Lettere alla Fucina: 4 novembre 1918

mercoledì, novembre 5th, 2008

Cara Fucina,

sfoglio il Corriere di oggi e mi accorgo che il novantesimo anniversario dalla fine dell’”inutile strage” (Benedetto XV) è ricordata solo in 14ma pagina con la faccia del ministro della difesa e con una foto dello spot del governo (“grazie ragazzi”). Il risultato è quello di ricordare più le missioni militari in Afghanistan e in Iraq del 2003 che non i ragazzi del 1899. Ecco allora che ci pensa il Presidente a gettare il ponte, dicendo che c’è un ” … legame ideale tra il fante del Piave e il soldato italiano di Kabul …” che consiste ” … nell’impegno totale per l’assolvimento del compito assegnato in nome del bene comune, anche a rischio della propria stessa vita”.Ho fatto a tempo, da piccolo, a cantare il Piave davanti al monumento ai caduti il 4 novembre, con l’enfasi che le insegnanti del tempo, testimoni di uno stile patriottico acquisito sotto il fascio, ancora davano all’evento. Ugualmente enfatico era mio nonno, che lo cantava a casa, piangendo, costretto sulla sedia a rotelle dopo l’amputazione della gamba ferita sul S.Michele, fuori Gorizia, nel 1917. Mia nonna ricordava invece, di quel giorno, i ragazzi di Bizzarone (lei era di lì) che salirono sul monte per gridare agli svizzeri “Tedeschi kaputt”, dopo che questi, l’anno prima, sbeffeggiavano gli italiani gridando oltre confine “caporetto, caporetto”. Enfasi, pianto, festa: per che cosa?Non sto a ricordare i numeri del massacro, sono noti. La “vittoria” ebbe breve vita tanto che subito la dissero e vollero mutilata (come mutilato fu mio nonno). Vi seguì un racconto dei fatti, con roboanti e demagogici richiami alle antiche glorie romane (non italiane) e inizio di politiche nazionalistiche conculcatrici dei diritti delle popolazioni dei territori conquistati. Politiche come quelle che avevano tre anni prima spinto l’Italia ad intraprendere una guerra d’aggressione, con lo scopo di riconquistare le terre irredente più che quello di agire per il bene comune, come dice ora il Presidente.Enfasi, pianto, festa per che cosa, allora? Dobbiamo dunque ricordare che eravamo nazionalisti? Dobbiamo coltivare la memoria di quello che a ragione è stato definito il cancro del XX secolo? Se così non deve essere, quale ragione allora per continuare il ricordo di un evento, l’armistizio, che non sia solo quello della memoria del sollievo di una nazione per la fine di una strage? Che senso dare alle celebrazioni novembrine cui ancora ho ricordo personale, e all’enfasi e ai pianti?E’ ancora il nostro bravo Presidente che ce lo ricorda: “Per la prima volta il tricolore che sventolava su Trento e su Trieste era il segno inequivocabile che l’unificazione dell’Italia era finalmente compiuta”. Il nostro stato nazionale era completato, e con esso era formata quella casa comune degli italiani che costituirà ed ancor’oggi costituisce il luogo dove i nostri diritti e le nostre libertà ricevono accoglienza e tutela. Ancor oggi è lo stato nazionale, con la sua costituzione repubblicana, a garantirci lo status di cittadini  liberi. E lo fa anche concedendo identica cittadinanza e, di più,  garantendo particolari condizioni anche a coloro che non sono di nazionalità italiana e che la vulgata nazionalistica che talvolta riemerge vorrebbe ancora considerare come nemici  contro i quali sventolare la bandiera della “vittoria”.Enfasi, pianto, festa? Certo, si, ma per ricordare come i ragazzi del ’99 hanno lottato e sono morti per darci una casa accogliente e non per fare del popolo italiano un popolo di aggressori.Vinicio 

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7 comments on “Lettere alla Fucina: 4 novembre 1918”

  1. non ci si pensa più a ‘ste cose
    quand’ero piccino avevo imparato a disprezzare i politici di tutte le parti che, il 25 aprile, ricordavano i “valori della resistenza” senza mai dire in cosa consistevano
    la sostanza fondante di una nazione si perde nell’oblio dei luccichii di una ricchezza ostentata e poi si arriva a mandare al macello i propri concittadini in guerre di aggressione mascherate da “operazioni di polizia internazionale”
    resistiamo e proponiamo, senza stancarci


  2. Mirko B. says:

    Io sono sempre arricchito dai tuoi scritti Vinicio. Questa sera mediterò quanto appena letto. Grazie.


