19Luglio2008
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Settanta anni fa e più esattamente il 15 luglio 1938 venne pubblicato sul “Giornale d’Italia” un articolo anonimo intitolato: Il fascismo ed il problema della razza. Tale articolo venne anche pubblicato il 5 agosto 1938 sul numero uno della rivista “La difesa della razza” e costituì uno dei documenti fondamentali che diedero vita alle leggi razziali varate dal regime fascista.
« Il ministro segretario del partito ha ricevuto, il 26 luglio XVI, un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle università italiane, che hanno, sotto l’egida del Ministero della Cultura Popolare, redatto o aderito, alle proposizioni che fissano le basi del razzismo fascista.
1. LE RAZZE UMANE ESISTONO. La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi. Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.
2. ESISTONO GRANDI RAZZE E PICCOLE RAZZE. Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, ecc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente.
3. IL CONCETTO DI RAZZA È CONCETTO PURAMENTE BIOLOGICO. Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze.
4. LA POPOLAZIONE DELL’ITALIA ATTUALE È NELLA MAGGIORANZA DI ORIGINE ARIANA E LA SUA CIVILTÀ ARIANA. Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L’origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell’Europa.
5. È UNA LEGGENDA L’APPORTO DI MASSE INGENTI DI UOMINI IN TEMPI STORICI. Dopo l’invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l’Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d’Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l’Italia da almeno un millennio.
6. ESISTE ORMAI UNA PURA “RAZZA ITALIANA”. Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l’Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.
7. È TEMPO CHE GLI ITALIANI SI PROCLAMINO FRANCAMENTE RAZZISTI. Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l’indirizzo ariano-nordico. Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra-europee, questo vuol dire elevare l’italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità.
8. È NECESSARIO FARE UNA NETTA DISTINZIONE FRA I MEDITERRANEI D’EUROPA (OCCIDENTALI) DA UNA PARTE E GLI ORIENTALI E GLI AFRICANI DALL’ALTRA. Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l’origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.
9. GLI EBREI NON APPARTENGONO ALLA RAZZA ITALIANA. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l’occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all’infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.
10. I CARATTERI FISICI E PSICOLOGICI PURAMENTE EUROPEI DEGLI ITALIANI NON DEVONO ESSERE ALTERATI IN NESSUN MODO. L’unione è ammissibile solo nell’ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono ad un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall’incrocio con qualsiasi razza extra-europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani. »
70 anni dopo queste affermazioni pseudoscientifiche e razziste non possono non essere deprecate, ma ciò che è importante è ricordarsi che sono state scritte e sostenute da un intero regime… E’ fondamentale dunque avere coscienza che su alcuni temi universali (l’uguaglianza, la tolleranza, le libertà personali etc…) l’indifferenza (come sostiente Brecht in una sua famosa frase) è un sostanziale via libera. Come nel salto in alto l’asticella viene sempre alzata un po’ alla volta sino a quando inevitabilmente ci si accorge di non poterla oltrepassare, ma in questo caso sarebbe ormai troppo tardi…
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare.
Bertolt Brecht
14Luglio2008
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I Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) sono gruppi di acquisto che partono un approccio critico al consumo e che vogliono applicare il principio di equità e solidarietà ai propri acquisti. I criteri che guidano la scelta dei fornitori (pur differenti da gruppo a gruppo) in genere sono all’insegna della qualità del prodotto, dell’impatto ambientale totale (prodotti locali, alimenti da agricoltura biologica od equivalenti, imballaggi a rendere)
I principi di equità e solidarietà si estendono:
* ai membri del GAS;
* ai produttori e loro lavoratori;
* ai popoli del sud del mondo;
* al rispetto dell’ambiente.
