre (più o meno alla c ….) argomenti a sostegno delle proprie narrazioni.
Continuo a voler credere che c’è un’oggettività possibile.
Quanto alle bandiere da affiancare, ti segnalo un rischio: che quella verde del cuore finisca, magari poco per volta, sotto il tricolore della storia patria fino a sparire (è successo per quella rossa del pci-pds-ds-cose varie-pd).
Buona neve
Vinicio
Alessandro Picchi says:
febbraio 2nd, 2010
02:13
Caro Vinicio,
come vedi sono anch’io un frequentatore saltuario del sito e, pur con un certo ritardo, ho voluto continuare il nostro scambio di idee.
Vorrei innanzitutto chiarirmi alcune tue frasi, onde non fraintendere.
Chi sarebbero “gli storici, quelli veri, che dedicano la vita allo studio”? Fai qualche esempio, nome e cognome. E come li distingui da eventuali storici “non veri”, che ugualmente hanno dedicato la loro vita allo studio? Anche in questo caso potresti farmi qualche nome e cognome?
Cota, è evidente, non è uno storico, piuttosto una persona che, come me o te, può fare delle considerazioni di carattere storico, condivisibili o meno, credibili o meno. Piuttosto Cota, sempre secondo me, è un ottimo politico e un discreto comunicatore. In ogni caso diventerà Governatore del Piemonte e governerà come sa, cioè bene.
La storia non la riscriverà di certo lui, solo un popolo può riscriverla. Ma per farlo deve diventare maggioranza. Piaccia o no, è così. E’ brutale, ma è così: l’umanità vive nella dittatura delle maggioranze. Le maggioranze hanno sempre ragione.
Voglio fare un esempio terra terra: se le Potenze dell’Asse avessero vinto la seconda guerra mondiale, cosa troveremmo sui libri di scuola? La condanna dell’orrore nazi-fascista? Forse no. Saremmo liberi di condannare l’aberrazione dei lager? Forse no.
Quindi andrei cauto con l’indicare certi storici come indubitabilmente “veri”.
E allora come fare? Per esempio possiamo confrontare documenti storici che trattano lo stesso argomento ma da parti avverse. Non sempre è possibile farlo, talvolta sì, e sai che sorprese!
La dissoluzione “a furor di popolo” degli stati pre-unitari, la famosa spedizione dei Mille, il patriottismo come inteso dai soldati sulle Dolomiti nella prima guerra mondiale, la Resistenza della seconda guerra mondiale… gli esempi si sprecano.
In sintesi: la tua “oggettività possibile” esite, esiste sempre. Altra cosa quello che viene tramandato dai libri, in special modo dai cosiddetti canali ufficiali, che sovente rispondono alla dittatura delle maggioranze…
Mi sono dilungato, aggiungerei un pensiero sulle bandiere. Io amo la bandiera della Lombardia, come amo quella della Padania, non c’è dubbio. In esse riconosco i simboli millenari della mia terra, per me positivi, forti, salvifici, identitari, nei quali è sintetizzato il mio essere.
Azzardato accostarli ad un artificioso straccio rosso, magari con falce e martello, che fin dalla nascita ha materialmente significato l’oppressione di interi popoli e lo sterminio di milioni di persone.
Per quanto riguarda il “tricolore della storia patria”: tricolore ok, non c’è dubbio; “della storia patria”, parliamone.
A te la palla, mo’ vu in lec!
Ciao Vinicio!
Alessandro Picchi
P.S. Come fai di cognome?
vinicio says:
febbraio 11th, 2010
15:43
Gentile Alessandro (e a chi altri ha l’ardire di leggerci e il buon senso di non intervenire),
voglio solo confermarti che, per me, gli storici veri sono esattamente quelli che dedicano la vita allo studio e che, proprio per questo, sanno ricercare l’oggettività possibile.
Il che non comporta altro che rifuggire dalle letture, sempre semplicistiche, che ne vogliono dare i fruitori occasionali e i lettori della storia ad usum delphini.
