14 Dicembre 2007
Ritratti: Robert Francis Kennedy
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Robert Francis Kennedy (che d’ora in poi chiamerò o Bob Kenedy o BFK) visse appieno gli anni 60. Ne è stato uno dei protagonisti anche se molto spesso è stato accantonato per fare posto al più celebre fratello John.
Arthur Schlesinger fa notare come i due fratelli erano molto legati tra loro, ma avevano anche caratteristiche che li differivano: “John Kennedy era civile, obiettivo, controllato; riservato, autoritario, un uomo di prospettive. Robert Kennedy era aperto, esposto, emotivo, soggettivo, intenso, un uomo che si dedicava con tutto se stesso. La mente di John era spiritosa e meditativa, quella di Robert diretta e pratica. Uno era un uomo che faceva sembrare tutto facile, compresi i trionfi su una malattia ricorrente; l’altro un uomo per il quale era stato tutto difficile. Uno era sempre elegante, l’altro sovente goffo[…]. Il più vecchio dei due fratelli non si fidava delle passioni; il più giovane si fidava delle proprie passioni[…]. Uno attaccava le ingiustizie perché pensava che fossero irrazionali; l’altro perché le ytrovava insopportabili. […]. John Kennedy dava l’impressione di amare la gente e Robert quella di aver bisogno di loro. <Robert Kennedy> come disse Pierre Salinger <dava l’impressione di essere un uomo molto duro mentre era in realtà molto amabile. John Kennedy, sotto un’apparenza di maniere perfette, era uno degli uomini più duri che ci siano mai stati>. John Kennedy era un idealista travestito da romantico, Robert un romantico travestito da idealista”.
Robert non fu solo famoso per essere il fratello di JFK, ma aveva una spiccata personalità e una serie di idee. Robert Kennedy, come il fratello non vide mai un uomo scendere sulla luna, ma gli anni sessanta furono caratterizzati anche da questa fortissima aspirazione dell’uomo a conquistare l’ignoto. Il 21 luglio del 1969 l’uomo mise il piede sulla luna, il 5 giugno del 1968 Shiran Shiran uccide Bob. In quel preciso istante non muore un personaggio, ma muore un sogno.
Walter Veltroni nel libro Il Sogno spezzato. Le idee di Robert Kennedy[1], nota come le idee della politica giacciano in fondo a un mare. Ogni tanto qualcuno le riporta a galla, ma non le riprende uguali. Le decisioni della politica influenzano tutti gli aspetti della vita.
Le idee di Bob Kennedy e il Kennedysmo influenzarono la politica degli anni 60, già alquanto movimentata. Si interruppe tutto questo di botto. Per colpa di un uomo. Le cause non le sappiamo ancora e non le sapremo mai, ma qualcosa nella vita è cambiato.
BFK si prese carico del dovere dei progressisti quando governano: il dovere di rischiare.
Bob è stato un idealista che governava. Scelta che richiedeva, con la passione e l’intransigenza, un’altissima dose di razionalità politica, una coltivazione della politica stessa come scienza delle possibilità.
Il kennedysmo era frutto del lavoro di squadra. Mai nessuno alla Casa Bianca si è avuta una schiera di intellettuali consiglieri con il presidente JFK. Un governo si può fare con chiunque, una politica no. Una politica, per vivere nelle scelte quotidiane, ha bisogno che un indirizzo sia condiviso e diffuso, che i centri di decisione siano affidati a persone capaci di interpretare una linea comune e non di sbagliare.
Proprio Ted Sorensen ha scritto nel suo libro L’eredità dei Kennedy, che la politica di John e Bob “si presentava come un unione di realismo ed idealismo, di politica pratica e ambiziose relazioni”. Sempre Ted Sorensen ha scritto dei Kennedy “ che erano sul punto di dimostrare che negli Stati Uniti era possibile un cambiamento pacifico di dimensioni rivoluzionarie”. Il kennedysmo è stata una rivoluzione pacifica, il tentativo di esercitare la responsabilità di governo per trasformare radicalmente il mondo preesistente. Una rivoluzione interrotta per John, un sogno spezzato per Bob. Rivoluzionari pacifici fermati dalla violenza, come Martin Luther King.