Nel vasto panorama dei GAS si trovano associazioni riconosciute, associazioni non riconosciute (fra cui numerosi sono i gruppi informali), cooperative del settore (botteghe del mondo) che trovano in questa forma un modo intelligente per acquistare quei prodotti che servono ai soci. La storia dei Gruppi di Acquisto inizia nel 1994 a Fidenza e prosegue nel 1996 quando viene pubblicata la “Guida al Consumo Critico” dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo, dove vengono rilasciate informazioni sul comportamento delle imprese più importanti al fine di guidare la scelta del consumatore. Nel 1997 nasce la rete di gruppi d’acquisto. Il 5 novembre 2007 la Commissione di Bilancio del Senato ha approvato un emendamento alla legge finanziaria relativo agli aspetti fiscali dei GAS, che chiarisce il fatto che si tratta di attività di acquisto e distribuzione agli aderenti svolta dai GAS costituisce attività “non commerciale”. Per una maggior completezza di informazione riportiamo i testi sopra citati:
Emendamento Approvato. Art 5
Comma 47 bis Sono definiti “gruppi di acquisto solidale i soggetti associativi senza scopo di lucro costituiti al fine di svolgere attività di acquisto collettivo di beni e distribuzione dei medesimi, senza applicazione di alcun ricarico esclusivamente agli aderenti, con finalità etiche, di solidarietà sociale e di sostenibilità ambientale in diretta attuazione degli scopi istituzionali con finalità etiche e con esclusione di attività di somministrazione e vendita.
Comma 47 ter Le attività svolte dai soggetti di cui al comma 47 bis, limitatamente a quelle rivolte verso gli aderenti, non si considerano commerciali ai fini della applicazione del regime di imposta di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972 n 633, ferme restando le disposizioni di cui all’art 4, settimo periodo del medesimo decreto, e ai fini dell’applicazione del regime d’imposta di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986 n 917.
(fonte: wikipedia)
12Luglio2008
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Benvenuti a Nowhere
Claudio Visentin
Il viaggio si distingue da un’esperienza turistica soprattutto per lo spazio lasciato all’imprevisto. Nel viaggio si segue un programma di massima, si mantengono aperte a lungo diverse possibilità, si compiono deviazioni, si corre il rischio di qualche disavventura. Nel turismo invece il programma è più vincolante, e anche se si proclama «turismo d’avventura», resta sempre un’esperienza protetta, sicura, dove l’imprevisto è considerato un sinonimo di errore, qualcosa che non deve succedere. Turismo insomma è sapere dove si è. Per questo il turismo può produrre semmai i tanto vituperati «non luoghi», secondo la fortunata espressione coniata dal sociologo Marc Augé, ovvero luoghi puramente funzionali, anonimi, senza storia e senza identità, come i grandi aeroporti internazionali, o i villaggi vacanza. Solo in viaggio possiamo invece trovarci d’improvviso a Nowhere . Nowhere può essere ovunque, è al tempo stesso un luogo, una situazione e uno stato d’animo di disorientamento.
Nowhere prende forma davanti a noi quando scopriamo che non siamo dove credevamo di essere, quando perdiamo tutte le coordinate geografiche, temporali e psicologiche e ci guardiamo attorno perplessi: « Cosa ci faccio qui? ».
A questo tema Lonely Planet/ EDT ha dedicato un’antologia – «Tales from Nowhere » è appunto il titolo originale – che raccoglie i racconti di trentuno famosi scrittori di viaggio, tra cui Rolf Potts, Pico Iyer, Danny Wallace e altri. Anche i luoghi sono i più vari, vicini o lontani, familiari o esotici, in tutti i continenti. A dire il vero non tutti i racconti sembrano rispettare esattamente il tema assegnato, ma forse era inevitabile, considerato l’argomento: si sarà perso anche il curatore, dentro la sua antologia… Inoltre, come sempre accade in libri di questo genere, i racconti sono disuguali per qualità, ma alcuni sono davvero interessanti.
Per esempio Don Meredith, durante un viaggio in Kenya, incontra un amico meccanico, e si lascia convincere a seguirlo sul suo carro attrezzi fino a un posto chiamato Ngobit, dove deve riparare un minibus guasto. Mentre attende che l’amico finisca il suo lavoro in questo piccolo villaggio africano, di cui ignorava l’esistenza sino a poche ore prima, Don familiarizza con gli abitanti, e si ritrova a bere birra calda e a discutere con loro se Shakespeare sia mai esistito. Un’avventura simile accade a Karla Zimmerman, quando l’autobus su cui viaggia ha un incidente in una remota zona collinare del Vietnam, e si trova coinvolta nella vita cordiale di un piccolo agglomerato di case senza negozi né telefono, che sorge a una curva qualunque della strada: un luogo che sarebbe stato soltanto una fuggevole impressione dal finestrino. Conor Grennan invece viaggia in bicicletta in Sri Lanka, senza sapere che è nel pieno della stagione delle piogge. Oltretutto si perde, e nel mezzo di un diluvio irrompe a tutta velocità dentro un negozio sperduto nella foresta, dove l’unico cibo disponibile sono… delle torte di compleanno al cioccolato, ma così buone da non poterci credere: le torte più buone di tutto lo Sri Lanka. Infine Judy Tierney, che viaggia con una rigida tabella di marcia, rimane bloccata in un’improbabile locanda in una località di passaggio, a Chitimba, in Malawi. Mentre attende inutilmente un mezzo di trasporto che non arriverà mai, impara il significato profondo delle parole « poli, poli» (nella lingua locale « niente fretta, niente fretta»): la sola massima indispensabile in un continente dove con la fretta non si va da nessuna parte, e dove niente marcia secondo un orario prefissato.