Uno sforzo, dunque, ci consentirà di evitare le letture maggioritarie o minoritarie – ci sono anche queste – e riportare i fatti storici alla loro, cruda o meno che sia, specificità. Un sottoprodotto, peraltro particolarmente scadente, di lettura semplicistica è poi quella generata da quell’emiparesi che ha colpito tutti noi nel passato ordinamento mondiale bipolare e dalla quale tanti nostalgici ancora non riescono a guarire.
Ritengo che tale fatica – quella di leggere gli storici veri e rifuggire dai falsi – sia premiante: essa ci ha già consentito, ad esempio, di “salvare” (diremmo con lessico informatico) molti punti fermi: la distruzione degli ebrei europei come effetto della soluzione finale deliberata dal governo nazista, come anche l’esodo degli italiani d’Istria e Dalmazia come effetto della pulizia etnica titina.
Di bandiere e di stracci parleremo un’altra volta: ti faccio però osservare fin d’ora che il deleterio morbo nazionalista che ha infestato l’Europa nel secolo passato e che ha prodotto le due cose appena dette è proprio quello che santifica la propria bandiera, ritenendola portatrice di “identità” irrinunciabili, e nello stesso tempo considera uno straccio quella degli altri.
Va là, che andiamo bene, io e te, che siamo italiani e che abbiamo una bandiera che prima delle identità comunitarie tutela la persona e la sua dignità. Possiamo permetterci anche di parlare, la prossima volta, di Milan e di Inter.
Ciao (mmò bbasta: aggio a travagliare !!)
Vinicio
ps Lascio a te la ricerca degli storici veri: vedrai che, come detto, la loro lettura sarà entusiasmante e si potranno scoprire tante belle cose
Alessandro Picchi says:
febbraio 16th, 2010
01:57
Uè, Vinicio, speriamo invece che intervenga qualcun altro,oltre a noi due! Cosa facciamo, ce la suoniamo e ce la cantiamo da soli? Brevemente: l’identità é positiva ed irrinunciabile, secondo me, come l’autenticità di un quadro. La bandiera è l’espressione, la sintesi di questa identità, di valori sinceri.
Se i valori che una bandiera rappresenta sono violenza e falsità, allora, permettimi, quella bandiera è uno straccio, o meglio, un bavaglio.
Comunque non vuoi proprio segnalarmi il nome di qualche “storico vero”?
Ciao
Alessandro Picchi
Moreno B. says:
febbraio 16th, 2010
17:14
Ciao, me lo dicono tutti che sono una persona di poco senno….Storici veri anche se forse nel non vero senso del termine (da semplice appassionato di Storia e niente più) e solamente rispetto ala Seconda Guerra Mondiale:
1)Arrigo Petacco; conservo a casa la sua monumentale “La seconda guerra mondiale. 9 volumi. Roma, Armando Curcio Editore, 1970″ opera che ritengo tuttora per certi versi insuperata; bello anche il suo “La croce e la mezzaluna: Lepanto 7 ottobre 1571 . Milano, Mondadori, 2005″;
2)Emilio Lusso “Un anno sull’altipiano”, Mario Rigoni Stern “Il sergente nella neve”, Primo Levi “Se questo è un uomo”: non storici strictu sensu ma testimoni diretti e grandi narratori;
3) Sir Basil Henry Liddell Hart; “Storia militare della seconda guerra mondiale” (History of the Second World War) 1970 (1970)
Condire il tutto con:
Galasso Giuseppe
“Storici italiani del Novecento”
Editore Il Mulino – Bologna 2008
Saluti a entrambi e mmò bbasta: aggio a travagliare !! anche io!
Moreno
Alessandro Picchi says:
febbraio 21st, 2010
01:08
Ciao Moreno, se posso suggerire qualche nome anch’io, direi Ernst Nolte, Renzo De Felice, Lorenzo del Boca, l’affascinante Oswald Spengler (che è più un filosofo della storia ma è imprescindibile)… e naturalmente il grandissimo Gianfranco Miglio!
Anche Lussu (e non Lusso), che segnali, è davvero importante e direi commovente con “Un anno sull’altipiano”.
Su tutt’altre coordinate, vorrei segnalare anche Luca Ricolfi, giornalista e sociologo, che con il recentissimo “Il sacco del Nord” ha fatto davvero centro!