Non bisogna però circoscrivere il fenomeno del kennedysmo agli anni 60. Come sottolinea Veltroni: “Per me non è, la rivisitazione del kennedismo, un esercizio utile a tenere desta la nostalgia di un bel tempo ormai finito. Resto convinto, da anni, che in quel fenomeno di idee, di ambizioni, di sogni, nella concreta esperienza di quel modo di governare vi siano immensi patrimoni ai quali attingere”.
In pratica bisogna trovare il motivo di fondo per creare una nuova politica, una volta che sono decadute le ideologie, i sistemi chiusi , gli schieramenti di appartenenza precosttuiti.
Il kennedismo è importante ancora oggi.
Quando Robert Kennedy morì il suo corpo fu trasportato su un treno che attraversò l’America. Lungo binari, per tutto il percorso, i contadini e gli intellettuali, gli operai e gli studenti si riunirono per salutare il passaggio di quel sogno spezzato.
Ora è il tempo di rimettersi in cammino.
Le idee di Bob Kennedy
Le idee di RFK sulla politica dei progressisti
Secondo RFK la democrazia e la libertà sono basate sulla convizione che sono enti che l’individuo considera esistenti per il suo bene. La libertà ha molte sfaccettature: libertà di parola, il diritto di esprimere e comunicare idee, di distinguersi dagli animali della foresta, di richiamare il governo ai suoi doveri e ai suoi obblighi. Ma non basta perché ogni cittadino ha il diritto di essere ascoltato. Il buon governo quindi è quello che risponde a tutto il popolo e non solo a una stretta cerchia di persone, quali possano essere ricchi, fedeli di una certa religione.
Bob Kennedy è contro sia al comunismo che al Maccartismo, perché il primo pone davanti lo stato all’individuo e alla famiglia, il secondo reprime la libertà in nome della lotta al comunismo.
La lotta contro l’handicap che si è imposta l’America per superare ogni tipo di discriminazione è ancora aperta, tutto è possibile.
“Dobbiamo riconoscere l’assoluta uguaglianza di tutte le persone: dinnanzi a Dio, dinnanzi alla legge e nel governo della cosa pubblica. Dobbiamo farlo non perché sia economicamente vantaggioso, anche se è vero, non perché così vogliono le leggi di Dio e dell’uomo, anche se è vero, non perché così vogliono popoli di terre lontane ma per un’unica fondamentale ragione: perché è giusto.”
Le nazioni marciano con ritmi diversi e gli USA non sono in grado di indicare la strada per tutti. Ciò che conta veramente è che tutte le nazioni si mettano in marcia per l’allargamento delle libertà.
È interessante notare come dall’aereo tutta la terra sia unica, non esistano confini. L’uomo se li crea, l’uomo che sa volare non li vede.
La gioventù è la vera e propria comunità internazionale. Ma bisogna avere una visione comune per superare tutti gli ostacoli che la vita si prefigge. Il benessere non deve essere considerato il fine ma il mezzo per raggiungere a tutto questo.
“Non possiamo accettare né l’aiuto né la leadership del Sud Africa o degli Stati Uniti se, all’interno dei nostri paesi o nel rapporto con gli altri, calpestiamo le libertà individuali, la dignità dell’uomo e il comune senso di umanità. Se vogliamo avere un ruolo guida fuori dai nostri confini, se vogliamo aiutare quanti hanno bisogno di noi, se vogliamo tener fede ai nostri impegni nei confronti del genere umano, dobbiamo anzitutto abbattere le frontiere che la storia ha innalzato tra gli uomini all’interno dei nostri paesi: frontiere di razza, di religione, di classe sociale e di istruzione”.
Il mondo degli anni 60 è un mondo in rivoluzione e questi venti vanno ascoltati e presi come se fossimo dei giovani. Bisogna avere uno spirito giovane per conquistare il mondo.
Bisogna considerare tutte le persone, perché i più grandi movimenti sono nati con una sola persona:”Un giovane monaco segnò l’avvio della riforma protestante, un giovane generale creò un impero che andava dalla Macedonia ai confini della terra e una giovane donna liberò il territorio francese. Fu un giovane italiano a scoprire il Nuovo Mondo e il trentaduenne Thomas Jefferson a proclamare l’uguaglianza di tutti gli uomini. <Datemi un punto di appoggio e vi solleverò il mondo> disse Archimede”. Solo in pochi riusciranno a modificare il cammino della storia, ma tutti insieme possiamo farcela.
L’idealismo e la realizzazione dei programmi pratici,come sosteneva il presidente Kennedy, non sono due cose irrealizzabili. La cosa difficle è agire senza lasciarsi guidare da istinto e passioni.
