Una donna, un giudice
Il Presidente, quel giorno, era altrove, alla posa della prima pietra di una raffineria di petrolio.
Segnalato da Vinicio
da Corsera, 28.10.2008, A.Muglia.
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Il Presidente, quel giorno, era altrove, alla posa della prima pietra di una raffineria di petrolio.
Segnalato da Vinicio
da Corsera, 28.10.2008, A.Muglia.
Qualche giorno fa, grazie ad alcuni amici uggiatesi, mi è capitato tra le mani l’ultimo numero del periodico redatto dall’associazione culturale Il Gradino. Pur non essendo di Uggiate, l’ho letto tutto con molto interesse e devo dire che alcuni articoli mi hanno davvero colpita. Mi sembra piuttosto inusuale che un’associazione culturale, che per definizione dovrebbe farsi portatrice di valori irrinunciabili come il rispetto delle persone e delle idee altrui, scriva su una rivista frasi piuttosto scorrette e sicuramente offensive nei confronti, peraltro, di cittadini autorevoli come gli amministratori comunali, presenti, passati e futuri.
Ce n’è davvero per tutti, dall’attuale sindaco Tettamanti (cito testualmente: “a volte viene da chiedersi se ci è o ci fa”), all’ex sindaco Turcato, definito, e anche qui cito testualmente, “sinistro vate” che “c’è ma non si vede, lavora nell’oscurità della sua fucina, preparando il rientro in grande stile”, per passare poi ai consiglieri di maggioranza che, si dice, hanno subito “come cagnolini” il volere del loro “capo spirituale Turcato”, il quale “si è pubblicamente schierato nel PD, tramite un volantino pro Veltroni che ha dato risultati elettorali tragicomici”, e che “a questo punto, se vogliono far parte di una casa alternativa ai fortunatiani, facciano il loro pellegrinaggio a Canossa senza aspettare la fine del mandato Tettamanti”.
Già piuttosto sconcertata da tutti questi attacchi, mi sono poi imbattuta anche in alcune affermazioni che mi riguardano personalmente, ovvero: “C’è poi chi dice che l’associazione La Fucina altro non sia che un pollaio rosso dove il fattore fortunato cresce i suoi pulcini da inserire nella nuova lista. Sono ragazzi in gamba, speriamo non ci caschino”.
Potete immaginarvi il mio stupore e la mia indignazione nel trovarmi davanti, nero su bianco, su un giornale che molti uggiatesi ricevono, un’affermazione simile. Dopo tutto il grande lavoro fatto da me e dai miei soci nei mesi scorsi, dopo le tante ore ed energie spese, certo non mi aspettavo un simile attacco, specialmente da parte di un’altra associazione culturale!
E il mio sdegno è aumentato quando il signor Clemente a nome de Il Gradino ha commentato un articolo su tali affermazioni pubblicato nei giorni scorsi su questo sito, dicendo che la loro redazione si è limitata a riportare una “voce che circola piuttosto insistentemente di questi tempi a Uggiate Trevano e che, se confermata dai fatti, non sarebbe certo positiva”.
La domanda a questo punto sorge spontanea: perché? che cosa ci sarebbe di strano se alcuni dei nostri soci, con il desiderio di contribuire a migliorare il loro paese, decidessero di assumersi un incarico politico?
Clifford Geertz diceva: “Non diretto da modelli culturali il comportamento dell’uomo sarebbe praticamente ingovernabile, un puro caos di azioni senza scopo e di emozioni in tumulto, la sua esperienza sarebbe praticamente informe. La cultura non è un ornamento dell’esistenza umana, ma una condizione essenziale per essa”.
Sono convinta che questo valga anche in ambito politico. Politica e cultura devono interagire ed essere complementari perché, se tenute separate, si impoveriscono e non portano a nulla.
La cultura da sola rischia di rinchiudersi nella sua turris eburnea, perdendosi in elucubrazioni inconcludenti e lontane dai problemi concreti.
La politica da sola rischia invece di finire con l’occuparsi esclusivamente di mediocri faccende quotidiane, senza avere un progetto più grande fatto di valori e ideali, lontano da pregiudizi e luoghi comuni.
Come si vede, cultura e politica devono (dovrebbero) andare di pari passo.
Ma sul significato di cultura bisogna intendersi. Mi spiego: non basta ad esempio decantare i più o meno grandi tesori che Uggiate possiede per poter dire di fare cultura. E non basta nemmeno criticare l’amministrazione comunale ritenuta responsabile di aver trascurato queste ricchezze, perché in questo caso la cultura viene semplicemente messa al servizio di una certa parte politica. Non basta lodare il tempo passato, “i bei tempi andati”, come scrivono i nostri amici del Gradino. No, la cultura è molto altro, molto di più. Il passato serve, certo, come esperienza (già Goethe diceva che “colui che in grado di darsi conto di tremila anni rimane al buio e vive alla giornata”), ma non è assolutamente il punto d’arrivo, è il punto da cui partire per elaborare delle idee e farle circolare, per creare un progetto che guardi al futuro.