Sono storie ed esperienze diverse, a volte tristi e tragiche, a volte sorprendenti e gioiose. In tutti i casi, superato lo smarrimento iniziale, si stabiliscono pian piano i nuovi punti di riferimento, e si finisce spesso per scoprire che il posto dove siamo capitati, contro ogni probabilità, ha qualcosa da dirci. Nowhere non è alla fine di una strada chiusa, semmai è un incrocio tra strade diverse: rivela connessioni, soluzioni, nuove prospettive, altre vite. Vite che, chissà, avrebbero potuto essere anche le nostre, se solo tanto tempo fa avessimo detto altre parole, per esempio sì invece di no, e fatto altre scelte. In fondo quello che per noi è Nowhere , per altri è un luogo familiare, quotidiano, la loro casa. Per un momento proviamo così l’esperienza di essere il pezzo di un altro puzzle, diverso da quello cui abitualmente apparteniamo.
Nowhereinsegna che il mondo è pieno di sorprese, se sappiamo abbandonarci ad esso, e se sappiamo coltivare le qualità necessarie per viverci pienamente: umiltà, curiosità, coraggio, senso dell’umorismo, tolleranza, comprensione, compassione.
Nowhere è anche intorno a noi, ma spesso non ce ne accorgiamo, perché per scoprirlo dobbiamo imparare a guardare con occhi diversi. È il filo conduttore del racconto più sorprendente, quello di Jason Elliot. Sulla via del ritorno dal Medio Oriente, Jason accetta l’invito di un amico, e si ferma in una grande capitale dove mondo arabo e africano s’incontrano. Si dirige verso il quartiere dove vive l’amico, con un crescente senso di disagio: è una zona dove la polizia non si azzarda a entrare, e gli abitanti se ne vantano. Qui nessuno parla inglese, si vedono uomini col turbante e donne velate. Da vecchi edifici in mattoni si affacciano negozi con insegne in caratteri arabi, dai quali si sprigionano odori di kebab e di tutte le altre cucine d’oriente. Quando si ferma a comprare della carne, il macellaio musulmano gli parla di giovani partiti per una guerra lontana e impopolare, di attentati suicidi in centro, di incertezza politica e di crisi economica. Finalmente, con passo sempre più affrettato, Jason raggiunge la casa dell’amico, dove può rasserenarsi tra volti familiari, si affaccia alla finestra e vede all’orizzonte… il Big Ben.
(fonte: azione.ch)
12Luglio2008
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Si terrà venerdì 18 luglio 2008 il secondo appuntamento promosso dall’Associazione Culturale La Fucina presso il Parco Adeldsorf ad Uggiate-Trevano.
Dalle ore 19.00 saranno disponibili salamelle, arrosticini, patatine birra e vino per tutti. Alle ore 21.00 inizierà il concerto dei:
*** TOBACCO ROADS ***
A seguire suoneranno anche i Rotten Inside di Uggiate-Trevano…
Partecipate numerosi e diffondete l’iniziativa!
30Giugno2008
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Di un orto si tratta, non di un giardino, pronto ad accogliere le orde germaniche che a breve lo calpesteranno.
E’ vietato calpestare le aiuole, lo sapete, ma ancor più deplorevole è calpestare un orto, soprattutto se normalmente percorso tra i suoi solchetti da un filosofo cinquantenne con folta barba grigia, seguito da cinque ragazzi e da una ragazza.
Già, un orto ben coltivato (a rape, cavoli, lattuga, crescione, ravanelli, sedano, cipolle), circondato da un muro e, addossato al muro, un basso padiglione nel quale si intravedono alcune panche e un tavolo di legno grezzo.