Come disse Aristotele: “Alle olimpiadi non vengono incoronati gli uomini più bravi e più forti ma coloro che entrano in lizza… Così anche nella vita ad essere premiati tra i giusti e i buoni sono coloro che agiscono rettamente”.
Se i giovani avranno coraggio, passione e fede, riusciranno a cambiare il mondo.JFK: “Con la coscienza pulita come unica ricompensa e con la storia come giudice del nostro operato, continueremo a guidare la terra che amiamo chiedendo la Sua benedizione e il Suo aiuto ben sapendo, però, che qui sulla terra siamo noi a dover compiere l’opera di Dio”.
La libertà assume il significato di partecipazione alle scelte del governo e la sua contestazione.
Il prodotto nazionale lordo non misure né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né le nostre conoscenze, né la nostra compassione, né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende lavita valevole di essere vissuta.
La politica americana può andare bene per gli Usa, ma può non andare bene per gli altri paesi: l’unica cosa che si può fare, al posto che propinare ideali politici e democratici, è quella di fare da esempio alle altre, basandoci sugli stessi principi che l?america fortemente difende.
Lo stato americano è basato sul principio che il governo non faccia tutto, se qualcuno può aiutarlo, lo faccia. (JFK: “Non chiededetevi che cosa il paese possa fare per voi, ma che cosa voi potrete fare per il vostro paese. Cittadini di tutto il mondo, non chiedetevi che cosa l’America farà per voi, ma che cosa insieme potremo fare per la libertà dell’uomo”. da J.F. Kennedy, Obiettivo mondo nuovo, Opere Nuove, Roma 1962, p.29)
La tolleranza viene vista come espressione di fiducia e ogni nuovo progresso della tolleranza porta a un’evoluzione della democrazia.
“Il futuro non appartiene a coloro che si accontentano dell’oggi, che sono apatici verso il problemi comuni e verso il prossimo, timidi e paurosi di fronte alle nuove idee e ai progetti audaci. Apparterà piuttosto a coloro che sanno mescolare passioni, ragione e coraggio impegnandosi personalmente negli ideali e nelle grandi iniziative[…]. Disse Platone:<Una vita senza critica non è degna di essere vissuta>”.
Un sistema di vita fondato sulle libertà propone le mete, ma non prescrive i mezzi per arrivarvi.
La burocrazia non qualifica l’uomo, ma lo rende un numero di una statistica in caso che non ci sia ascolto e comunicazione. La burocratizzazione nega l’individuo. Se tutti sono uguali, che senso ha ascoltare ciò che il singolo ha da dire?
Il contibuto statale verso le imprese per fornire occupazione non va bene. Ci deve essere solo in parte. Bisogna incentivare l’iniziativa privata e non fare del dirigismo statale, perché è controproducente e dannoso. L’iniziativa privata per l’economia americana è basilare, è la sua forza, il suo sangue.
La società per definirsi una cilità ha bisogno di requisiti chiave: luoghi sicuri e deglni dove la gente possa vivere, incontrarsi, divertirsi, dove l’individuo acquiesti importanza. È un lavoro difficile e complicato, ma bisogna farlo.
L’istruzione non serve solo a capire il mondo e a comunicare: nel mondo moderno essa è alla base del progresso. Migliorare l’istruzione serve anche a ridurre i problemi legati alla violenza.
“Non basta permettere il dissenso. Dobbiamo esigerlo, perché ci sono molte cose dalle quali dissentire. Dissentiamo dal fatto che ci siano milioni di persone condannate alla miseria mentre la nazione continua ad arricchirsi. Dissentiamo dalle situazioni e dagli odi che negano una vita piena ai nostri connazionali per il colore della loro pelle. Dissentiamo dalla mostruosa assurdità di un mondo in cui le nazioni sono pronte a distruggersi e in cui gli uomini devono uccidere gli altri uomini. Dissentiamo dalla vista di una maggioranza dell’umanità che vive in miseria, travagliata dalle malattie, minacciata dalla fame e condannata a morire prematuramente dopo una vita di assidua fatica. Dissentiamo dalle città che ottundono la sensibilità e trasformano gli atti quotidiani in una lotta penosa. Dissentiamo dalla deliberata e sventata distruzione delle bellezze naturali. Dissentiamo da tutte quelle strutture – tecnologiche e sociali- che spogliano l’individuo della dignità e dal conforto di sapere che i suoi doveri sono gli stessi del resto della comunità e del paese”.
