27 Dicembre 2007
Alitalia, scegliere per il paese
Letto 361 volte - Inviato da Ivan categoria: Articoli e riflessioni .
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Alitalia e Malpensa due situazioni a confronto
Da ormai quattro anni e mezzo lavoro come spedizioniere e da circa tre anni mi occupo di spedizioni aeree, mi sento quindi di poter scrivere qualche breve pensiero in merito alla cessione di Alitalia senza avere la presunzione.
Dopo anni nei quali la nostra compagnia di bandiera è stata lasciata a se stessa, senza preoccuparsi di capire il motivo per il quale i suoi bilanci chiudevano in profondo rosso e senza agire sul management dell’azienda che nonostante la disastrosa situazione ha ricevuto dei consistenti premi di gestione nonchè laute buone uscite, finalmente si è deciso che la situazione andava risolta.
Meglio tardi che mai, verrebbe da dire.
Si è scelto quindi di cedere l’Alitalia e negli ultimi giorni il dibattito si è incentrato per lo più se è meglio vendere la compagnia ad un importante vettore quale Air France-KLM (che già da anni fa parte di una alleanza di compagnie aeree denominata Skyteam) a discapito di Malpensa, oppure dare il via libera alla cordata italiota Air One-Banco Sanpaolo-Intesa che promette di non abbandonare lo scalo lombardo rilanciando la compagnia di bandiera.
Come sempre la disputa ha assunto posizioni aspre e distanti le une dalle altre sfociando in dibattiti con posizioni da guelfi e ghibellini. Non ho quindi la presunzione di dire quale soluzione possa essere migliore per Alitalia ma mi piacerebbe soltanto fare qualche piccola considerazione.
In questo lasso di tempo in cui ho lavorato nella gestione di spedizioni aeree ho potuto constatare di persona quanto siano importanti per le nostre imprese italiane e lombarde in particolare delle infrastrutture efficienti ed efficaci che sappiano gestire spedizioni import/export sia aeree che marittime.
Essere efficaci significa essere in grado di raggiungere un obiettivo, mentre essere efficienti significa che oltre a raggiungere l’obiettivo prefissato dobbiamo essere in grado di contenere i costi evitando eventuali sprechi.
E’ evidente che Alitalia in questi anni ha disatteso entrambi questi obiettivi perdendo quote di mercato soprattutto nei voli passeggeri soffocata dalla nascita di compagnie low cost, dall’incapacità di gestire rotte, aeromobili e personale di volo. Non si capirebbe altrimenti come mai il marchio Alitalia, per molti anni simbolo forte dell’italianità ed orgoglio di tutti, richiama ormai nelle nostre menti termini quali “inefficienza”, “spreco” e via dicendo.
Non dobbiamo però limitarci ad analizzare la situazione della compagnia di bandiera, ma vista la levata di scudi generale in Lombardia (e non solo) in favore di Malpensa capire come mai Alitalia vuole abbandonare lo scalo lombardo.
E’ importante infatti distinguere tra quello che è il vettore Alitalia (carrier) da quella che è l’infrastruttura logistica di Malpensa (Hub) che viene messa a disposizione di tutti i vettori (non solo Alitalia dunque).
Come è noto Malpensa nasce con la vocazione naturale a diventare scalo internazionale sia passeggeri che merci con rilevanza non soltanto per il nord Italia ma anche verso i paesi limitrofi.
Aldilà dei numeri oggi lo scalo lombardo ha sicuramente disatteso tale ambizioso obiettivo essendo ben lontano dai risultati di aeroporti veramente internazionali quali Francoforte, Amsterdam, Parigi.
La questione è semplice, Alitalia vuole abbandonare il terminal di Malpensa, ma Malpensa in questi anni ha fatto sufficienti investimenti ed infrastrutture per tenere Alitalia ed attirare eventuali nuovi vettori?
Evidentemente no.
Ora che i nodi stanno venendo al pettine sarà difficile far capire alla gente che il tanto sbandierato aeroporto internazionale Malpensa non è poi così importante come ci è stato raccontato sino ad ora, e nel caso in cui la compagnia di bandiera abbandonasse lo scalo lombardo sarà interessante vedere quali altri vettori aerei riusciranno a subentrare.
Scegliere, ma con accortezza
In merito alla scelta tra Air One e Air France-KLM come promesso non sarò di parte in quanto, non sapendo cosa contengono in dettaglio i piani di rilancio delle due cordate in termini di investimenti ed esuberi, non mi sento di dare un giudizio non suffragato da numeri ed obiettivi.
Come molti di voi sapranno il cda di Alitalia ha già dato il parere favorevole verso Air France-KLM, ma l’ultima decisione spetta comunque al Governo che avrà il compito di far quadrare il cerchio.