Ciao
Alessandro Picchi
Moreno B. says:
febbraio 22nd, 2010
16:28
Lussu! Ma come ho fatto a sbagliare..Speriamo che nessun sardo legga il mio commento!
Mi permetto di far notare che (a parte De Felice e Nolte) non si tratta di veri e proprio storici ma, permettimi il temine, di “provocatori” (soprattuto Ricolfi)! In ogni caso ritengo che la cosa fondamentale sia leggere, leggere, leggere!
Mi piace però citare Vinicio:”Uno sforzo, dunque, ci consentirà di evitare le letture maggioritarie o minoritarie – ci sono anche queste – e riportare i fatti storici alla loro, cruda o meno che sia, specificità”
Ciao!
Alessandro Picchi says:
febbraio 23rd, 2010
12:25
Provocatore Ricolfi??!! “Il sacco del Nord” è un concentrato di dati economici inconfutabili e lo definisci provocatore! Tra l’altro Ricolfi non vi aggiunge pareri personali o interpretazioni forzate, si limita a riportare numeri e dati tratti da fonti tra le più “neutrali” e affidabili, quali Istat, Agenzia delle Entrate, archivi ministeriali, ecc. Certo, ha pubblicato un testo scomodo, perchè certifica (ce ne fosse ancora bisogno…) che il Nord è vessato e derubato oltre ogni limite di sopportazione. Qualcuno lavora, qualcun altro invece fa il parassita (parole già sentite, vero?)
Provocatore Spengler? Perchè espone una teoria generale della storia oggi demodè?
Provocatori Del Boca e Miglio che, nelle loro opere di carattere storico, fanno un ricorso scentifico alle fonti che storici ben più celebrati non si sono mai sognati in tutta la loro carriera accademica!
Io lo sforzo richiesto da Vinicio lo faccio volentieri, ma tu e Vinicio siete convinti di farlo?
Perchè l’impressione, ma ditemi se sbaglio, è che la “specificità” dei fatti storici che richiamate, sia per voi quella dettata dalla dittatura della maggioranza che già ho citato.
Se davvero facciamo lo sforzo di affidarci quanto più possibile alle fonti, e non alla penna dei singoli “scrittori rielaboratori”, scopriremo che molti nomi “indigesti” sono in realtà molto più “biologici” di certi “prodotti di massa”, per utilizzare una metafora alimentare.
Ciao
Alessandro Picchi
Moreno B. says:
febbraio 24th, 2010
15:09
Ehy! Calma! Capisco la tua “indignazione” (anche io spesso mi inalbero..!) ma io ho usato il termine “provocatore” nel senso di “colui che provoca” e ciò non ha per forza un significato negativo.
Splengler come dici tu oggi è demodè (però è interessante!), Miglio poverino è stato tradito dai suoi stessi sostenitori… Sono comunque “dei “sani provocatori” perché ci spingono a valutare quello che di solito non si valuta!
Del Boca Lorenzo mi pare proprio invece che provoca in senso negativo. Discorso diverso per Del Boca ANGELO che fu il primo a denunciare le atrocità del colonialismo italiano.
Su Ricolfi preferisco non esprimermi oltre, frequento da anni istituti di ricerca economica ma ivi non ho mai sentito parlare di lui…in ogni caso conosco i lavori del suo Osservatorio…Però probabilmente sono schiavo della maggioranza….
In ogni caso le mie sono considerazioni personali e ovviamente non ti intendo criticare…Anzi ti ringrazio perché abbiamo intavolato una bella discussione e mi sono sicuramente arricchito! Fa bene soprattutto confrontarsi con idee diverse dalla propria perché ci spinge ad approfondire le nostre idee e ad analizzare le idee di altri! Apprezzo molto la tua metafora sui cibi! Anche io non amo i fast food
!
Ciao
Moreno
alessandro picchi says:
marzo 3rd, 2010
13:50
Potremmo dire, per semplificare, che abbiamo coordinate culturali molto diverse. Ma va bene così, l’importante è scambiarsi opinioni, idee, proposte.