Le idee di RFK sulle ingiustizie sociali
Come disse lord Acton[2]: “ le leggi devono adattarsi ai bisogni dei più deboli, di coloro nei confronti dei quali il malgoverno non comporterebbe semplicemente la rinuncia al lusso eccessivo o la mortificazione dell’orgoglio bensì bisogno, dolore, degradazione e pericolo per la propria vita e per quella dei figli”. L’America si deve scontrare con il sogno di una nazione che promette a tutti la possibilità ci condividere i diritti, i privilegi e i doveri della democrazia.
La guerra alla povertà va fatta da tutti, nessuno escluso. Non si tratta solo di abolire la disoccupazione, di dare istruzione ai figli e assistenza medica alle madri, anche se la povertà è questa.
John Adams: “il povero ha la coscienza pulita, eppure si vergogna”
Bob Kennedy: “[il povero] Brancola nel buio sentandose lontano dagli altri.
L’umanità non sembra avvedersi di lui.
Vaga senza meta, inosservato.
Tra la folla, in chiesa, al mercato è avvolto dalle tenebre come se si trovasse in una soffitta o in una cella.
Non è oggetto di disapprovazione, di censura o di biasimo; è semplicemente invisibile. Essere ignorato e saperlo di essere è intollerabile.
Se Crusoe sulla sua isola avesse avuto a disposizione la biblioteca di Alessandria e la certezza che non avrebbe mai più rivisto un essere umano, pensate che avrebbe avuto volgia di aprire e di sfogliare anche un solo volume?”
Il compito dell’umanità è quello di aiutare chiunque a migliorare. Se non miglioriamo la frustrazione e l’alienaizone dei ghetti, comesi può pretendere che non ci siano violenze?
Un povero si rende visibile solo quando commette violenze e disordini. Il che è assurdo.
La disoccupazione resta il più grande problema dei poveri. Colpisce particolarmente i neri e i giovani.
Bisogna fare anche di più affinchè la gente smetta di vivere di assistenza sociale e che si trovi un lavoro. In questo modo diminuirebbero anche le tasse.
Ma se si sa che bisogna fare di più per i poveri perché continuiamo a spendere per gli armamenti e la guerra in Vietnam?
“Quando un uomo trova lavoro, quando la sua famiglia smette di ricevere il sussidio assistenziale, quando si trasferisce da una casa popolare a un altro alloggio, quando comincia a pagare le tasse, le aliquote impositive locali possono essere abbassate o quanto meno mantenute entro limiti ragionevoli. Ma l’onere che grava sui proprietari di abitazioni non può che aumentare se continuiamo ad afforntare il problema della disoccupazione con la leva della carità pubblica piuttosto che attraverso un piano di formazione professionale che prepari la gente ad entrare nel mondo del lavoro”. E ancora: “quando ci poniamo il problema se spendere o meno 159 milioni di dollari per rilanciare l’occupazione o 200 milioni per rifinanziare il programma Headstart che ha per oggetto l’inserimento scolastico dei bambini che vivono in condizioni disagiate o 100 milioni per aumentare il numero dei centri sanitari, non dobbiamo dimenticare che siamo disposti a spendere 100 milioni per un solo progetto di irrigazione, 180 milioni per lo sviluppo di un aereo supersonico da parte di un’industria che nel 1965 ha realizzato oltre 386 milioni di profitti, 50 milioni per finanziare la costruzione di aereoporti, 82 milioni per la costruzione di aree per gli sport aquatici, 92 milioni per l’ammodernamento delle autostrade, 3,9 miliardi per la costruzione di autostrade interstatali, 500 milioni per sussidi agricoli a 2 per cento degli agricoltori americani il cui reddito medio è di oltre 100.000 dollari l’anno, 143 milioni per incoraggiare gli agricoltoria eliminare parte della superficie coltivata dal ciclo produttivo, 80 milioni per integrare il reddito dei produttori di canna da zucchero, 85 milioni per la costruzione di strade e ferrovie nelle foreste e 33 milioni per la costruzione di autostrade nelle foreste[…] 5 miliardi per andare sulla luna, 500.000 dollari per fornire munizioni gratuitamente ai club di tiro a segno, 300 milioni per l’edilizia abitativa all’interno delle università”.