Ed è qui che entra in gioco la politica, la quale ha il compito di dare forma e concretizzare questo progetto. Su questo si basano le differenti posizioni politiche, su progetti diversi, ma pur sempre progetti, idee, e non semplici attacchi personali o interessi particolari.
“La Fucina” nel suo piccolo, con tutti i suoi limiti, è nata proprio con questa convinzione, non per fare cultura fine a se stessa, ma per far nascere interessi e sogni, condividere idee, dialogare e confrontarsi su di esse.
Quindi non escludo affatto, e anzi auspico, che alcuni dei nostri soci decidano di accrescere il loro impegno assumendosi un incarico politico all’interno di un’amministrazione o di un partito.
E sono sicura che l’esperienza culturale che hanno vissuto e continueranno a vivere all’interno de La Fucina lì aiuterà parecchio.
Sarebbe davvero una splendida occasione per favorire l’interscambio tra cultura e politica.
Questo interscambio, questo alimentarsi vicendevole è indispensabile, a tutti i livelli, se davvero vogliamo un paese migliore, governato da una classe dirigente preparata e capace.
Anche se francamente, sfogliando le pagine del Gradino, mi viene proprio da pensare che purtroppo i suoi autori non saranno sicuramente d’accordo con me.
Sabato 8 novembre 2008 alle ore 18.00
Presso il Bar Lune di Notte a Cagno
con il poeta
Nata dal mare
dai venti che bruciano la scogliera
dal dio sconosciuto
ai nostri occhi silenti
muori eternamente a riva
come il trascorrere
nel tempo d’alabastro
Tu vedi il gabbiano
in simultaneo volo
come schiudersi di spazi
su di te
La vela d’orizzonte specchia
la tua immobilità
ora eternamente viva
nell’arsura del cieli
Come sabbia
è fragile il mio essere
(Sabbia, percorsi – gli specchi dell’anima,
Alfredo Maestroni, dialogolibri)

Caro Gradino,
questa mattina ho scoperto di essere un pollo! Il bello è che avete proprio ragione!
Sono un pollo che ogni sabato (dopo aver lavorato tutta la settimana) si reca al Parco Adelsdorf a sistemare i danni che alcuni vandali compiono puntualmente.
Sono un pollo che assieme ad altri polli organizza serate ed incontri culturali che non si erano mai visti nei nostri paesi.
Sono un pollo che crede in alcuni valori quali la pace, l’uguaglianza, la tutela dei diritti, la tolleranza, la democrazia ed impiega parte del suo tempo per portarli avanti.
Sono un pollo che le cose non le dice, ma le fa.
Insomma, l’avrete capito… Sono un pollo un po’ scomodo ed ironico, ma si sa che anche i polli nel loro piccolo pensano.
Su una cosa sola vi sbagliate, io non dipendo proprio da nessuno e faccio sempre e soltanto ciò in cui credo.
In fondo anche i polli possono (forse) migliorare il mondo…
Un caro saluto
Al via i percorsi del VIVI sostenibile – a qualcuno piace FARLO per l’autunno 2008
Sette nuovi percorsi che coinvolgeranno 15 comuni della provincia e l’az.osp. S.Anna
I percorsi sono realizzati nell’ambito del progetto “Quotidiano Sostenibile 2008” promosso da L’isola che c’è - rete comasca di economia solidale – con Centro Servizi Volontariato di Como e Coordinamento Comasco per la Pace ed è co-finanziato tramite bando della Fondazione Cariplo.
La partecipazione ai percorsi è gratuita.
