Associazione Culturale La Fucina

Associazione di promozione culturale e sociale

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Appellativi dialettali degli abitanti dei paesi della nostra zona

Qui sotto trovate gli appellativi dialettali che un tempo venivano usati (non senza uso di spirito) per chiamare gli abitanti dei paesi della nostra zona.

Albiolo curbatt

Bizzarone carbunatt

Casanova Lanza goss

Caversaccio peraa

Cagno asan

Rodero rabiaa

Uggiate Trevano zucuruni

Ronago gatt (in antitesi ai can di Novazzano coi quali furono sempre in lite sin dal tempo del Ducato di Milano)

 

Ringraziamo Matteo per le sue ricerche e rimaniamo in attesa di ricevere vostri commenti, integrazioni ed eventuali correzioni. Inoltre ci piacerebbe ricevere via email anche storie e leggende sulla nostra zona. Le pubblicheremo con piacere!

Posted 1 year, 6 months ago at 08:32. 6 comments

Jack Johnson veste la griffe “La Fucina”!

Il noto surfista e cantautore Jack Johnson si è recentemente esibito in Germania vestendo una maglietta molto “particolare”: per il concerto del 12 Luglio scorso a Loreley ha infatti deciso di vestire la maglietta blu con la scritta “Uruk da Ugiaa”, realizzata dalla nostra Associazione!

Foto2

Foto1

Si può ammirare la maglietta in molti video su Youtube, ad esempio:

http://www.youtube.com/watch?v=sJ1iIFhORSo&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=OztfuZtl2tA&feature=related

Che dire: fate come lui; vestite la griffe “La Fucina”! Abbiamo ancora molte magliette; per saperne di più scriveteci o passate nella nostra Sede!!!

Un grazie sincero a Francesco e a Gigi!!!!

Posted 1 year, 6 months ago at 15:44. 2 comments

Super-specchi nel Sahara e il deserto illumina l’Europa

Una distesa di pannelli solari sottili come specchi distribuiti a tappeto nel deserto del Sahara. Una ragnatela di cavi ad alto voltaggio che parte dal Nord Africa e si dirama fino al Nord Europa. Potrebbe essere questa la soluzione per i più drammatici problemi che il mondo moderno si trova a combattere: la scarsità di energia e l’inquinamento atmosferico. Se diverrà realtà quello che gli scienziati si sono raccontati nei giorni scorsi all’Euroscience Open Forum di Barcellona, non c’è più da avere alcuna preoccupazione per il futuro.

Almeno della nostra vecchia Europa. Basterà carpire i raggi che infiammano il deserto, quello più grande del mondo che abbiamo proprio qui sotto casa, e trasferirli. I pannelli solari disseminati nel Sahara potrebbero infatti portare direttamente a casa nostra tutta l’energia di cui abbiamo bisogno. Energia pulita e rinnovabile. Dunque praticamente infinita e non inquinante. A un costo mediamente di 15 centesimi al kilowatt più basso di oggi.

Il progetto prevede la diffusione nel deserto nordafricano di pannelli solari fotovoltaici, piantati per catturare la luce del sole in un luogo dove la sua potenza è tre volte superiore a quella che ha, ad esempio, nel Nord Europa. Basterebbe, per scaldare d’inverno tutto il vecchio continente, occupare una superficie del deserto grande quanto la Lombardia. La diffusione dell’energia così raccolta, e soprattutto il suo stoccaggio, diventano però la parte più impegnativa del piano: per trasportare l’energia dal Nord Africa a tutta l’Europa, sarebbe infatti necessaria una immensa rete ad alto voltaggio di diffusione con costi che, oggi, sarebbero altissimi. Complessivamente, il progetto potrebbe toccare i 35,7 miliardi di euro. Serviranno quindi altri studi per poter immaginare una maggiore efficienza tecnologica e costi meno proibitivi. Ma anche una spesa tanto elevata, se davvero consentisse di realizzare un sistema a zero emissioni di diossido di carbonio e in grado di funzionare fino alla fine del mondo, potrebbe essere ammortizzata.