Riprenderò poi il tema interessante che abbiamo iniziato a sviluppare, ora mi ritiro “nelle mie stanze” a piangere sulla frustrante bocciatura della nostra mozione sul crocifisso, ieri sera in consiglio comunale! Una bocciatura che davvero non ho capito e digerito. Una mozione accolta all’unanimità da decine e decine di amministrazioni di tutti i colori, un’iniziativa portata avanti a tutti i livelli nei medesimi termini (fino all’Europarlamento, anche col “vostro” Sassoli), a Uggiate non passa. Sono davvero deluso. C’eri, vero?
Ciao
Alessandro Picchi
PS: Spengler, e non Splengler.
Moreno B. says:
marzo 4th, 2010
15:01
Ciao Alessandro, sì, c’ero. Ho seguito con interesse il dibattito…Francamente, a mio parere, la mozione da te presentata non era accettabile, chiedendo ad esempio la presenza del crocefisso “in TUTTI i luoghi pubblici” mentre la Legge prevede solo l’esposizione in Scuole e tribunali ( e i Consigli comunali che l’hanno approvata hanno commesso un abuso dunque). Tu hai detto di attenersi alla Legge e in questo senso proprio la mozione di maggioranza è più equilibrata, impegnando appunto il Comune a controllare la presenza nelle Scuole e non volendo obbligare nessun consigliere o Assessore a dichiarazioni. Il tema è difficile e mi trovo perciò maggiormente d’accordo con tale mozione, che poi affronta che da un punto di vista più completo l’aspetto religioso (inscindibile dall’argomento).
In realtà poi al parlamento Europeo è stato presentato (non capisco perché usi termini come “vostro”, i parlamentari sottoscrittori sono tutti italiani e dunque “nostri”..Anche se farei volentieri a meno di qualcuno) qualcosa di diverso: una “Dichiarazione scritta”, che è uno strumento che serve a rilanciare un dibattito importante su un tema di competenza dell’Unione europea. Per essere approvata ha bisogno delle firme di “almeno la metà” dei deputati europei (l’Assemblea, per adesso, è composta da 736 eletti) entro tre mesi; altrimenti decade. E’ stato presentato anche qui un altro testo e…Sono entrambi in alto mare! La Dichiarazione pro-crocifisso scadrà l’11 marzo, è stata sottoscritta da 109 deputati e le mancano almeno 260 firme; la Dichiarazione laicista scadrà il 25 marzo, è stata sottoscritta da 54 deputati e le mancano 315 firme. Arduo, per entrambe, il raggiungimento dell’obiettivo. Insomma: due buchi nell’acqua. Ciò dimostra che alcuni temi non vanno discussi solo sul piano “politico” (dove sono facile speculazioni) ma anche su quello “morale” e “personale”.
Sai cosa ho notato; siamo partiti lo scorso agosto e ci siamo fatti una bella chiacchierata..ma solo “virtuale”..Spero di poter continuare a farla “dal vivo”!
Ciao
Moreno
“Spengler, e non Splengler ¨Hai ragione..Solito mio errore di battitura e di rilettura…
Alessandro Picchi says:
marzo 4th, 2010
23:19
Ok, ok, va bene.
Insisto su una cosa sola, perchè sembra proprio che nessuno la capisca (e non ci credo, piuttosto è comodo far finta di non capirla).
Quando dici che la mozione della maggioranza “affronta da un punto di vista più completo l’aspetto religioso (inscindibile dall’argomento)” fai crollare tutto l’impianto, il significato della nostra. Fai lo stesso errore che, secondo me, ha fatto la maggioranza.
Innanzitutto, come detto, le tematiche religiose e di fede non sono in alcun modo di competenza di un qualsivoglia “organo istituzionale comunale” (passami questo termine).
Poi, la nostra mozione andava ad affrontare il significato unicamente laico e civile del crocefisso, e lo sforzo nella discussione andava fatto in questo senso. “L’aspetto religioso” è un fuori tema! Se l’aspetto religioso era così inscindibile dall’argomento, allora bisognava prendere atto che il tutto non era di nostra competenza, e regolarsi di conseguenza, non intavolare quella stucchevole discussione.
