1 Gennaio 2008

Piero Calamandrei parla ai giovani della Costituzione

Letto 424 volte - Inviato da Francesca categoria: Articoli e riflessioni .

La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica. È un po’ una malattia dei giovani l’indifferentismo. «La politica è una brutta cosa. Che me n’importa della politica?». Quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda ad un marinaio: «Ma siamo in pericolo?» E questo dice: «Se continua questo mare tra mezz’ora il bastimento affonda». Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno. Dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda». Quello dice: «Che me ne importa? Unn’è mica mio!». Questo è l’indifferentismo alla politica.

È così bello, è così comodo! è vero? è così comodo! La libertà c’è, si vive in regime di libertà. C’è altre cose da fare che interessarsi alla politica! Eh, lo so anche io, ci sono… Il mondo è così bello vero? Ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi della politica! E la politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perchè questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica…

La Costituzione, vedete, è l’affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune, che se va a fondo, va a fondo per tutti questo bastimento. È la Carta della propria libertà. La Carta per ciascuno di noi della propria dignità d’uomo.

(…)

Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra; metterci dentro il vostro senso civico, la coscienza civica; rendersi conto (questa è una delle gioie della vita), rendersi conto che ognuno di noi nel mondo non è solo! Che siamo in più, che siamo parte, parte di un tutto, un tutto nei limiti dell’Italia e del mondo.

Ora io ho poco altro da dirvi. In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane…
E quando io leggo nell’art. 2: «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale»; o quando leggo nell’art. 11: «L’Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie… ma questo è Mazzini! questa è la voce di Mazzini! O quando io leggo nell’art. 8:«Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour! O quando io leggo nell’art. 5: «La Repubblica una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo! O quando nell’art. 52 io leggo a proposito delle forze armate: «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popoli, ma questo è Garibaldi! E quando leggo nell’art. 27: «Non è ammessa la pena di morte», ma questo è Beccaria! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani…

Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti! Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione! Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, cha hanno dato la vita perché libertà e giustizia potessero essere scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, è un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.

Articoli e pagine correlate: Costituzione: art. 1Innovazione? La Spagna regala un dominio a tutti i giovani sotto i trent’anniBuon compleanno Costituzione!





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4 Comments so far...

Alessandro Picchi Says:

3 Gennaio 2008 at 12:23.

La Costituzione va riformata o morirà, con pesantissime conseguenze.

Ivan Says:

5 Gennaio 2008 at 11:44.

Io non cambierei una virgola dei primi 12 articoli della costituzione, mentre sarei favorevole ad introdurre le seguenti modifiche:

1) riduzione del numero di parlamentari
2) introduzione del senato federale
3) eliminazione del bicameralismo perfetto dando quindi competenze diverse alla camera ed al senato

lucio Says:

6 Gennaio 2008 at 13:34.

Bisognerebbe distinguere la prima parte dalla seconda, la parte relativa all’amministrazione dello stato deve essere modificabile liberamente. Sulla parte dei valori non cambierei granché (solo qualche limatura al limite) mentre la seconda parte andrebbe riformata anche profondamente. Sono d’accordo con le proposte di Ivan, aggiungerei inoltre:
1) Chiare attribuzioni di potere alle regioni
2) Scioglimento del nodo province: o gli si danno veri ruoli o si sopprimono
3) Chiarimento del ruolo del presidente della repubblica: o si va verso un presidenzialismo all’americana o alla francese, oppure va rivisto profondamente.

Ivan Says:

9 Gennaio 2008 at 20:53.

mi lascia perplesso il tuo terzo punto, con una buona legge elettorale che garantisca un presidente del consiglio forte (larga maggioranza che lo sostiene, riduzione del pericolo dei ribaltoni con una nuova regolamentazione dei gruppi parlamentari, possibilità del capo del governo di allontanare i ministri qualora non siano in grado di svolgere il loro compito, l’introduzione della sfiducia costruttiva che obbliga l’opposizione ad avere alternative parlamentari di governo anzichè far crollare l’esecutivo e basta) non ci sarebbe bisogno del presidenzialismo

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