“Maestro, posso esprimere un concetto?” dice un allievo con una faccetta simpatica e spiritosa.
Lei ha appena detto che i piaceri si dividono in naturali e necessari come il cibarsi, in naturali e non necessari, come il cibarsi con alimenti raffinati, in piaceri nè naturali nè necessari, come l’arricchirsi. Tuttavia, mentre io considero i ravanelli crudi un cibo molto raffinato il mio amico Maurizio li considera cibo degno delle capre. Il Maestro, continuando ad innaffiare l’orto con una brocca colma d’acqua, risponde che il piacere non è unico e assoluto per tutti, non esiste il piacere in sè, come dice Platone, ma vari generi di piacere. E mentre parla continua col gesto d’innaffiare, ma la brocca è ora vuota.”Maestro, stai innaffiando con la brocca vuota!” gli fa un altro allievo. E il Maestro:” … facendo solo il gesto di innaffiare, faccio un innaffiamento platonico, col quale non crescerebbero però le verdure e noi finiremmo per morire di fame. Esiste migliore dimostrazione che la filosofia deve aiutare gli uomini a vivere meglio, possibilmente a raggiungere la felicità, e che è inutile e dannosa quella filosofia che propone solo idee astratte?. “Come Platone!”, interviene la Ragazza (nb, con la R maiuscola!). E il Maestro, alzando la brocca vuota ed anche un’altra piena portatagli da un allievo, dice: “Questa è la filosofia di Platone, e quest’altra è la filosofia di Epicuro”.
“Posso esprimere un concetto?”, fa il Primo Allievo (nb, con la P e la A maiuscole). “Il sole sta tramontando e i tuoi allievi sentono la necessità di soddisfare un desiderio naturale e necessario”: “Se è della cena che parli, gli ortaggi sono già sul tavolo, raccolti e lavati”. Tutti si siedono, ma attendono rispettosamente che il Maestro inizi per primo.E quegli prolungando appositamente l’attesa dice:” L’attesa aumenta il piacere”.
“Posso esprimere un concetto?” dice nervosamente il Primo Allievo. “Certo”. “Ho fame: l’attesa prolungata e i morsi della fame che l’accompagnano procurano dolore”, Dov’è dunque il piacere?
“Abbandoniamoci dunque a quest’orgia di piacere” dice allora il Maestro, addentando un ravanello. “Quando i nostri nemici ci accusano di essere dei gaudenti dediti ai più sfrenati piaceri dei sensi, in fondo non hanno torto!!”.Gnam!
Luigi Malerba, sul Corriere di ieri.
Vinicio
27Giugno2008
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L’Associazione Culturale La Fucina organizza per venerdì 4 luglio 2008 una serata musicale. Ad esibirsi saranno gli ERRORE 71. L’iniziativa avrà luogo presso il Parco Adelsdorf (a fianco della palestra comunale di Uggiate-Trevano).
Dalle ore 19.00 saranno disponibili salamelle, birra e vino per tutti, alle ore 21.00 è previsto l’inizio del concerto.
25Giugno2008
Letto 52 volte - Inviato da Ivan categoria: Articoli e riflessioni.


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Metto in evidenza questo commento che abbiamo ricevuto in merito all’articolo pubblicato a Gennaio sul Sasso di Cagno.
http://www.lafucinacomo.org/2008/01/05/il-sasso-di-cagno/
Eugenio Says:
23 Giugno 2008 at 21:29.
Confermo l’esperienza da incubo che è stato il tentativo di tornare a vedere il sasso di Cagno. Io e la mia ragazza abbiamo provato a raggiungerlo ieri pomeriggio, partendo dalla sede degli Alpini di Cagno: dopo aver lottato contro rovi e zanzare (immagino che a gennaio il sentiero fosse più percorribile, ma adesso in alcuni punti è praticamente sparito), abbiamo raggiunto il fondovalle. Niente a che vedere col posto che ero solito visitare circa 10 anni fa: la vegetazione ha coperto quasi interamente il sasso ed è molto difficile raggiungere il torrente per attraversarlo (infatti non ci abbiamo neanche provato).