Inoltre se la mozione, come dici tu, presentava elementi contra legem andava semplicemente respinta prima di approdare in consiglio. E’ andato in scena il teatro dell’assurdo poichè inaccettabile era la mozione che parlava di fede e non la nostra (con un sindaco che in consiglio parla dell’essere buoni cristiani in ogni istante della giornata… come direbbe il manettaro: ma che c’azzecca?). Allora domani presenterò una mozione, che so, sul teorema di Fermat, o sulla leggenda del Golem, o sui costumi tradizionali balinesi. Vedrai che qualche attinenza con le “faccende comunali” la trovo, così possiamo deliberarne.
Ora proviamo, con uno sforzo cerebrale, a ribaltare il discorso: va bene, mettiamoci “di mezzo” la religione, il crocefisso come simbolo religioso.
Chi è così fervente religioso e nel contempo amministra, perchè non dovrebbe invitare (e non obbligare) i dirigenti scolastici ad affiggere il crocefisso? Chi è così fervente religioso, perchè non dovrebbe, sua sponte, mettere il crocefisso negli uffici e locali comunali? Chi è così fervente religioso, perchè non dovrebbe appoggiare pubblicamente il ricorso italiano?
Sembra un po’ la posizione di Tettamanzi, o del Vicario Episcopale Riva: no alla sentenza della Corte Europea (dunque viva il crocefisso) ma no a chi nell’occasione difende il crocifisso, perchè strumentalizza (e qui verrebbe da dire ma vaff… ma per rispetto non lo diciamo).
Sarà una visione miope la mia (noi leghisti abbiamo la testa quadrata), ma vedo molta ipocrisia, e molta pavidità da parte dei consiglieri, specie quelli che avevano già condiviso la nostra “battaglia”.
Vedremo in ogni caso di far fruttare al meglio l’esito sorprendente di questa votazione del consiglio, sempre che dall’altra parte…
Mamma mia, mi dilungo sempre.
Ciao
Alessandro Picchi
PS Ma il Vinicio dove è finito?
Moreno B. says:
marzo 5th, 2010
10:58
Mah…A costo di ripetermi mi sembra invece che la maggioranza sia sia mossa bene (per quanto possibile su questioni così delicate): ricevuta una mozione “Sul crocifisso” si è presa il tempo necessario per riflettere sull’argomento e ha deciso, data comunque l’importanza del tema (molti superiore, se mi permetti, del Teorema di Fermat) di discuterla in Consiglio, proponendone una modifica. Tale modifica non è stata accettata dalla minoranza che ha costretto la maggioranza a proporne una propria (e se mi permetti si è dimostrata anche molto onesta permettendo un dibattito chiaro e aperto a tutti; so di Comuni dove la mozione da te presentata è stata letteralmente “sbattuta sul tavolo” e votata a maggioranza senza dare neppure diritto di replica alle minoranze) A questo punto si è votato. Punto.
Ovviamente non condivido il tuo giudizio sull’ Arcivesco Tettamanzi o sul Vicario Episcopale che, comportandosi da veri uomini di Chiesa, aderenti al Vangelo, non son facilmente catalogabili secondo il “comune sentire”.
Ti invito anche a ripensare alla tua ultima frase..Detta così sa quasi di “minaccia” e non ti fa onore!
Ciao!
P.S. Il Vinicio bho..Se noti scrive ogni 3 mesi!
Alessandro Picchi says:
marzo 7th, 2010
22:33
“Il tempo necessario per riflettere” sono tre mesi e mezzo???? Dai Moreno, per favore. Lasciamo stare, qua è questione di buona educazione e rispetto!
Originale anche la tua sequenaza degli eventi, e cioè: 1. la minoranza presenta una mozione, 2. la maggioranza propone una modifica, 3. la minoranza non accetta la modifica (cattivoni!), 4. la maggioranza è costretta (poverini!) a presentarne una propria.