La gente lavora troppo lontano dai posti in cui vive, passeggia lontano, ha medici lontano. Queste case e questi insieme di case non sono delle comunità in senso stretto. Viviamo in molti luoghi e non viviamo in nessuno.
Le idee di RFK sui giovani
I giovani che sono stati fonte inesauribile ispirazione, freschezza e fantasia, adesso sono motivo di profonda in inquietudine. La sosietà moderna assiste a una grossissima alienazione del mondo giovanile e un’intera generazione si è trasformata di incanto.
Il compito di chi governa è quello di cercare il motivo dell’alienazione, non di condannare gli alienati. Bisogna anche individuare la ragione della protesta e del dissenso, non bisogna fuggire da tutto questo. Le migliori lezioni possono venire dalla minoranza contestatrice. Le critiche più severe si accompagnano proprio con un profondo idealismo e un profondo amore per il paese.
Le critiche giovanili più accese partono dalla guerra del Vietnam, ma RFK fa notare come i contestatori siano più decisi a partire, se chiamati alle armi, di coloro chje inneggiano alla guerra.
I giovani vedono la nazione più grande e potente del mondo che uccide i bambini nell’angolo più remoto della terra, vedono spendere miliardi per armamenti e vedono povertà, vedono prendere le decisioni senza avere nessun diritto di voto per quello che si sta decidendo per loro. Uno studente disse:”abbiamo chiesto di essere ascoltati e avete respinto la nostra richiesta. Abbiamo chiesto la libertà e l’avete chiamata anarchia. Abbiamo chiesto la libertà e l’avete chiamata dissolutezza. Invece di fare i conto con la paura e la mancanza di speranza ci avete tacciato di filocomunismo. Ci avete accusato di non utilizzare canali legali ma questi canali siete stati proprio voi a chiuderli”.
I giovani sentono molto queste questioni, e i giovani sono i soli che sentono la possibilità di un cambiamento, sentono che primo o poi verranno ascoltati, sentono che le follie, le crudeltà e le ingiustizie del mondo prima o poi spariranno, mettendo sul piatto della bilancia sudore e sacrifici.
Il mondo sarà fiero solo se sarà riuscito a lasciare un pianeta migliore ai giovani.
La gioventù americana è consapevole del benessere del proprio paese che supera di gran lunga tutto quelo degli altri paesi, ma non ha ancora capito a che cosa serve tutto questo.
I giovani cercano di cambiare le cose, ma non riusciendoci si crea un senso di impotenza. Non è ancora l’estraniamento che porta all’alienazione, ma è la disperazione che conduce all’indifferenza. Escono così dalla mischia entrando nel sistema. Tornano a essere un numero delle statistiche.
I giovani vedendo la ricchezza e contestandola rimangono delusi. “Per queste ragioni forse molti giovani nel loro disprezzo per gli eccessi del materialismo fanno eco agli insegnamenti di un altro giovane ribelle:<Ed Egli mandò via i ricchi a mani vuote>”.
Il fattore che ha maggiore influenza per la mortalità scolastica non è né la condizioni familiare né la mancata frequenza di corsi prescolari o il mancato orientamento, ma la scarsa prospettiva di sbocchi occupazionali.
Le idee di RFK sulla guerra in Vietnam
Anche se sono le imperfezioni degli uomini a causare la guerra, il sendo proprio del buon diritto non può cancellare l’agonia e le sofferenze che quelle azioni portano anche a un solo bambino.
Il significato della parola pace nei giovani vietnamiti è ben diversa da quella dei giovani americani. Per i vietnamiti la parola pace non è quella cpsa astratta che si usa per definire i rari momenti in cui gli uomini si stanno uccidendo tra loro; ma è un momento in cui non hanno avuto paura e non sono cadute le bombe.
“Abbiamo il diritto, qui negli Stati Uniti, di dire che uccideremo decine di migliaia di persone, faremo di milioni di persone, come abbiamo fatto, dei rifugiati, uccidendo donne e bambini, come abbiamo fatto?
Noi che stiamo qui negli Stati Uniti, noi dobbiamo sentire questa responsabilità quando usiamo il napalm, quando un villaggio biene distrutto e dei civili restano uccisi. Questa responsabilità è anche nostra. Questo è un obbligo morale e una responsabilità morale per noi negli Stati Uniti. E credo che lo abbiamo dimenticato. Credo che sarà sufficiente spiegarlo a noi stessi”.