E’ importante infatti che l’esecutivo non si faccia eccessivamente influenzare dalla decisione presa dal consiglio di amministrazione di Alitalia in quanto la scelta intrapresa avrà riflessi su future scelte in campo infrastrutturale, economico e lavorativo di una delle aree più produttive del nostro paese.
Dato che la scelta andrà presa entro breve tempo spero che questa possa essere la migliore per la nostra nazione e sappia garantire lo sviluppo economico e produttivo che ruota attorno allo scalo lombardo.
Sullo stesso argomento: Liberalizzazioni, Giacomo Rizzo, Ivan Scalfarotto, Ventinove Settembre, OneMoreBlog, Marcello Saponaro, Borse.it
Articoli e pagine correlate: Cavallasca: il paese senza negozi, Veltroni contro la burocrazia: “L’Italia ha il demone del non fare”, Cagno: ascolta l’intervista del sindaco a Radio Due,10 Comments so far...
Mirko B. Says:
28 Dicembre 2007 at 08:38.
Condivido quanto dici tu Ivan. D’altra parte le vicine vicende della Swissair (e successivamente della AirSwiss…assorbita a sua volta nel 2005 dalla Lufthansa…che si era messa a gestire i call-center “Swiss” dal Sud Africa…) dovrebbero aver insegnato qualcosa…anche e soprattutto in riferimento, come accenni giustamente tu, agli ambiti economici e lavorativi…
ermanno Says:
28 Dicembre 2007 at 12:49.
Ma prima dell’avvento di Malpensa 2000 come facevano le imprese e i passeggeri? Si rivolgevano ad altri scali e le merci e i passeggeri circolavano comunque. Perchè piangere un hub costato un sacco di soldi, che alitalia non ha mai voluto -per corporativismo, strutture, comodità ha sempre preferito fiumicino - che non è mai stato efficiente (qualcuno si ricorda la gestione sea di fossa e bonomi? ) e che non lo diventerà mai visto che si trova in un area grigia per i voli aerei (troppo a sud per l’europa ma troppo a nord per il mediterraneo ). E’ un’anatra zoppa che vola pure male. Sentire lega e formigoni piangere su tale vicenda non mi stupisce (i piagnoni sono sempre compatiti, anche quelli di professione ) ma chiedo che cosa hanno fatto in 5 anni di governo ( il più lungo della storia…) per risolvere la questione. Sui due competitors mi rifaccio alle riflessioni di ivan ma aggiungo che, amio avviso, le banche facciano le banche e le imprese facciano le imprese: mischiare credito e creazione di prodotti/servizi è una distorsione di un sistema che non è capace di svilupparsi e crescere.
Ivan Says:
29 Dicembre 2007 at 14:47.
Le mie preoccupazioni sono sono tanto per i passeggeri, l’area del nord italia non ha carenza di aeroporti da torino caselle, brescia montichiari, bergamo orio al serio, malpensa, linate, venezia tessera, genova cristoforo colombo, bologna, la scelta non manca di certo…
Mi preoccupa di più la necessità di avere una presenza forte di uno scalo merci competitivo ed internazionale. Basti pensare che quest’anno la Lombardia ha esportato tanto quanto l’intera Francia e tutti sappiamo quanto la puntualità e dei costi competitivi su commesse transoceaniche sia importante. Ecco perchè non mi convince l’idea di trattare Malpensa come un normale aeroporto.
Per quanto riguarda invece la questione delle banche trovo interessante un articolo apparso sull’Unità a firma di Angelo De Mattia. A chi storce il naso di fronte alle cordate bancarie e dice “le banche facciano le banche” egli risponde che se fosse stato così anche la Fiat non sarebbe mai ri-decollata in quanto le buone scelte ed intuizioni gestionali di Marchionne non sarebbero bastate senza una poderosa iniezione di denaro e nuove scelte manageriali spinte dal sistema bancario.
ermanno Says:
2 Gennaio 2008 at 22:04.
Sulle dimensioni di malpensa hai perfettamente ragione, basta che sia “slegato” da alitalia e che abbia un management degno del ruolo a cui ambisce. Una cosa simile sta succedendo anche con la fiera di milano: dopo la creazione della nuova sede, la più grande fiera d’europa -con amburgo- di respiro internazione, bologna ha annunciato una nuova fiera, parma l’ampliamento di quella esistente, rimini l’ingrandimento dei capannoni, bari più spazio per la fiera…ovviamente le infrastrutture non le pagano i privati. Che senso ha generare un mostro di cubature come la fiera di milano e poi pensare a ingrandire sorellastre satelliti? Ma una pianificazione strategica non esiste?
