22 Novembre 2007

Agonia della seconda repubblica?

Letto 197 volte - Inviato da lucio categoria: Articoli e riflessioni; Politica e dintorni .

Quando a Cossiga venne chiesto se, alla finanziaria, avrebbe votato sì o no rispose: “Domani o dopo per il centrodestra finirà come la carica di Balaclava dove 600 cavalieri, nella guerra con la quale il Regno di Sardegna acquistò un posto nel concerto delle nazioni europee, furono tutti sterminati dal fuoco nemico. Stavolta il fuoco sarà guidato, non dagli artiglieri russi, ma da Romano Prodi e Lamberto Dini. Cadranno tutti e io cadrò con essi”. Un altro avrebbe risposto solo sì o no, ma questa è un’altra questione. Il picconatore ha avuto ragione anche questa volta: la spallata è diventata una frattura alla clavicola, l’invocata implosione del governo l’esplosione della casa della libertà. Doveva cadere il governo ed è caduta l’opposizione. L’Udc non si smarca, lo ha già fatto da tempo, fra Fini e Berlusconi è rottura aperta: già irritato per i servizi fatti su di lui da mediaset (casualmente azienda di proprietà del Cavaliere) Fini approfitta del fallimento della strategia di Berlusconi e rompe ogni indugio. Il Cavaliere intanto, dopo aver raccolto un numero di firme in crescita esponenziale, va a piazza san Babila, prende un megafono e scioglie Forza Italia. An medita la mossa del cavallo: allearsi con i centristi e saltare al centro dello schieramento, un altro congresso a Fiuggi. La Lega sta a guardare, paralizzata probabilmente dalle tensioni interne (i segretari regionali sono stati rieletti per acclamazione per non affrontare la base). Il governo vivacchia, senza sapere se esiste ancora dopo lo marcamento (finora) verbale di Dini e le manovre di partiti vecchi e nuovi in affannosa ricerca di nuovi posizionamenti: la cosa rossa a sinistra, il Pd, la cosa bianca al centro, i fermenti nell’ex casa della libertà; la legge elettorale sul tavolo con un referendum che è come una pistola puntata contro i piccoli partiti e contro l’incapacità di decidere del governo, le riforme tanto invocate, i problemi dell’immigrazione, il precariato, il dibattito federalista ormai aperto da vent’anni, la protesta antipolitica (e che una volta era solo antipartitica) invocata persino da Berlusconi, Mastella che a gennaio apre la crisi… come leggere tutti questi segnali? Il panorama politico italiano sta cambiando o sta solo facendo finta? Tutto cambierà perché nulla cambi? La politica tornerà a seguire la società o si tratta di fermenti autoreferenziali utili solo ai giochi di potere interni alla casta? Il nuovo quadrò politico sarà buono, cattivo… o peggio? Difficile rispondere, intanto lo scenario che ci appare di fronte è piuttosto fluido e resta, magari debole o solo superficiale, l’impressione di vedere le prime crepe della cosiddetta seconda repubblica sorta dopo tangentopoli.

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4 Comments so far...

Ivan Says:

22 Novembre 2007 at 20:12.

Credo che non possiamo fare altro che aspettare per vedere ciò che accade. Ultimamente lo scenario politico è estremamente mutevole soprattutto dopo la nascita del PD che ha scompaginato l’assetto politico italiano.

UMI Says:

24 Novembre 2007 at 16:43.

Che lo scenario politico sia mutevole non ci piove, lo è sempre stato, ma che il PD abbia scompaginato l’assetto politico mi pare esagerato, visto che non c’è un assetto politico reale ma solo un sistematico accordarsi sul chi fa cosa!

lucio Says:

24 Novembre 2007 at 20:32.

ma il pd è solo una tessera del mosaico. Il quadro politico è diventato (definitivamente) instabile, non con il pd, ma con la dissoluzione della cdl.

Ivan Says:

25 Novembre 2007 at 11:33.

io credo che la nascita del PD abbia dato una accelerazione ai mutamenti politici che stiamo vivendo in questi giorni. Sino pochi mesi fa in molti ancora credevano che Margherita e DS non riuscissero nel loro intento di unirsi per dare vita ad un partito che potesse essere la sintesi delle esperienze politiche di entrambi. Io stesso ero scettico, mai nella storia italiana era accaduto un processo politico simile che, in circa 10 anni, ha aggregato i due maggiori partiti del centrosinistra. Oggi devo riconoscere che mi ero sbagliato e al contempo prendo atto che in un processo politico unilaterale durato 5 minuti sul tetto di un’auto la CdL si è dissolta. Non è certo stato il PD direttamente a farla implodere, quanto i malumori latenti che dopo la mancata spallata all’attuale maggioranza di governo sono emersi in tutta la loro chiarezza. La nascita della Destra, del Partito del Popolo della Libertà, la difficoltosa gestazione della Cosa Rossa (o Alleanza Arcobaleno che dir si voglia), i neopartitini-ini-ini di Dini, Bordon e Turigliatto, l’Italia dei Valori di Di Pietro che ammicca a Grillo, l’Udeur di Mastella che pur fedele al governo spinge per un bel rimpasto per spostare l’asse al centro sono sintomo di un quadro politico fluido (come dice Lucio nel suo articolo), ma (e qui la mia analisi differisce dalla sua) spinta dalla necessità sopravvivere per non essere schiacciati di fronte alla nascita di un PD che mira ad attirare voti sia al centro che a sinistra. Se poi aggiungiamo a questo mix esplosivo la riforma elettorale che potrebbe cancellare molti partiti dal panorama politico nazionale ci rendiamo conto di come mai il quadro politico attuale sia così instabile.

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