Alla fine della guerra ci saranno più americani uccisi del tesoro usato. Come disse Tacito di Roma: “Hanno fatto un deserto, e l’hanno chiamaro pace”. Non è soddisfacente tutto questo per l’America.
Se all’america importa poco del Vietnam, tanto da vedere la sua terra distrutta e l gente morta, perché l’America combatte ancora?
Se si ricominciano i bombardamenti si rischia di intraprendere una strada di non ritrorno per le sorti dell’umanità.
Non si può pensare di andare a esportare una “grande società” se non si riesce a costruirne una all’interno del proprio paese.
Le idee di RFK sulla pace. (“La voglia di guerra. Il lato oscuro dell’uomo”)
L’America è la nazione più potente del mondo, controlla una capacità distruttiva che ha quasi paura a misurare eppure i giovani combattono e molti di essi muoiono in una guerra contro un paese piccolissimo paese, dove la presenza degli USA sembra impotente.
La guerra è presente negli animi degli uomini (cfr con Freud Il disagio della civiltà, ndr). Ad esempio con lo scoppio della pima guerra mondiale gli europei provarono “sollievo”(Barbara Tuchman), oppure alcuni tedesci pensarono “meglio una fine orribile o un’orrore senza fine”. Oppure come sosteneva Thomas Mann: “Non è forse la pace un elemento di corruzione della società” e si chiedeva se la guerra fosse “una purificazione, una liberazione, un’immensa speranza?”.
La lezione più importante che si può trarre è che non c’è una reale spiegazione per la guerra. Si può spiegare come la guerra sia scoppiata e si può comprendere la reazione alla minaccia nazista, ma non si possono spiegare i divari tra gli obiettivi e gli errori commessi.
L’uomo ha svelato tutti i misteri della natura; tutti gli uomini dovranno avere a che fare con il potere dell’autodistruzione dell’umanità(guerra atomica tra potenze). Come disse Paolo VI: “il vero pericolo viene dall’uomo”. È questo il fattore da tenere conto.
“Errori di calcolo, malintesi e una prograeesiva azione offensiva da una parte provocano dall’altra una reazioe dello stesso tipo. Non si può compiere un’azione contro un avversario potente come se ci fosse il vuoto. I popoli e i governi che non capiscono questo non possono che correre gravi rischi. Perché è così che cominciano le guerre: guerre che non giovano a nessuno, che nessuno vuole e che nessuno vince”.
Le idee di RFK sulla “alleanza per il progresso” in America Latina.
L’autodeterminazione era un concetto chiave per l’alleanza. Per questo le decisono non dovevano essere fatte esclusivamente dagli Stati Uniti. Altrimenti è giusta la definizione che ha dato Che Guevara “un’alleanza fra un miliardario e venti mendicanti” L’Allenanza non è uno strumento di potere degli Stati Uniti.
Per questo che il governo americano deve sentire i sentimenti di tutti i popoli, non deve imporli. I cittadini vedrebbero con sospetto il governo che non appare del tutto autonomo nelle sue decisioni.
Non si può continuare a spendere dollari per la difesa mentre non si mantengono le promesse fatte per l’aiuto ai paesi poveri. “Siamo un’isola di prosperità e di privilegio in un mondo di disperata povertà, un mondo nel quale è in corso una rivoluzione”
L’eredità lasciata alle generazioni future sarà molto più ampia di quella del presente, andrà ben oltre i confini statunitensi.
La gente di tutto il mondo si aspetta degli aiuti da parte degli USA, in modo da risolvere i problemi del momento e far germoliare il loro futuro.
Ogni paese che ha bisogno di aiuto ha anche un’incredibile fame di sapere. Se si inviassero degli aiuti, questi verrebbero di sicuro utilizzati al meglio.
Anche nel 1949 si pensava che aiuti al Giappone fossero inutili, ma qualche anno dopo, la loro econoomia è migliorata e anche loro stanziano aiuti ai paesi più poveri.
Gli ideali, però, non si realizzano da soli. Hanno bisogno di un’attente pianificazione e di una corretta gestione delle risorse.
La stabilità economica americana viene troppo spessa usata per proteggere gli interessi economici a breve termine, invece di aiutare i popoli bisognosi.