Che tristezza. Anni fa ci andavo e tornavo senza problemi anche d’estate ed era veramente un posto piacevole. C’era addirittura un sentierino che permetteva di raggiungere la cima del sasso, con tanto di gradini più o meno naturali scavati nella roccia che ti permettevano di superare l’ultimo metro e mezzo senza difficoltà. Ora che ci penso, i sentieri erano due infatti salivo sulla destra del sasso e poi scendevo dal lato sinistro.
C’è da dire che anni fa non c’era bisogno di mettersi apposta d’impegno per tenere decentemente un pezzo di bosco: la gente frequentava molto più regolarmente i boschi, noi da ragazzini ci andavamo di continuo sia a piedi sia in bicicletta, per giocare, per raggiungere gli amici o anche solo per farci un giro… i sentieri restavano percorribili anche senza cartelli o interventi ad hoc.
Ma basta con la nostalgia 
Se qualcuno vuol provare a ridare dignità al Sass da la Prea (luoghi speciali come questo danno molto più di quel che si pensi a chi ci vive vicino) vengo volentieri a dare una mano, anche se non vivo più da quelle parti.
P.S. se riesco a recuperare qualche vecchia foto vedo di documentare l’involuzione del sasso sul mio blog (ma datemi almeno un settimana per recuperare il materiale)
18Giugno2008
Letto 84 volte - Inviato da Ivan categoria: Articoli e riflessioni.


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L’Associazione Culturale La Fucina organizza in collaborazione con il comune di Albiolo la presentazione del libro “Fiori di Serra” di Miriam Ballerini (per maggiori informazioni: http://www.webalice.it/miriamballerini) . L’aperitivo letterario si terrà sabato 21 giugno 2008 ore 18.00 presso il parco comunale di Albiolo.
Alle ore 21.00 è previsto inoltre il concerto del Corpo Musicale Olgiatese ed il Gruppo Folcloristico di Montano Lucino. Parteciperà il gruppo dei Giovani Musicisti. Dirige il maestro Edoardo Piazzoli.
14Giugno2008
Letto 106 volte - Inviato da Ivan categoria: Articoli e riflessioni.


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Nella scorsa puntata del programma informativo Falò trasmesso sulla Televisione della Svizzera Italiana è andato in onda un interessante servizio che, prendendo spunto dalle recenti vicende di cronaca italiana in merito ai Rom, ha dato la parola proprio a quest’ultimi.
Se volete saperne di più potete vedervi il video del documento andato in onda cliccando sul link sottostante.
Vai al servizio…
11Giugno2008
Letto 120 volte - Inviato da Francesca categoria: La fucina letteraria.


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Qualche giorno fa sul Corriere ho letto di Pietro Verri, del suo PARADIGMA LOMBARDO, e di un tempo culturale “.. che trasformò una città importante ma un po’ sonnacchiosa (Beozia, l’avrebbero chiamata …) … in una delle capitali della cultura europea”. Attorno a questo giovane, prima allontanatosi per sfuggire ”…al rigido clima familiare e ai riti della nobiltà provinciale..”, se ne radunarono altri e diedero vita all’Accademia dei pugni, così chiamata poichè “..intendevano prendere letteralmente a pugni con le loro opere e gli articoli apparsi sulla rivista Il Caffè le rigide tradizioni di una società che stentava ad aprirsi al nuovo..”.
Pensate, si trovavano in un appartamento di via Montenapoleone e si chiamavano Verri (Alessandro e Pietro), Beccaria, Lambertenghi, Longo, Biffi, Visconti, Frisi, Parini.
L’opera più famosa di Cesare Beccaria diede lustro al gruppo in tutt’Europa tanto da essere invitati ad un viaggio trionfale a Parigi.
Ma che cosa univa veramente quei giovani? Qual era l’energia che li muoveva? Quadrio Curzio l’ha definito Paradigma lombardo, un mix di idee importanti attinte dall’utilitarismo di Helvetius e dalla sensibilità di Rousseau, idee che li portarono a parlare di umanità del trattamento carcerario e a fare riflessioni in materia economica cui si sarebbe ispirato persino Adam Smith. Il tutto condito in salsa lombarda e caratterizzato da una forte propensione al fare, che spinse alcuni di loro a lavorare concretamente per rinnovare la società, lavorando per l’amministrazione austriaca di Milano e contribuendo alla riforma teresiana del catasto, introducendo l’esenzione fiscale per gli incrementi di produzione, modernizzando la burocrazia, innovando l’istruzione.
Vinicio