16 Dicembre 2007

Regione Lombardia: che fine ha fatto il piano cave per la provincia di Bergamo?

Letto 162 volte - Inviato da Ivan categoria: Politica e dintorni .

Sono passati ormai sette anni dall’approvazione dell’ultimo Piano cave di Bergamo. Un tempo lunghissimo per un documento necessario per la pianificazione delle estrazioni di materiale inerte, un compito che per legge spetta alla Regione che riceve, modifica e approva i Piani prodotti dalle Province.
Un tempo che sembra destinato ad allungarsi per volontà dello stesso assessore regionale alla partita, Marco Pagnoncelli, che all’inizio del mese di novembre ha chiesto il rinvio in commissione del documento. Giuseppe Benigni e Battista Bonfanti, dopo aver invitato pubblicamente l’assessore a discutere la materia direttamente in Aula, hanno ora depositato un’interpellanza in cui si chiede formalmente alla Regione la definizione di tempi certi per l’approvazione del Piano.
“Rispetto al Piano così come è stato approvato dalla commissione abbiamo affermato di essere d’accordo con la soppressione di uno dei tre ambiti estrattivi a Calcinate e con le modifiche apportate su richiesta dai comuni. Chiediamo però che, per ragioni di tutela del territorio e ambientali, siano tolti anche gli ambiti di Boltiere, Caravaggio e Casirate, riportando la previsione estrattiva a quanto deliberato dalla Provincia, per noi già più che sufficiente al fabbisogno”.
Anche i consiglieri Monguzzi e Saponaro hanno rivolto un’interrogazione alla Giunta per ottenere chiarimenti in merito ad un conflitto di interessi dell’assessore Pagnoncelli che vanterebbe, attraverso società costituite da membri della sua famiglia, “voluminosi interessi nel Piano cave di Bergamo”.
“Relativamente al conflitto di interessi - hanno dichiarato in merito Benigni e Bonfanti - noi chiediamo che venga verificato e che si agisca di conseguenza. Da quanto abbiamo letto, sembra che tale conflitto ci sarebbe stato già al momento della nomina perciò, se questo venisse appurato, la responsabilità politica sarebbe del Presidente Formigoni che non poteva non esserne a conoscenza”

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