In questo mondo “si avvicina una la rivoluzione: una rivoluzione che sarà pacifica se siamo saggi, incruenta se siamo prodenti, vittoriosa se saremo fortunati. Ma che lo vogliamo o no la rivoluzione verrà. Possiamo modificarne il carattere, ma non possiamo modificarla. Il problema è come farle e come guidarla”.(JFK:”those who will make peaceful revolution impossible, will make violent revolution inevitable”)
Il presidente Kennedy una volta disse: “se una società di uomini liberi non può aiutare I molti che sono poveri, non può salvare I pochi che sono ricchi”.
BFK:”Perché lo sviluppo economico , le riforme sociali, la scuola e la riforma agraria sono soltanto, come le ombre nella caverna di Platone, l’immagine materiale delle grandi realtà della libertà dell’uomo[…]. Non si apre la strada verso la libertà con la ricchezza e la potenza, ma con la fedeltà ai credi fondamentali – democrazia, libertà e giustizia – che gli uomini seguono per l’impulso spirituale e non per costruzione materiale”.
Le idee di RFK sul razzismo e sui diritti civili
L’america può prendere due strade: la prima consiste nel perpretare l’odio tra bianchi e neri. La seconda è quella di fare come Martin Luther King: capire e comprendere, sostituire la violenza con uno sforzo per capire con compassione e amore, mettendo da parte ogn grettezza e ogni calcolo politico in modo da trovare una soluzione nazionale accettabile e accettata.
Non si può tollerare che la violenza cieca si trasformi in uccisioni e incendi. Per coloro che sono alla testa delle violenze ci vogliono pene più severe.
Il povero o il nero “non ha i mezzi per cambiare la sua condizione né per crearne una migliore per i figli.
“Gli viene così negato il più fondamentale dei bisogni umani: il bisogno di identità, il bisogno di vedersi riconosciuta la dignità di cittadino e di uomo”.
La gioventù violenta del ghetto non protesta solo per la propria condizione, ma porta avanti il tentativo di reclamare la dignità di essere umani.
I partiti politici devono considerare questa l’occasione non di prendere voti, ma quella di servire realmente il paese.
Non c’è nessuna alternativa per questo. La storia ci ha collocato all’interno del mondo tutti quanti, bianchi e neri. Per questo bisogna imparare a convivere insieme superando tutti i problemi e le diversità.
“I bianchi possono solo immaginare, sia pure rammaricandosene, le sofferenze della discriminazione razziale; cosa significa essere allontanati da un luogo pubblico o ammessi soltanto in una parte limitata e segregata di quel luogo pubblico, senza altro motivo che il colore della pelle. Prostitute, criminali, cospiratori comunisti e fascisti: questi sono liberi di andare al cinema e di sedersi dove vogliono, perché sono bianchi. Come può un padre nero spiegare ai propri figli questa intollerabile situazione? E come ci si può aspettare che i bambini crescano con l’orgoglio di essere americani?”.
È giunto ilmomento di cambiare tutto questo, anche se tutto questo doveva essere fatto quando ilprimo nero schiavo mise il piede sul territorio americano. Bisogna fare in modo che, come dice la Costituzione, le opportunità siano cieche, cioè disponibili per chiunque.
Quando un americano uccide un altro americano si deve sapere che tutto lo stato americano è degradato. È interessante notare come ci siano americani che predicano la non-violenza all’estero ma non negli Stati Uniti.
La violenza non è solo quella fisica: “è spezzare lo spirito di un uomo negandogli la possibilità di essere padre e uomo tra gli altri uomini. E anche questo ci affligge tutti quanti. Quando si insegna a un uomo a odiare e a temere suo fratello, quando si insegna che un uomo vale meno per il suo colore o il suo credo o le politiche che persegue, quando si insegna che coloro che sono diversi da te minacciano la tua libertà o il tuo lavoro o la tua famiglia, allora la gente impara anche ad affrontare gli altri non come propri simili ma come nemici”.
Le idee di RFK sull’impegno in politica.
Come disse Robert Frost: “i boschi sono incantevoli, scuri e profondi, ma io ho promesse da mantenere, e miglia da percorrrere prima di dormire, e miglia da percorrere prima di dormire”
“Alcuni uomini vedono le cose come sono e dicono:<perché?>. io sogno le cose come non sono mai state e dico:<Perché no?>“.
[1] Il libro citato in questo punto viene da me utilizzato principalmente per la trattazione[2] Era un Tory inglese Articoli e pagine correlate: No related posts,

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