9 Aprile 2008

La ferrovia della Valmorea

Letto 290 volte - Inviato da lucio categoria: La nostra terra .

Territorio e investimenti, fra rischi e opportunità – Tempo fa scrissi un articolo (vedi) deplorando lo stato di abbandono in cui versava il sentiero che da Caversaccio arriva al Sasso di Cagno. Qualche giorno fa, sempre andando per sentieri, ho percorso quello che, partendo dalla stessa zona, giunge a Rodero spuntando dietro alla vecchia stazione Valmorea-Rodero. In questo caso il sentiero era tenuto in maniera abbastanza discreta, anche se non è esattamente questo l’argomento; sono rimasto colpito invece dalla naturalità delle zone: alberi, il Lanza che scorre placido, il sentiero che segue il suo percorso ed un ampio prato che un lieve rialzo del terreno separa dai binari della stazione. Personalmente ho sempre ritenuto l’abbandono di quella stazione un tragico errore, già colpita negli anni Venti dalla scure del governo fascista causa troppi investimenti esteri, poi via via sempre meno considerata ha poi definitivamente chiuso i battenti, meglio i binari, per decenni fino al recupero in veste turistico: il trenino a vapore che tutti conosciamo; ho sempre ritenuto che un collegamento con la Svizzera avrebbe avuto serie possibilità di diventare qualcosa di importante, e una stazione ferroviaria lì sarebbe risultata piuttosto utile, anche se fosse arrivata solo fino a Malnate. Però lì, guardando i ruderi mi è balzata agli occhi una considerazione, magari romantica ma importante: cosa ne sarebbe stato di tutta quella zona verde se la stazione fosse cresciuta e diventata un serio luogo di investimenti? Magari, immaginiamo che potesse diventare davvero molto importante, quel prato sarebbe stato adibito, nella migliore delle ipotesi, a parcheggio; il sentiero addirittura una strada asfaltata per collegare direttamente la ferrovia tagliando fuori il traffico della provinciale, il Lanza ingabbiato e spostato per far posto a nuove strutture… certo, ora stiamo esagerando; difficile immaginare che la stazione Rodero-Valmorea potesse diventare la stazione Centrale della valle del Lanza ma queste domande vanno prese in senso lato, a titolo esemplificativo. Ovvero: gli investimenti in una determinata area devono sempre avere per forza un carattere, ambientalmente parlando, negativo? Se guardiamo al passato recente i momenti di grande crescita sono stati anche momento di grande crescita edilizia, anni Sessanta, Novanta che hanno lasciato vere e proprie cicatrici al territorio, il presente vede una fortissima crescita degli investimenti in un settore edilizio forte ma che appare, soprattutto a occhi profani, scarsamente consapevole del proprio impatto; per concludere la domanda è: esiste, o può esistere, un modello di crescita sostenibile? Potrebbe esistere una stazione funzionante a impatto ambientale minimo o, perdonatemi l’improvvisa caduta di stile, è come chiedere la botte piena e la moglie ubriaca? La scelta tra bel paesaggio e crescita economica è un aut aut irriducibile o un equilibrio è possibile?

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2 Comments so far...

Moreno B. Says:

17 Aprile 2008 at 13:31.

Ciao Lucio!
Certo che esiste una risposta alla tua domanda e la risposta è positiva. E’ contenuta nel concetto di “svilupppo sostenibile”, così come definito dal rapporto Brundtland (Our Common Future) (dal nome della presidente della Commissione, la norvegese Gro Harlem Brundtland), un documento rilasciato nel 1987 dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo (WCED) che prevede uno sviluppo che permetta di soddisfare i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere le necessità delle generazioi future.
E’ da vent’anni che la comunità mondiale discute di sostenibilità e sviluppo e, anche se non si è ancora arrivati a un modello univoco, esistono molte esperienze pratiche. Nella vicina Svizzera, ad esempio, esistono ormai molti progetti concreti sulla sostenibilità delle costruzioni (isolamenti. etc.) e ormai è rifiutato il paradigma economico che prevede crescita infrastrutturale=sviluppo. Un esempio sono le leggi di limitazione del traffico merci motorizzato a favore di mezzi meno inquinanti (i nostri politici dovrebbero trarne insegnamento…). Un’ altra declinazione di sviluppo sostenibile è costituita dalla cosiddetta “finanza etica” che cerca di limitare i problemi di miopia e di grettezza della economia classica.
Mi hai dato l’idea per un bell’articolo..purtoppo il tempo è tiranno ma ci proverò!

Ciao

lucio Says:

17 Aprile 2008 at 19:51.

Il problema non è tanto l’impianto ambientale, per noi Italiani non è mai stato un problema. Marco Paolini nel suo spettacolo dedicato a Venezia, il Milione, racconta di come per costruirla fossero stati deviati sette fiumi fra cui il Po, l’Adige, il Brenta e il Piave cosa che, immagino, avrà avuto il suo bell’impatto ambientale. Ma però ci ha lasciato l’unica laguna al mondo stabilmente abitata. Quello su cui volevo soffermarmi, senza chiudermi in un assurdo peana del passato, è rilevare come oggi si tratti il territorio sostanzialmente come un lupo affamato tratterebbe una bistecca. Ho parlato della valle del Lanza ma potevo parlare dell’ecomostro della Lomazzo-Bizzarone e sarebbe stata la stessa cosa: si comincia con una strada in un territorio disabitato, poi arrivano i capannoni, poi gli uffici, le case, poi tutto il resto… e alla fine resta una orribile distesa di cemento su cui sorgono altrettanto orribili edifici. Dunque seguono poi problemi di vivibilità, di servizi, viabilità e quindi altre strade e il cerchio si chiude e ricomincia… Io non sono pregiudizialmente contro all’intervento, anche pesante se serve, sul territorio ma quello che vedo è che abbiamo un uso del territorio che rasenta la follia. Forse è la mancanza di progettualità o magari, tanto per dire qualcosa di filosofico, abbiamo perso il rapporto con la natura, chi lo sà.
Spero di essermi spiegato

ciao, auguri per il tuo articolo;)

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