  3. Moreno B. says:

    @Fillo: non capisco bene cosa vuoi dire..Puoi precisare, per favore?
    Ciao

  4. Se vogliamo fare una riflessione del tutto storica, è innegabile che il 25 aprile rappresenta una svolta nella storia d’Italia, la prima vera svolta dall’Unità del 1861. Se il 1861 rappresenta – oltre all’Unità – anche il fondamento dello stato borghese-monarchico (ancorchè non nuovo essendo stato una evoluzione dello monarchia piemontese), la “liberazione” (ancorchè non una vera “vittoria militare”) rappresenta la nascita della stato repubblicano che – pur con gli avvenuti cambiamenti – è quello attuale.
    Ritengo, quindi, che il 25 aprile rappresenta – assieme al 2 giugno – un momento fondamentale da rimarcare e coltivare, pur sgravandolo dalla inevitabile retorica che sempre accompagna questi momenti.
    Di diverso avviso è invece il 4 novembre, evento più da ricordate come sciagurato e certo non da festeggiare.
    Che senso ha festeggiare una “vittoria” che non c’è stata (ricordo che l’offensiva vittoriosa di Vittorio Veneto è iniziata 15 giorni prima del 4 novembre, con l’esercito imperiale austrico già in rotta …), che senso ha vantarsi di aver “vinto” dopo 4 anni di criminali massacri per NULLA (600.000 e più morti !!), ovvero per rendere italiane due sole provincie ? che senso ha di vantarsi di una guerra che ha portato alla distruzione e sfascio di una intera società, creando le basi per il regime fascista del ventennio ?
    Solo per la vergognosa condotta militare condotta dal Regio Esercito Italiano, l’intera 1° guerra, al pari della 2° guerra mondiale, dovrebbe essere rimarcata – sopratutto nelle scuole – come una Sventura Nazionale, come un Massacro Criminale perpetrato da una banda di generali e politici che oggi meriterebbero il Tribunale Internazionale molto più di un Milosevic o di un Mladic.


  5. Moreno B. says:

    Ciao Giorgio,

    che dire, penso siamo tutti d’accorso sul significato storico della I guerra mondiale (e in generale su tutte le guerre) e sul suo carico pesantissimo di morte e distruzione.
    Il senso della lettera è proprio quello di voler inserire le celebrazione nel giusto filone del ricordo dei caduti e dei (seppur minoritari) buoni propositi che animarono alcuni!
    E’ senza ombra di dubbio che molto comandanti (Badoglio, Caviglia, Capello,…) spiccarono per incompetenza e anche crudeltà (decimazioni, inutili offensive, etc…): a questo proposito consiglio la lettura di “Un anno sull’altipiano ” Di Emilio Lussu e di “Caporetto” di Mario Silvestri. Proprio la vicenda personale di Lussu (giovane ufficiale che visse tutta la guerra in seguito diventando noto scrittore e uomo politico) dovrebbe farci capire l’enorme portata di cambiamento indotta dalla Grande Guerra sulla società italiana!


  6. Moreno B. says:

    Siccome constato che la discussione sta un po’ stagnando, mi permetto di segnalare l’interessante storia pubblicata in questa pagina:

    http://www.warfare.it/documenti/marco_angelini.html

    Penso che se ne possano trarre spunti molto interessanti per la discussione…

  7. Leggo solo ora l’ultimo post ….. ma ripeto, possiamo celebrare il 4 novembre per ricordare le centinaia di migliaia di soldati (e non) morti nella guerra, ma NON fu vittoria, se non nei libri (propagandistici) di storia. Non ero presente, come ormai nessuno lo è più (anche se si deve sapere che la Storia non la fa il singolo testimone di singoli (anche se tragici) episodi), ma il senso effettivo è questo: fu una grande e grossa presa in giro, l’Italia “vinse” solo grazie al crollo dell’Impero Austro-Ungarico e alla sua conseguente smobilitazione avvenuta dal 20 ottobre in poi !!!!!
    Nell’ottobre del 18 avrebbe vinto e riconquistato tutto il territorio perso nel ’17 anche il solo Corpo dei Vigili Urbani di una media cittadina, noi invece “vicemmo” con centinaia di migliaia di soldati e sopratutto migliaia di Generali !!!!
    Facciamo ridere ….. se non fosse per i morti (veri e tanti) che abbiamo avuto prima !

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