Questa la mia sequenza, invece: 1. la minoranza presenta una mozione, 2. per tre mesi nessuno della maggioranza ci ha detto nulla in merito al crocefisso, alla nostra mozione, a eventuali modifiche, a nuove mozioni sul tema, 3. dopo tre mesi e mezzo viene convocato un consiglio in cui troviamo la mozione della maggioranza, nuova (datata 24 febbraio) ed inaspettata.
Cosa ne dici, non è forse questa una sequenza più oggettiva degli eventi?
Tettamanzi e Riva: mi spieghi come distinguono chi difende “genuinamente” il crocefisso da chi strumentalizza pro domo sua? Il potere di leggere nell’animo degli uomini ce l’aveva qualcun altro…
Ed infine: dici “minaccia”.
Sarò molto schietto: noi abbiamo offerto la nostra mano alla maggioranza fin dall’inizio. Dopo una partenza che sembrava in questo senso promettente, ora sono vari gli episodi spiacevoli. Sia chiaro, la maggioranza ha i numeri per far da sola, dunque può regolarsi come meglio crede, ma non crederai che staremo a fare gli zerbini, specie in presenza di decisioni che non condividiamo!
Noi non abbiamo il potere di minacciare nessuno, perchè non abbiamo i numeri in consiglio, possiamo però lavorare sull’opinione pubblica, e lo sappiamo fare discretamente bene.
L’esito della votazione sulle mozioni sul crocefisso ci da molti spunti, teniamo il tutto in caldo e attendiamo. Attendiamo qualche apertura DI SOSTANZA. E attendiamo correttezza.
Il mio è un ragionamento politico molto lineare, dunque nessuna minaccia.
Sappiamo tutti cosa ha determinato l’esito delle scorse elezioni comunali. Inoltre sappiamo tutti che il numero di consiglieri non corrisponde alle percentuali elettorali. Dunque, nell’interesse della maggioranza e, come ho ribadito in consiglio, GUARDANDO AL FUTURO, mi aspetterei un comportamento un po’ più intelligente.
Non c’è nulla da nascondere. Il Fortu ha il mio numero di cellulare.
Io sono qua (anche se piuttosto incazzato).
Lavoriamo nell’interesse degli uggiatesi.
Ciao
Alessandro Picchi
P.S. Non mi dispiacerebbe se anche tuo fratello leggesse queste considerazioni.
Moreno B. says:
marzo 10th, 2010
10:46
Urca Alessandro, io pubblico il tuo commento però ovviamente chi scrive si prende le sue belle responsabilità e “scripta manent”…
Ok, direi che essendo andati ben oltre l’argomento del post (siamo partiti da proposte “agostane” per arrivare a parlare di storia e infine di Consigli Comunali -mah) possiamo chiudere qua la discussione.
Mi pare che ognuno abbia presentato le sue idee e le abbia argomentate…A me fa sempre piacere.
Ciao
Alessandro Picchi says:
marzo 10th, 2010
23:47
Le mie responsabilità le prendo tutte, ci mancherebbe, e non sono certo queste le responsabilità che mi spaventano. Mi spaventerei ad esempio se facessi bere ai miei cittadini “acqua non proprio doc”, ma non è il caso di Uggiate.
Ribadisco quanto scritto.
Ribadisco l’invito alla maggioranza, ribadisco che siamo qua nell’interesse degli uggiatesi e ribadisco che i numeri hanno un valore.
Ribadisco che a fronte di una mano tesa stanno arrivando pernacchie e schiaffoni, ribadisco che non sopporteremo oltre.
Ribadisco soprattutto che qualcuno dovrebbe guardare un po’ più in là del proprio naso.
Dai, Moreno, pubblicate anche questo ultimo commento, datemi almeno questa magra soddisfazione…
Ciao
Alessandro Picchi
PS Alla fin fine non ho scoperto come fa di cognome il Vinicio…
Alessandro Picchi says:
aprile 1st, 2010
00:02
Caro Vinicio, cosa ti avevo detto (rileggi il mio post del 2 febbraio scorso)? Grande Cota, grande Padania!
E adesso… panza a tera. Lavoro, lavoro e ancora lavoro, verso il federalismo e l’autonomia, perchè, come ci hanno insegnato, “la libertà si conquista”!
Ciao
Alessandro Picchi