11 Giugno 2008
Una Fucina nel Settecento?
Letto 179 volte - Inviato da Francesca categoria: La fucina letteraria .
Qualche giorno fa sul Corriere ho letto di Pietro Verri, del suo PARADIGMA LOMBARDO, e di un tempo culturale “.. che trasformò una città importante ma un po’ sonnacchiosa (Beozia, l’avrebbero chiamata …) … in una delle capitali della cultura europea”. Attorno a questo giovane, prima allontanatosi per sfuggire ”…al rigido clima familiare e ai riti della nobiltà provinciale..”, se ne radunarono altri e diedero vita all’Accademia dei pugni, così chiamata poichè “..intendevano prendere letteralmente a pugni con le loro opere e gli articoli apparsi sulla rivista Il Caffè le rigide tradizioni di una società che stentava ad aprirsi al nuovo..”.
Pensate, si trovavano in un appartamento di via Montenapoleone e si chiamavano Verri (Alessandro e Pietro), Beccaria, Lambertenghi, Longo, Biffi, Visconti, Frisi, Parini.
L’opera più famosa di Cesare Beccaria diede lustro al gruppo in tutt’Europa tanto da essere invitati ad un viaggio trionfale a Parigi.
Ma che cosa univa veramente quei giovani? Qual era l’energia che li muoveva? Quadrio Curzio l’ha definito Paradigma lombardo, un mix di idee importanti attinte dall’utilitarismo di Helvetius e dalla sensibilità di Rousseau, idee che li portarono a parlare di umanità del trattamento carcerario e a fare riflessioni in materia economica cui si sarebbe ispirato persino Adam Smith. Il tutto condito in salsa lombarda e caratterizzato da una forte propensione al fare, che spinse alcuni di loro a lavorare concretamente per rinnovare la società, lavorando per l’amministrazione austriaca di Milano e contribuendo alla riforma teresiana del catasto, introducendo l’esenzione fiscale per gli incrementi di produzione, modernizzando la burocrazia, innovando l’istruzione.
Vinicio
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