Il caso fiat: le banche sono state costrette a iniettare denaro a causa di una “gabola” finaziaria inventata dal vertice ifi - la finanziari di controllo del gruppo - altrimenti, al momento di riscattare il credito, avrebbero perso milioni di euro. San Paolo e Intesa hanno ottenuto una specie di tutoraggio del management con a capo marchionne, lui non responsabile della gabola ma, sembra a conoscenza, tanto da averci guadagnato. Infatti i vertici ifi - Gabetti, Stevens, Marrone - sono stati multati dalla consob, circa 16 milioni di euro, e accusati di insider trading e equity swap. Non so se esiste una qualche inchiesta penale o civile.
Alessandro Picchi Says:
3 Gennaio 2008 at 11:43.
Non la vedo come Ivan su Malpensa, anche raffrontata con altri aeroporti europei. Qualche dato di dominio pubblico (imprescindibile!):
1.Numero di passeggeri 2007(gen-nov) traffico internazionale: Malpensa 19.074.068-Fiumicino 17.710.110
2.Malpensa: Premio Air Cargo of Excellence 2007 per la qualità dei servizi cargo (1° in Eu, 2° al mondo)
3.Malpensa: 1° aeroporto in Europa per crescita del 2006
4.Malpensa: 1° aeroporto in Italia per traffico internazionale
5.Malpensa: circa il 70% dei voli intercontinentali in partenza dall’Italia
6.Società Aeroporti di Roma: meno 8,3% di ricavi nel settore voli aerei, meno 1,8% margine operativo dell’esercizio (dati 2006)
7.Peggiori aeroporti mondiali per congestione e complessità burocratiche: Heathrow, De Gaulle e Fiumicino (Roma primo assoluto per scarsa pulizia e disordine!).
Nonostante innegabili carenze infrastrutturali Malpensa è esempio di crescita e competitività e sorge nel mezzo dell’area economicamente trainante del paese. E mettiamo in dubbio la sua primazia! Altro che “disatteso tale ambizioso obiettivo”, Ivan. Malpensa è l’aeroporto più importante del paese! Air France (di fatto azienda statale, guarda l’azionariato) vuole Alitalia perché solo così può trasferire rotte internazionali a Roma e Parigi, eliminando un competitor arrembante e prossimo geograficamente. Non (voler) vedere tutto ciò è imbarazzante, specie per dei lombardi.
Permettete una nota politica, visto che su questo forum spesso “la si gira” (più o meno velatamente) in politica. Su Malpensa il governo Berlusconi si è comportato da inetto, così come cda Alitalia e governo Prodi. Ricordo una sola forza politica che da anni chiede di far fallire Alitalia, come naturale per una azienda in quelle condizioni (fermando il “pompaggio” di milioni di euro che ci appartengono), e fondare una nuova compagnia ben dimensionata, impiegando le giuste figure professionali e mandando a casa il resto. Altro che personale (il 95% dei dipendenti risiede nel Lazio) che arriva ogni mattina in aereo da Roma per andare a lavorare a Milano! Ricordo una sola forza politica che ha votato contro il rifinanziamento del debito Alitalia. Al solito è stata ricoperta di insulti bipartisan.
Risultato: “2 biglietti su 3 vengono venduti da Bologna in su ma 2 voli su 3 decolleranno da Roma in giù”. Roba da pazzi, altro che “Malpensa non è poi così importante”: difendiamola senza riserve! Speriamo che in ogni caso il “prezioso cadavere Alitalia” se ne vada.
Ivan Says:
5 Gennaio 2008 at 11:32.
Credo che stiamo sovrapponendo diversi problemi:
1) il ruolo di Malpensa paragonato a grandi hub internazionali come Francoforte, Amsterdam, Parigi
2) il dualismo Malpensa-Fiumicino
3) la decisione di Alitalia di abbandonare Malpensa
Punto 1: ad oggi anche con Alitalia Malpensa non ha infrastrutture sufficienti per competere con i grandi aeroporti internazionali di cui sopra. L’aeroporto di Parigi ha trasportato 56 milioni di persone, Francoforte 52 milioni. Come dice Ermanno la posizione geografica del nostro aeroporto certo non aiuta, dobbiamo poi anche tener conto che ci sono tutta una serie di aeroporti satellite dove operano vettori low cost (bergamo, brescia etc…) che portano via passeggeri a Malpensa. Anche qui credo che la regione qualche colpa ce l’ha visti gli investimenti fatti su MXP.