Dalla stampa di questi giorni ho appreso la proposta dei rappresentanti regionali di AN e Lega di mettere nero su bianco che non si possono costruire «luoghi di culto» a meno di un chilometro da una chiesa già esistente. Con le labbra si pronuncia «luogo di culto», ma con gli occhi si legge «moschea». Il dramma è che noi cittadini paghiamo lo stipendio a gente che arriva a pensare assurdità del genere. Non possiamo dolercene perché costoro appartengono alla maggioranza e al governo che fanno i gargarismi con la religione espressione di identità sociale che è un’aberrazione civile e teologica. Se seguiamo la loro logica, carta geografica alla mano, nessuna moschea potrà mai essere costruita in Liguria e in Italia.. Facciamo un esperimento ideale partendo dalla chiesa «topica» per i Genovesi: la cattedrale di San Lorenzo. A meno di un chilometro a nord vi è la chiesa delle Vigne, a sud Santa Maria di Castello, a est il Gesù di piazza Matteotti. Bisogna ricominciare daccapo: a meno di un chilometro da queste chiese, a nord, a sud e a est vi sono San Giovanni di Prè, San Carlo di via Balbi, Carignano, Sarzana e di chilometro in chilometro troveremo sempre una chiesa esistente che diventa un impedimento geografico per tutto il futuro vita natural durante e oltre. Solo ad ovest ci può essere libertà di religione, in mare aperto, quel mare che è già consacrato come una cattedrale perché custodisce come reliquie i corpi degli immigrati morti ammazzati dentro i confini del territorio dei difensori della «civiltà cristiana occidentale». Costoro difendono i crocifissi ornamentali e annegano il Crocifisso che, emigrante anche lui, si è identificato con gli ultimi fino a costituirli giudici finali della storia: «Ero forestiero e mi avete accolto… non mi avete accolto. Quando Signore? Tutte le volte che lo avete fatto, non avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli»» (Mt 25,31,42). Viene un momento in cui un politico deve sapere distinguere i neuroni del buon senso da quelli della confusione mentale e democratica perché Dio rende pazzi coloro che vuole confondere. A Roma i camerati celebrano i martiri papalini di Porta Pia, il ministro della difesa, camerata anche lui, capovolge la storia e dichiara martiri i repubblichini di Salò che si sono fatti ammazzare per aiutare i tedeschi ad ammazzare indiscriminatamente chi moriva per liberare la Nazione dal vituperio del nazifascismo. Poiché al peggio non c’è fine: ora gli epigoni liguri, in un sodalizio di camicie (nere o verdi sempre camicie sono), provano ad aggirare la Costituzione che limpida e trasparente scorre come acqua di montagna: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali» (art. 3). Se gli antichi avessero osservato il criterio della religione chilometrica, oggi a Genova tre quarti delle chiese esistenti non sarebbero mai nate. Ci aspettiamo trepidanti nuove proposte paesaggistiche ad integrazione esilarante: come ad esempio che ogni nuovo edificio di culto (leggi moschea) non può avere fondamenta, muri di sostegno, tetto e quanto può poggiare sul sacro suolo italiano, terra di santi, di poeti, di navigatori e, aggiungo io, di insipienti a stipendio regionale. Naturalmente in piena libertà costituzionale e vangelo alla mano.
Don Paolo Farinella
Articolo pubblicato su Repubblica/Il Lavoro di mercoledì 1 ottobre p. XI
Continua instancabile l’intervento dell’associazione all’interno del Parco Adelsdorf. Oggi è iniziato il lavoro di copertura delle scritte sul muro della palestra comunale. Presto vi aggiorneremo di nuovo su quanto svolto!




Vorrei segnalare con grande piacere l’avvio di “Climalteranti” (www.climalteranti.
Oltre al blog di analisi critica e dibattito delle voci negazioniste sui cambiamenti climatici, il sito propone la votazione telematica per il premio a annuale “A qualcuno piace caldo”, assegnato “alla persona o all’organizzazione italiana che più si è distinta nel diffondere argomentazioni e notizie errate sulla fenomenologia del cambiamento del clima con l’intento di impedire, posticipare o rallentare le azioni di mitigazione contro i cambiamenti climatici”.
Sul sito www.climalteranti.
Su www.climalteranti.
E sin qui le informazioni di servizio…ma se si osservano bene le “nomination” per l’anno in corso si può notare che è presente anche il mitico Giorgio Gandola, Direttore del quotidiano “La Provincia”, per il mitico articolo “Moriremo di caldo. Intanto piove”…che ebbi il piacere (anzi, il dis-piacere) di leggere sul beneamato quotidiano ( sono quasi certo che l’articolo venne pubblicato anche sull’edizione di Como…). Grandissimo!
Che dire…provo rimorso perché per pigrizia non replicai al suddetto pezzo negando così l’opportunità al Direttore di ribattere e di correggere il tiro…proverò a recuperare votando per lui!
Facciamolo tutti…diamo lustro al nostro quotidiano locale!!!!
Anche perchè, a onor del vero, più d’una volta lessi su “La Provincia” panzane belle e buone riferite alla situazione dle nostro povero Pianeta…
Da ultimo..questo sassolino me lo devo proprio levare… verrebbe proprio da dire: «Ofelè, fa el tò mestè!»…e lascia fare agli altri il proprio…spiacevoli nomination e “attapiramenti” resterebbero così ben lontani!