Leggi l’articolo completo su Repubblica

Posted 1 year, 6 months ago at 13:10. 3 comments

Gli americani riscoprono il latino e il greco

L’Economist l’ha chiamata «una versione ellenistica di Woodstock». Più che un evento accademico, la Greek Summer School di Bryanston, in Inghilterra, è infatti una kermesse dove si fa di tutto: corsi di grammatica, letture pubbliche di Omero, pittura su vaso. E, naturalmente, molto teatro: tragedie e commedie lette, tradotte e persino recitate in costume nella lingua di Euripide e Aristofane.

Da quarant’anni la scuola di Bryanston (due settimane a cavallo fra luglio e agosto) attrae partecipanti da tutto il mondo, fra i 16 e i 25 anni. Le domande aumentano ogni estate: segnale di un vero e proprio revival del greco antico e, più in generale, delle lingue classiche che si riscontra ormai in vari Paesi. Il fenomeno è particolarmente evidente negli Stati Uniti. Dagli anni Novanta gli studenti universitari che frequentano corsi di greco e di latino sono aumentati del 30%. La crescita riguarda sempre di più anche le scuole secondarie e persino le medie. Come si spiega questo boom classicista nel Paese della new economy e delle nuove tecnologie? In parte si tratta di una ricerca di distinzione all’interno di un sistema educativo sempre più massificato e al tempo stesso sempre più competitivo. L’aver studiato una lingua classica sta diventando una sorta di messaggio in codice sia verso il mondo del lavoro che verso le migliori graduate schools. Un messaggio di serietà e curiosità intellettuale, che peraltro si ricollega ad un’antica tradizione del mondo anglosassone.

 Leggi l’articolo completo su Il Corriere della Sera

Posted 1 year, 7 months ago at 12:33. Add a comment

Un paese di rifiuti

Siamo talmente martellati dalla pubblicità per acquistare gli ultimi gadget tecnologici del momento che ci dimentichiamo che, così come la tecnologia avanza velocemente, altrettanto rapidamente diventa obsoleta e finisce nel cassonetto della spazzatura. Vecchi computer, televisori, telefonini, tutto prima o poi viene gettato via…

Ma dove vanno a finire molti di questi “scarti tecnologici”? In paesi come il Ghana confluiscono i rifiuti elettronici dei paesi industrializzati. Gli abitanti di questi luoghi per guadagnare pochi soldi mettono a repentaglio la propria salute e l’ambiente bruciando a cielo aperto tali rifiuti per cercare di estrarre rame ed altri metalli pregiati… Il risultato? Inquinamento da piombo, da diossina ed altre sostanze cancerogene.

Per saperne di più si può visitare questo link:

http://www.ecoblog.it/post/6526/ecco-dove-vanno-a-finire-i-nostri-rifiuti-elettronici

Nel frattempo però consiglio di riflettere su quanto sarebbe importante sensibilizzare i produttori nella gestione ed ingengnerizzazione dell’intero ciclo di vita del prodotto. Ovvero pensare non solo a creare dei prodotti accattivanti per il mercato, ma a dei prodotti che sono facilmente smaltibili e riciclabili.

Posted 1 year, 7 months ago at 20:07. Add a comment

Il Sass dela Prea (anche noto come Sass da Cagn)

Incuriosito dal reportage di Lucio fatto a gennaio e dall’articolo recentemente pubblicato da Eugenio (http://ege010.wordpress.com/2008/07/14/Sass-da-la-Prea/) in cui documenta con alcune belle foto lo stato di abbandono in cui versa il masso erratico, mi sono deciso a verificare di persona con una breve gita lo stato in cui versa la roccia. Stando alle mie ricerche “Sass della Prea” dovrebbe significare Sasso della Pietra, anche se non sono riuscito ad avere notizie di eventuali leggende che riguardino il masso. Se sapete qualcosa lasciate un commento! L’escursione da Cagno è molto breve e dura una quindicina di minuti. Si parte da via Comolli (vicino alla vecchia chiesa di S.Michele) e percorrendo un sentiero completamente invaso da alberi crollati, sterpaglie (ed anche zanzare) si giunge sino al masso in questione. Qui trovate il mio reportage fotografico: http://fotoalbum.alice.it/lafucina/sass-dela-prea-cagno/
Nonostante sui cartelli posti all’inizio ed alla fine del sentiero venga indicato che il sentiero è delimitato da paletti rossi, di questi ultimi non v’è traccia.

Mi domando se sia possibile fare un qualche semplice intervento di ripristino di questo sentiero ormai abbandonato…

Posted 1 year, 7 months ago at 19:34. 2 comments