Punto 2: è normale che vi sia questo dualismo Fiumicino Malpensa dato che negli anni passati non c’è mai stata una scelta precisa da parte di Alitalia su quale scalo puntare. Nel dubbio si sono tenuti due piedi in due scarpe (doppi costi, doppi investimenti, etc…), ma ora che la compagnia di bandiera è in crisi i nodi vengono al pettine.
Punto 3: nelle prossime settimane vedremo cosa succederà dato che mi sembra che si stiano facendo pressioni per avere delle rassicurazioni da parte di Air France sul destino dello scalo lombardo. Si parla poi di creare una compagnia aerea del nord, ben venga la concorrenza allora.
Axel Says:
14 Marzo 2008 at 19:56.
Ad Alessandrto Picchi mi piacerebbe chiedere dove ha letto dei premi e delle statistiche che nomina. Dalla lettura del sito della rivista “air cargo world” infatti non ve ne è traccia, e nemmeno dei dati che cita.
Mirko B. Says:
20 Marzo 2008 at 14:55.
Credo che la confusione di questi ultimi giorni (oggi è il 20 marzo) sia molta e che alcune ultime dichiarazioni di qualche protagonista della vita politica nazionale abbiano creato ancora più caos…
Invito tutti a farsi un’idea leggendo l’interessante blog di Giorgio Dell’Arti, giornalista RCS, che ha dedicato molti dei suoi interventi alla vicenda Alitalia-Malpensa…
http://gda2.splinder.com/?from=0 , qui potete trovare molti interventi, anche di parecchio tempo fa, e farvi una bella idea su tutta la vicenda,
http://gda.splinder.com/post/16413259 , qui avete un riassunto della vicenda aggiornato al 20 marzo.
Bel caos…
Comunque mi pare che l’ultima uscita del cav. Berlusconi sia quantomeno tardiva e caratterizzata dalle solite sfumature di populismo e vacuità…
La “famosa” cordata italiana a dicembre offriva 1 cent ad azione, AirFrance 35 cent…nel frattempo Alitalia ha perso ulteriori 300 milioni e i francesi ora offrono 9 cent ad azione…ancora un po’ che si aspetta…Il titolo in borsa qualche giorno fa ne valeva circa 50, poi circa 25, ora è sull’altalena…mah
Vedremo…
lucio Says:
21 Marzo 2008 at 21:55.
Io trovo vacuo parlare di Malpensa e basta, anch’io sono dell’idea che andrebbe difesa tuttavia credo che per renderla un hub veramente competitivo e redditizio andrebbe, come minimo, rivista l’anarchia aeroportuale lombarda. Per decenni qua gli aeroporti sono cresciuti come funghi, senza un piano omogeneo, facendosi concorrenza tra loro e sottraendo, al posto di convogliare, voli e tratte a Malpensa. Mi va benissimo che si dica salviamo Malpensa, ma allora andrebbe inevitabilmente toccata Linate (dell’allargamento di Linate si parlava anche nella richiesta di risarcimento fatta da Malpensa) e mi chiedo, questo, come la prenderebbero gli amministratori della città. E non solo Linate, ma anche tutti gli altri: concordo con quanto detto sopra, se anche Malpensa chiudesse i voli verrebbero tranquillamente “digeriti” dalle altre unità aeroportuali, però questo potrebbe portare a problemi di gestione. Otre al fatto che i voli commerciali e i cargo avrebbero dei problemi in altri aeroporti.
Su Alitalia ci sono ben poche parole da spendere: nel 2001, in occasione della crisi aerea di quell’anno, scelse di puntare sulle tratte e breve tragitto, invece che su quelle a lungo tragitto, e subì la concorrenza spietata delle tratte low cost. Uno degli errori della società. A fronte di questa crisi c’è ben poco da aspettare: Alitalia ha pochi soldi in cassa (mi pare di ricordare 135 milioni, ma non ricordo) e, vorrei ricordare, non ha potuto ottenere prestiti dalle banche e questo indica che la situazione è davvero critica. Effettivamente, noi che siamo vicini, abbiamo sotto gli occhi l’esempio Swissair. E il rischio è presente: senza un accordo che dia liquidità, o garanzie di liquidtà, ad Alitalia si rischia davvero di finire come Swissair che, quando credeva l’accordo con UBS e Crossair fatto, si è ritrovata con soldi abbastanza per garantire i voli del mattino, ma non quelli del pomeriggio. L’altalena dei titoli in borsa poi è terribile, si rischia un tracollo finanziario a giorni, con conseguente rischio commissariamento. Il che significa, probabilmente, il rilancio dell’azienda (il commissariamento è stato fatto anche sulla Parmalat, con successo) ma spese enormi per lo stato (una compagnia aerea non è un’industria di latte)

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