2 Maggio 2008
Un po’ d’Insubria alle celebrazioni nazionali del Primo Maggio
Letto 151 volte - Inviato da Moreno B. categoria: La nostra terra; Varie .
Quest’anno la cerimonia della Festa del Lavoro nella ricorrenza del Primo Maggio è stata celebrata dal Presidente Napolitano non nelle tradizionali mura del Quirinale ma “all’aria aperta”, davanti alla sede dell’INAIL a Roma. Interessante notare che durante la cerimonia è stato scoperto un monumento a memoria delle vittime sul lavoro, copia di un bronzo originale dell’artista ticinese Vincenzo Vela.
Il Presidente ha lanciato un forte appello per la sicurezza sul lavoro ricordando che «gli incidenti non discriminano, essi colpiscono ugualmente lavoratori nazionali e immigrati. Anzi, dal momento che i lavoratori immigrati sono più spesso assunti nell’economia sommersa sono anche più a rischio. Chi lavora in nero, infatti - ha concluso Napolitano - manca di formazione e spesso degli strumenti necessari a proteggersi contro gli incidenti. E oggi tra le categorie a rischio troviamo in modo particolare i precari, anch’essi poveri di formazione, e gli anziani, sui quali pesano maggiormente condizioni di stress».
Il Presidente ha poi così presentato il bassorilievo: «L’autore Vincenzo Vela è uno scultore, nato in Ticino, vissuto a lungo in Italia, un patriota impegnato per l’indipendenza nazionale italiana. In prossimità dell’anniversario dei 150 anni del nostro Stato unitario, dobbiamo ricordare con riconoscenza quanti si prodigarono per il conseguimento di quello storico obbiettivo.
Ma Vela era anche un artista impegnato nella promozione dei diritti e della dignità del lavoro. Aveva in mente un’Europa capace di rispettare e di apprezzare l’operosità della povera gente, di proteggerne la salute e la vita.
Il monumento denuncia le terribili condizioni in cui si lavorava durante la costruzione della galleria ferroviaria del San Gottardo, condizioni che portarono alla morte tanti lavoratori, in gran parte italiani, sia per incidenti, sia per una gravissima malattia professionale, la cosiddetta ‘anemia del Gottardo’. Allora gli italiani lavoravano in Svizzera soprattutto come stagionali, ma molti si fermavano e continuarono a fermarsi, diventando cittadini svizzeri. Questo monumento vuole dunque ricordare anche il lavoro italiano al di là delle frontiere del nostro paese. Oltre alla fusione, che si trova a Roma presso la Galleria di arte moderna, un’altra copia è stata collocata dalle autorità svizzere ad Airolo, all’imboccatura della galleria sul versante ticinese. Questa opera di Vela può perciò rappresentare un monumento ai lavoratori europei, periti dentro e fuori i confini delle loro patrie».
Da notare che a dieci minuti d’auto dai nostri paesi, a Ligornetto, è possibile visitare la casa natale dell’artista, ora adibita a museo, dove vengono conservate numerose opere dello scultore: http://www.museo-vela.ch/
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Alessandro Picchi Says:
2 Maggio 2008 at 14:12.
Una copia (ma non in bronzo) dell’opera citata si trova proprio nel bellissimo Museo Vela di Ligornetto. Visto che parliamo di musei in zona (anche se in realtà il tema dell’articolo è il Lavoro), invito tutti a visitare anche la Pinacoteca Cantonale Zust a Rancate, proprio in centro, e il Museo della Civiltà Contadina del Mendrisiotto a Stabio (visto diversi anni fa). Sono eccezionali e davvero a portata di mano. Riusciremo mai, nei nostri paesi, a mettere in piedi almeno uno straccio di Museo della Civiltà Contadina (e non solo)? Visto come gli amministratori hanno trattato la Commissione Museo, la strada si fa in salita, mooolto in salita! Dite la vostra.
Non lasciamo morire la nostra storia!
Moreno B. Says:
2 Maggio 2008 at 15:35.
Bhè, il tema dell’articolo è sì il lavoro ma anche l’arte in genereale. Ti ringrazio moltissimo per il tuo contributo: i musei segnalati sono veranmente tutti da visitare.
Per quanto riguarda la possibilità di impiantare musei simili nelle nostre zone è da considerare che i musei che tu citi sono direttamente o indirettamente finanziati dalla Confederazione o dal Cantone e che, anche se si tratta pur sempre di insubria, ci troviamo in un diverso stato nazionale, con diverso ordinamento statale e con diversa sensibilità alla cultura.
La questione dal mio punto di vista è più che strettamente locale.
Ciao
Alessandro Picchi Says:
2 Maggio 2008 at 16:08.
Sottoscrivo quanto dici.
Certo che una sensibilità diversa verso queste tematiche da parte delle persone “che contano” (soprattutto amministratori locali, politici e imprenditori) significherebbe quantomeno una speranza in più.
Gli amministratori potrebbero raccogliere le migliori forze e i professionisti del territorio per avviare i progetti e ricercare finanziamenti ad ogni livello. I politici (cioè amministratori ad un più alto livello) potrebbero mettere il loro “potere decisionale” per destinare i finanziamenti. Gli imprenditori potrebbero infine investire in progetti diversi dal consueto, anche solo per amore della propria terra.
Ma forse i miei sono solo sogni…


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